Cerca

Attualità

Museo Garda, il paradosso eporediese: appena 5 mila visitatori l'anno. E quanto ci costa?

Mentre il Piemonte vola con 7,7 milioni di ingressi e i grandi attrattori trainano il turismo culturale, a Ivrea il Civico “P. A. Garda” sopravvive grazie ai contributi della Fondazione Guelpa. Mostre prestigiose ma costose, numeri stagnanti e la domanda di fondo: è davvero questa l’offerta che cercano i turisti?

Museo Garda, il paradosso eporediese:  appena 5 mila visitatori l'anno. E quanto ci costa?

Museo Garda, il paradosso eporediese: appena 5 mila visitatori l'anno. E quanto ci costa?

Nel 2024 il sistema museale piemontese ha fatto registrare numeri da record. Secondo i dati dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, i visitatori complessivi sono stati 7,72 milioni, con un incremento del 9% rispetto al 2023 e del 15% rispetto al 2019. Una crescita che conferma il trend positivo già avviato nel 2023, primo anno in cui si era superata la soglia dei 7 milioni di ingressi.

Il numero di musei monitorati è salito da 211 a 217, con la parte del leone recitata dal Sistema Museale Metropolitano di Torino: da solo ha portato a casa 6,3 milioni di ingressi, pari all’82% del totale. Il restante 18% (1,4 milioni di ingressi) si è distribuito nei 160 musei del resto della regione. E qui emergono luci e ombre, ma con un bilancio complessivo che resta nettamente positivo.

CLICCA QUI PER I DATI

I grandi attrattori non tradiscono. Il Museo Egizio, con oltre un milione di ingressi, si conferma al primo posto e resta un punto di riferimento internazionale. Subito dietro ci sono La Venaria Reale, il Museo Nazionale del Cinema e i Musei Reali, capaci di trainare da soli un turismo che continua a crescere. Seguono una quindicina di musei di fascia intermedia, con affluenze comprese tra i 100 e i 400 mila ingressi: quasi tutti concentrati nell’area metropolitana torinese, ad eccezione della Sacra di San Michele e dei Giardini di Villa Taranto. Poi c’è l’altra faccia della medaglia: una galassia di piccole realtà, ben 93 musei sotto i 5 mila ingressi annui, che raccontano la capillarità dell’offerta culturale piemontese ma anche la fragilità di un sistema in cui non tutti riescono a stare al passo.

Ed è proprio in questa categoria che entra in gioco Ivrea. Perché, mentre la Regione celebra record e successi, il Museo Civico P.A. Garda continua a navigare in acque agitate. Qui non si parla solo di numeri bassi, ma di un modello che da anni si regge su un meccanismo  che solleva più di un interrogativo. Il museo infatti vive di contributi, per tradizione garantiti dal Comune attraverso la Fondazione Guelpa, che fino allo scorso anno ha assicurato un sostegno stabile attorno ai 150 mila euro annui. Un “ombrello” economico indispensabile per tenere aperte le sale, pagare utenze e personale, mantenere in piedi una struttura che da sola non riesce a reggersi sul pubblico pagante.

Ma cosa restituisce questo investimento alla comunità? I numeri parlano chiaro: nel 2024 i visitatori paganti sono stati appena 5.185, poco più dei 5.080 del 2023, in caduta libera rispetto agli 8.301 del 2022, l'anno della "Capitale del libro". Una flessione che stride con l’andamento regionale e che apre una domanda scomoda: vale la pena continuare a sostenere un museo a queste condizioni?

FOTO

2024

L’unico segnale incoraggiante arriva dal vicino Museo Tecnologicamente, che invece registra un trend opposto e in forte crescita: 9.213 visitatori nel 2024, contro i 6.433 del 2023 e i 4.923 del 2022. Una dinamica che suggerisce come il pubblico in città cerchi quelle cose che l'hanno resa famosa, a cominciare dalle macchine per scrivere.

Per la cronaca, proprio in questo momento al Museo Civico “P. A. Garda” è in corso una mostra organizzata in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti, Magnum Photos e la Fondation Henri Cartier-Bresson, dal titolo “Olivetti e i fotografi della Magnum”. Un appuntamento dal respiro internazionale, certo, ma la domanda resta: è davvero questo ciò che cercano i turisti o i visitatori? Ne siamo sicuri? E siamo sicuri che i costi necessari per gli allestimenti – smonta, sposta, riallestisci – siano davvero giustificati da un ritorno concreto in termini di pubblico e di immagine?

Il dubbio è legittimo. Perché il turista che arriva a Ivrea, magari una visita al museo la farebbe pure, se trovasse qualcos’altro. E qui il pensiero corre veloce a due possibilità. La prima: valorizzare ciò che già funziona, cioè trasferire al Garda le esperienze e i contenuti del Museo Tecnologicamente, che si è dimostrato più capace di intercettare l’interesse del pubblico.

La seconda, più ambiziosa: un museo sul Carnevale di Ivrea, interattivo e immersivo, come accade in tante altre città del mondo. Immaginate un percorso multimediale che, grazie a schermi e ricostruzioni virtuali, permetta al visitatore di entrare davvero nella Battaglia delle arance: sarebbe un’attrazione unica, fortemente identitaria e certamente più in sintonia con la città e la sua tradizione.

Ed è qui che la polemica dovrebbe accendersi. Perché basta guardarsi intorno per capire che altrove i musei non sopravvivono di soli contributi, ma si reinventano. A Verona hanno creato percorsi multimediali attorno all’Arena e a Giulietta, trasformando due icone in esperienze globali. A Siena e Viareggio i musei del Carnevale hanno saputo costruire veri centri di attrazione turistica, con laboratori, mostre interattive e ricostruzioni immersive che fanno il pieno di visitatori. A Napoli perfino il presepe è diventato un percorso museale che mescola tradizione e tecnologia. Ivrea, con la sua storia, con il suo Carnevale unico al mondo, con la memoria industriale dell’Olivetti, avrebbe tutte le carte in regola per fare altrettanto. E invece si ritrova con un museo che “vive di rendita” e arranca

Il paradosso è evidente: da un lato una Regione che vola con il Museo Egizio e la Venaria, dall’altro una città, che è addirittura Patrimonio Unesco, che aspira a intercettare turisti, ma fatica a valorizzare il suo presidio culturale, costretto a vivere di contributi garantiti ma incapace di intercettare flussi significativi. Insomma, Houston abbiamo un problema. Anzi no, "Matteo" abbiamo un problema... 

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori