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Cronaca

Air Medical, dal pronto soccorso di Cuorgnè al crac: Asl To4 paga, i medici restano senza soldi

La società torinese, che prometteva voli sanitari e aveva aperto il Covid point a Caselle, è finita in liquidazione giudiziale. I creditori chiedono 750 mila euro, i camici bianchi parlano di mesi di lavoro gratis

Air Medical, dal pronto soccorso di Cuorgnè al crac: Asl To4 paga, i medici restano senza soldi

Air Medical, dal pronto soccorso di Cuorgnè al crac: Asl To4 paga, i medici restano senza soldi

Non è una trama da film né un’idea partorita da visionari dell’aerospazio: è la vicenda di Air Medical, società torinese fondata nel 2016 e in pochi anni capace di ritagliarsi uno spazio importante nel settore del trasporto sanitario.

Dai voli medicalizzati che promettevano di trasformare i jet privati in ospedali ad alta quota, fino ai tamponi Covid nell’aeroporto di Caselle e alla gestione del pronto soccorso di Cuorgnè, la parabola è stata rapida e intensa.

Ma oggi, quella stessa realtà, si ritrova travolta da una procedura di liquidazione giudiziale avviata dal Tribunale di Torino lo scorso marzo, con i creditori che reclamano circa 750 mila euro.

All’inizio, Air Medical aveva saputo costruire un’immagine forte. La sede legale, in corso Galileo Ferraris 80 a Torino, era la vetrina di una società che si presentava come pioniera: servizi di ambulanza, scorte mediche su voli di linea, aerei attrezzati come reparti di terapia intensiva.

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Nei documenti ufficiali e nelle campagne promozionali si parlava di eccellenza, di medici “a proprio agio come in ospedale anche a 13 mila metri di altitudine”, di interventi in grado di raggiungere pazienti ovunque nel mondo. Non solo parole: negli anni pre-pandemici, l’azienda aveva effettivamente organizzato voli internazionali per riportare in Italia turisti facoltosi infortunati in Africa o in Asia, con anestesisti e personale specializzato imbarcati d’urgenza.

Con l’arrivo del Covid, la società aveva ampliato il giro d’affari. A Caselle aveva aperto un Covid point per tamponi e test sierologici, grazie a una convenzione con Asl Città di Torino e Sagat. Poi l’espansione verso gli ospedali, fino al traguardo più ambizioso: la gestione del pronto soccorso di Cuorgnè, conquistata con un bando indetto dall’Asl To4. Nel frattempo, il fatturato cresceva: circa 1,6 milioni di euro nel 2020, che diventano quasi 3,8 milioni nel 2021. Numeri significativi per una Srl con appena due dipendenti formalmente registrati, che si reggeva però su una fitta rete di professionisti esterni.

È proprio qui che la macchina si è inceppata. Decine di medici hanno iniziato a denunciare mancati pagamenti. Giovani appena laureati, anestesisti esperti, camici bianchi che già lavoravano negli ospedali pubblici e che avevano accettato turni aggiuntivi per Air Medical. Tutti accomunati da storie simili: compensi pattuiti – circa 850 euro lordi per un turno di 12 ore – che non arrivavano più. All’inizio i bonifici erano solo in ritardo di qualche mese, poi hanno cominciato a saltare del tutto. Le mail senza risposta, i solleciti rimasti nel vuoto, fino alla scomparsa dei referenti societari.

Oggi dodici medici compaiono già nell’elenco ufficiale dei creditori depositato in tribunale, ma le testimonianze raccontano di un numero molto più ampio di professionisti coinvolti. Ci sono gli specialisti che hanno coperto turni al pronto soccorso di Cuorgnè durante il 2023, altri che hanno lavorato al Maria Vittoria di Torino, e persino anestesisti che volavano sugli aerei medicalizzati per missioni all’estero. Molti hanno continuato a prestare servizio anche senza stipendio, per senso di responsabilità verso i pazienti, fino a quando la situazione è diventata insostenibile.

La platea dei creditori non si limita al personale sanitario. Nell’elenco depositato figurano anche aziende e istituzioni: la Soget di Pescara, la Lumen di Conegliano, l’Agenzia delle Entrate, l’aeroporto di Bologna, la società International Private Jet Ltd di Hong Kong e la stessa Sagat. Tutti reclamano crediti per un totale che sfiora i 750 mila euro. E la lista potrebbe ancora allungarsi man mano che altri soggetti presenteranno le proprie istanze.

Dal canto suo, l’Asl To4 ha confermato di aver sempre onorato regolarmente i pagamenti alla società nel 2023, lasciando intendere che il problema non è stato nelle commesse pubbliche, ma nella gestione interna delle risorse da parte di Air Medical. Una gestione che, a giudicare dalle conseguenze, si è trasformata in un vicolo cieco: debiti accumulati, mancati stipendi e, infine, il crac.

Il 24 marzo 2025 il Tribunale di Torino ha dichiarato la liquidazione giudiziale, con udienza per l’accertamento dei crediti fissata al 20 giugno. Ora i giudici e i curatori dovranno stabilire tempi e modalità di riparto, ma i dubbi sul recupero delle somme restano molti. Per chi aveva creduto nelle promesse di una società che si presentava come l’avanguardia del trasporto sanitario, resta un amaro bilancio fatto di illusioni tradite e di conti in rosso.

Così, la parabola di Air Medical diventa l’ennesima storia italiana di un’impresa capace di crescere in fretta, cavalcare le emergenze e presentarsi come eccellenza, salvo poi crollare sotto il peso di bilanci che non tornano. Una vicenda che lascia dietro di sé un lungo elenco di creditori, un settore sanitario che si interroga e un interrogativo aperto: come è stato possibile che un’azienda con ambizioni globali, fatturati in crescita e appalti pubblici sia arrivata in pochi anni al fallimento giudiziario?

SETTEMBRE 2022, Asl To4 "in tilt"

Ore 6 del mattino medici in prima linea e con l’elmetto negli ospedali dell’Asl To4 pronti a fare la guerra, con le siringhe spianate, a tutte le patologie possibili.
Ore 8 pausa caffè.
Ore 9 i pazienti affollano ogni angolo dei reparti, sotto, sopra, in coda, a gruppi.
Ore 10, pausa caffè.
Ore 11, pazienti ancora in coda.
Ore 12, pausa caffè e panino.
Ore 13 le code nei reparti spariscono come d’incanto, restano gli ingorghi al pronto soccorso, ma che ci possiam fare.
Ore 14 fuggi fuggi dei primari fuori e dentro agli ospedali a staccar ricevute da 100, 150 e 200 euro.
Ore 15, deserto dei tartari.
Ore 17, il silenzio degli innocenti.
Ore 18, ci si vede domani.

Si dice che nella sanità pubblica non ci siano medici a sufficienza. Beh, per la verità, di pomeriggio, negli ospedali, non si trova un primario neanche a pagarlo a peso d’oro, tutti affacendati a raddoppiare i propri stipendi con le visite private, contribuendo così in gran misura al disastro della sanità pubblica...

Come reagisce la politica? Cosa fanno le direzioni aziendali delle Asl e in particolare l’Asl To4?

Settembre 2022, sulla risonanza magnetica all’ospedale di Ivrea, di punto in bianco, come una doccia fredda, la notizia di un appalto che non prevedeva un semplice acquisto dell’apparecchiatura ad uso del personale interno ma un servizio chiavi in mano composto, oltreché dall’apparecchiatura, anche da 1.600 prestazioni diagnostiche all’anno erogate con supporto di personale esterno, che significava, senza tanti giri di parole, esternalizzazione.

Non era finita lì, proseguiva infatti a ritmi serrati, in assenza di medici e infermieri, la privatizzazione della sanità pubblica in Piemonte. Via una batosta, avanti con un’altra: sempre in quei giorni l’affidamento, alla MLC Medical Line Consulting, per un importo pari a 265.044 euro, dell’attività ortopedica presso i Presidi Ospedalieri di Ivrea e di Cuorgnè «in quanto - si leggeva nella delibera - permane la difficoltà nel reperimento di personale medico strutturato per garantire il servizio di assistenza medica nell’ambito della attività in sala gessi...».

La direzione dell’Asl To4 evidentemente precisava di aver svolto «tutte le procedure concorsuali volte al reperimento delle professionalità con esito infruttuoso e/o insufficiente a garantire il livello di assistenza necessario...».

Il tutto in perfetta sintonia con l’affidamento risalente al novembre dell'anno prima «in ragione di una comprovata necessità contingibile ed urgente» e «al fine di non interrompere l’erogazione di prestazioni sanitarie» alla CMP Global Medical Division, del servizio di assistenza medica al Pronto soccorso di Ciriè, dal 1° novembre al 28 febbraio del 2022, con possibilità di ulteriore proroga.

Il problema, in questo caso, era identico e uguale a quello capitato «fra capo e collo» nell’estate del 2021, quando si decise di «andare in soccorso di questo pronto soccorso» chiudendo quello di Cuorgnè e alcuni reparti all’ospedale di Chivasso. La spesa complessiva faceva gelare i polsi ed era pari a 360 mila euro con un costo orario dei medici pari a 125 euro l’ora. Una cifra ben lontana dal «contratto nazionale» in cui si prevedeva per i «medici a gettone» 60 euro lordi per il turno diurno e 40 euro lorde la notte.

La musica era sempre la stessa considerando che nei giorni successivi l'allora direttore generale dell'Asl to4 Stefano Scarpetta firmava la delibera per affidare l’assistenza medica del pronto soccorso di Cuorgnè alla Air Medical di Caselle per una spesa che viaggiava intorno a 1.226.000 euro per un anno. Nulla da dire (allora, non tanto oggi) sulla società specializzata in trasporti sanitari in eliambulanze, scorte mediche anche in situazioni di crisi con ponti aerei internazionali.

Nella delibera si specificava che «l’attivazione del servizio sarà differita al realizzarsi delle condizioni clinico-organizzative necessarie». La Air Medical avrebbe messo a disposizione una ventina di medici ma per un bel po' di mesi non se ne fece nulla. Colpa della burocrazia, si disse. 

Non era finita lì. Qualche mese prima, nel febbraio 2022 era stato assegnato alla Medical Line Consulting di Roma un appalto per la fornitura di medici in vari reparti dell’ospedale di Ivrea, compreso il Pronto soccorso, il tutto per 709.000 euro.

E ancora non bastava considerando la convenzione firmata per tutto il 2022, tra l’Asl To4 la Clinica privata Pinna Pintor di Torino e la Clinica Santa Caterina da Siena (Gruppo Villa Maria Pia) fino alla concorrenza di 4.340.000 euro, per visite oncologiche, visite di altro genere, interventi chirurgici programmati e prestazioni screening. Una decisione, facevano sapere ai piani alti dell’Asl To4, presa «per ridurre le liste di attesa» ed è finanziata dalla Regione.

Soldi, tanti soldi che si aggiungevano a quelli messi a disposizione il 18 giugno 2021 in base ad un accordo sottoscritto dalla Direzione Regionale della Sanità e le Associazioni rappresentative degli «Erogatori Sanitari Privati» con decorrenza a circa sei mesi prima, cioè dal 1° di gennaio 2021, anche in questo caso «per il recupero delle liste di attesa e delle prestazioni non erogate nei diversi periodi di lockdown».

Per l’Asl To4 la bellezza di 831.875 euro da aggiungersi ai quasi 71 milioni già stanziati in bilancio per l’ordinaria gestione delle convenzioni.

Oltre ai privati, di cui già ci si avvaleva fino al dicembre del 2020, ne erano spuntati fuori almeno altri due e tra questi, il Gradenigo di Torino a cui erano stati richiesti 100 interventi di cataratta per 90.000 euro e la Casa della Divina Provvidenza per 84 colonscopie e 48 endoscopie pagate 11.159 euro.

E poi a Villa Grazia di San Carlo erano stati assegnati 32.168 euro in più per esami diagnostici (Eco-dopler); alla Nuova Lamp di Settimo Torinese 83.610 euro per esami di laboratorio e diagnostica per immagini, altri 141.000 euro al Malpighi di Chivasso per esami di laboratorio, diagnostica per immagini, elettrocardiogrammi, visite specialistiche di cardiologia, endocrinologia, otorinolaringoiatria, urologia e ortopedia.

Infine al Policlinico di Monza, cioè alla Clinica Eporediese, la bellezza di 471.464 euro. Anche qui per esami diagnostici e visite, soprattutto tante visite oculistiche (700) e tanti interventi di cataratta (250).

E non basta ancora. Con lo stesso provvedimento, infatti, si era stabilito che ai privati «veniva interamente riconosciuta, anche oltre i limiti di budget 2021, tutta l’attività svolta in ragione della pandemia: dall’attività di indagine diagnostica ai ricoveri…».

I numeri del disastro
Stando alle statistiche il ricorso ai privati, nei primi nove mesi del 2021, avrebbe raggiunto l’85% delle visite e prestazioni dello stesso periodo del 2019, con un incremento di 85.000 visite nel 2021 rispetto al 2020, mentre gli interventi, sempre nel privato, sarebbero stati il 102% di quelli effettuati nel 2019, con un incremento di 2.270 interventi nel 2021 rispetto al 2020.

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