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Cronaca
16 Maggio 2025 - 19:11
“Finalmente è arrivato il gran giorno!” Con queste parole, il presidente vicario Alessandro Scialabba ha accolto, con la commozione di chi ha atteso a lungo un passaggio cruciale, la nuova presidente del Tribunale di Ivrea.
La dottoressa Antonia Mussa, magistrato torinese classe 1976, è stata ufficialmente immessa nell’esercizio delle sue funzioni venerdì 16 maggio, durante una cerimonia carica di significati e di presenze istituzionali, civili, religiose e militari. Il collegio era composto, oltre che dal giudice Scialabba, anche dalle magistrate Stefania Cugge e Rossella Mastropietro, e si è svolta alla presenza della procuratrice della Repubblica Gabriella Viglione e con l’assistenza della dottoressa Anna Francesca Taverriti.
Mussa ha scelto di insediarsi pubblicamente proprio nell’aula magna del Palazzo di Giustizia eporediese. Un gesto non casuale. “Qui svolgerò quotidianamente il mio incarico – ha detto – insieme ai miei colleghi, ai giudici onorari, al personale amministrativo che con enorme spirito di servizio ha sempre operato nonostante la grave carenza di organico”.
Lunga e articolata la carriera di Antonia Mussa, cominciata al Tribunale di Crotone, dove ha mosso i primi passi nella magistratura. Poi, la nomina a magistrato distrettuale e un percorso che l’ha portata a operare in diversi tribunali del Piemonte, tra cui proprio Ivrea, “del quale ho conservato un ottimo ricordo”. Dal 2019 è a Torino come giudice, in particolare giudice delegato ai fallimenti. Qui ha potuto confrontarsi con i vertici degli uffici giudiziari, approfondendo modelli organizzativi spesso costretti a reinventarsi tra malattie, maternità e turn over.
Un altro tassello importante è stata l’esperienza presso la Corte d’Appello di Torino, “un anno reso necessario dalle gravi scoperture di consiglieri, che mi ha permesso di cogliere il valore del lavoro giudiziario dal primo al secondo grado”.
Una giustizia che sia “livello essenziale”, come la salute e l’istruzione
Nel suo discorso d’insediamento, Mussa non ha lesinato riflessioni di alto profilo, con uno sguardo che abbraccia il ruolo della giustizia nella società. “Il servizio giustizia – ha detto – come quello sanitario o dell’istruzione, garantisce diritti fondamentali della persona. La ragionevole durata dei processi e la qualità delle decisioni non possono variare da un tribunale all’altro”. Per farlo, servono poche regole ma chiare: conoscenza, confronto, coordinamento, trasparenza, accessibilità e specializzazione.
Conoscere il territorio, confrontarsi serenamente con la Procura, l’avvocatura, i colleghi e il personale, coordinarsi con le istituzioni locali, rendere il tribunale un “palazzo di vetro” e curare la formazione continua dei magistrati. Una visione lucida e concreta, arricchita dal suo passato da avvocata: “Ritengo, inoltre, estremamente importante il confronto con l'avvocatura e questo lo dico per aver svolto tale professione prima di entrare in magistratura, e quindi ben consapevole che un punto di vista diverso possa portare un valore aggiunto nel lavoro di ciascuno di noi”.
Accanto alla visione del servizio giustizia, Mussa ha posto una seconda riflessione, cruciale per chi oggi dirige un tribunale. “La dirigenza deve essere reinterpretata: non bastano competenze giuridiche, servono anche capacità gestionali, progettualità a lungo termine, modelli flessibili e improntati a un certo senso ‘imprenditoriale’. Anche l’emergenza – ha sottolineato – deve entrare nella programmazione ordinaria”.
Parole di benvenuto e sostegno sono arrivate anche dall’avvocata Patrizia Lepore, presidente dell’Ordine di Ivrea: “Siamo fermamente convinti che il dialogo tra le diverse componenti della giustizia porti solo benefici. Ribadiamo la nostra piena disponibilità a collaborare per offrire ai cittadini un servizio efficace e tutelare i loro diritti”.

Patrizia Lepore, presidente Ordine degli Avvocati di Ivrea
Con emozione e determinazione, Antonia Mussa ha assunto il suo incarico “con piena consapevolezza dell’impegno che comporta”. A Ivrea porterà non solo la sua competenza, ma anche una visione profonda della giustizia come servizio pubblico essenziale. “Il compito non è semplice – ha concluso – ma sono fiduciosa che con la collaborazione di tutti potrà essere raggiunto”.
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