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Chiantore ammette: "Non sono Mosè!". E la piscina chiude il 7 giugno

La giunta punta tutto su una concessione. Se nessuno si farà avanti, toccherà al Comune. E per ora, le risposte non arrivano

Chiantore ammette: "Non sono Mosè!". E la piscina chiude il 7 giugno

Paolo Noascone e Matteo Chiantore

La piscina chiuderà. Questo è certo. A partire dal 7-8 giugno, con la fine dei corsi delle associazioni, il sipario calerà su uno degli impianti sportivi più frequentati della città. Quello che ancora non è chiaro è quando riaprirà. E soprattutto: chi la gestirà.

Nel consiglio comunale di ieri sera si è discusso a lungo della mozione presentata dal consigliere Paolo Noascone, primo firmatario di una richiesta semplice quanto cruciale: garantire la riapertura della piscina entro un anno e offrire, nel frattempo, una soluzione transitoria – convenzioni con impianti sportivi alternativi, tariffe calmierate – per non lasciare cittadini, associazioni e utenti fragili senza servizio.

Di fronte "a tanta chiarezza" sindaco Matteo Chiantore ha fatto di tutto per ridimensionare il significato del documento, liquidandolo come una semplice interpellanza, cioè una richiesta di informazioni, e svuotandolo così di qualsiasi peso politico.

Non c'è riuscito. 

Detto questo, nel corso del dibattito ha raccontato di aver avviato una fase di ascolto e raccolta di proposte da parte di soggetti potenzialmente interessati a farsi carico dell’intero pacchetto: ristrutturare l’impianto e poi gestirlo, in concessione.

Non si parla di privatizzazione, ha precisato Chiantore, ma di affidamento a un soggetto esterno – sul modello del campo Pistoni o dell’impianto di San Giovanni – che sia in grado di investire e garantire la continuità del servizio.

Non siamo in grado di garantire il servizio con le sole forze comunali”, ha ammesso il sindaco, descrivendo una situazione ormai ingestibile: due soli assistenti di corsia, un amministrativo, pulizie carenti, guasti continui. “Rompono i phone e nessuno ha visto nulla”, ha commentato con amarezza, ammettendo di fatto un fallimento gestionale dove nessuno è davvero responsabilizzato.

Il percorso, in sintesi, è questo: si raccolgono manifestazioni d’interesse, si valuta la proposta migliore, si pubblica un bando per la concessione, si mette sul piatto un milione di euro di fondi pubblici già accantonati, e si punta su chi saprà coinvolgere le associazioni locali, mantenendo costi accessibili.

E se nessuno si farà avanti? In quel caso – ha assicurato Chiantore – sarà il Comune a occuparsi direttamente dei lavori, con l’obiettivo di riaprire l’impianto tra ottobre e novembre. “Non sono Mosè e non riesco a dividere l’acqua”, ha ironizzato, ricordando che gli interventi su pompe, riscaldamento e spogliatoi non sono più rimandabili.

Noascone, nel corso del dibattito, ha sollevato interrogativi pesanti: “Quando ho letto che servono 3 milioni di euro ho pensato a una demolizione. La cittadinanza è preoccupata. Ho fatto un sopralluogo. E attenzione: oggi l’impianto funziona grazie a deroghe. Ma se chiudiamo, potremmo non ottenerle più.”

Sua anche la richiesta di trovare, già domani, convenzioni con altri impianti sportivi del territorio, almeno per chi pratica nuoto libero. E di prevedere criteri per regolare le tariffe dell’eventuale gestore. “Il privato, si sa, fa salire i prezzi. E tante famiglie non potranno più permetterselo.”

L’assessore al bilancio Fabrizio Dulla ha chiarito che, se il progetto dovesse ampliarsi, l’investimento complessivo potrebbe arrivare a 3 milioni di euro. Ma ha anche sottolineato che in ogni caso i costi ricadranno sul pubblico: tramite mutui, credito sportivo o rimborsi garantiti al concessionario. Nessuna privatizzazione, certo, ma una partita delicata, su un bene “freddo”, difficilmente redditizio, che nessuno è disponibile a gestire in perdita.

In consiglio, le posizioni si sono divise. Ma la maggioranza ha fatto di tutto per non arrivare a un voto che impegnasse davvero la giunta.

“Questa non è una vera mozione, manca l’indirizzo politico” – ha dichiarato Erna Restivo di Laboratorio Civico – “l’Amministrazione si muove per restituire la piscina, non per chiuderla.”

Allineato Andrea Gaudino, che ha definito la mozione “non aderente alla realtà”, sostenendo che “finalmente si sta mettendo mano a un problema ignorato per troppo tempo.”

Dai banchi dell’opposizione, Elisabetta Piccoli ha ribattuto: “L’indirizzo c’è. Si chiede alla giunta non solo di informare, ma anche di agire. Abbiamo saputo tutto dai giornali. Vorremmo capire come si andrà avanti, anche per rispetto di chi oggi usa la piscina.”

il consiglio comunale

Senza troppi giri di parole Andrea Cantoni ha definito la gestione del caso “scarsa, frettolosa, informale.” E ha aggiunto: “Non è così che si governa un servizio pubblico. Non prevedere nemmeno convenzioni alternative è una grave mancanza.”

Noascone, nelle battute finali, ha riportato la questione al punto di partenza: “La piscina doveva chiudere il 31 maggio, con pochissimo preavviso. Solo dopo le pressioni siamo arrivati a giugno. Anche le associazioni sono state avvisate all’ultimo. Noi non vogliamo attaccare nessuno, ma sollevare un problema reale. Votatela come volete. Nessuno si offende. Ma almeno diteci la verità.”

Insomma, la piscina chiude. Il Comune punta tutto su un gestore esterno che faccia i lavori e gestisca il servizio. Se nessuno si farà avanti, ci penserà l’Amministrazione. Ma intanto, dal 7 giugno, le porte si chiuderanno. E i cittadini resteranno fuori. Con poche certezze. E ancora troppa acqua da aspettare.

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