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26 Marzo 2025 - 11:38
In foto: Giorgia Povolo, Andrea Cantoni e il deputato Alesandro Giglio Vigna
Sono arrabbiati (per non dire incazzati), confusi e – come dichiarano loro stessi – ai ferri corti. A Ivrea, dopo l’ultimo consiglio comunale, nel centrodestra non vola più neppure un moscerino. Volano solo stracci. L’annuncio, giunto al consiglio comunale riunitosi martedì alle Officine H, della costituzione di un nuovo gruppo consiliare che ha scelto di chiamarsi semplicemente “Giorgia Meloni per Cantoni Sindaco, Fratelli d’Italia”, cancellando le sigle di Lega, Eporediea Futura e Forza Italia e trattenendo solo quella meloniana, ha fatto saltare il banco.
Il diretto interessato è Andrea Cantoni, ex candidato a sindaco nel 2023 per la coalizione di centrodestra, oggi consigliere comunale seduto sui banchi dell’opposizione, nonché capogruppo.
La Lega ha deciso di espellerlo dal proprio universo politico.
Lo fa con un comunicato ufficiale diffuso dalla segretaria cittadina del Carroccio Giorgia Povolo che sembra scritto col sangue freddo di chi ha aspettato, taciuto, e ora presenta il conto.
“Prendiamo atto - scrive - che la rappresentatività della Lega, virtualmente in capo fino ad oggi ad Andrea Cantoni, è stata sostituita per fare spazio ad un gruppo esclusivo che si chiamerà Fratelli d’Italia e che si approprierà dello scranno di minoranza di coalizione su cui siede l'ex candidato a sindaco. Non entriamo nelle dinamiche interne degli alleati, ma riteniamo inopportuno che questioni di partito diventino oggetto di discussione pubblica e deliberazioni istituzionali, distogliendo attenzione ed energie dai reali problemi della città”.
E poi ancora: “Abbiamo assistito a un teatrino politico che nulla ha a che fare con il bene della comunità. Il nostro partito, da tempo, valutava la necessità di prendere le distanze da una rappresentanza consiliare che non ci rispecchiava più, per le frequenti prese di posizione non condivise e le iniziative inefficaci o inopportune”.
Insomma. Per mesi hanno digerito scelte ritenute sbagliate, mosse politiche non allineate, uscite solitarie. Hanno fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora basta.
“Per rispetto dei cittadini che confidano nella coalizione di centrodestra, abbiamo sopportato abbastanza, mantenendo sempre però un atteggiamento responsabile. Oggi, il consigliere Cantoni ha dimostrato di non condividere il nostro senso di responsabilità e se ne assume tutte le conseguenze. Non è possibile collaborare con chi antepone il proprio ego all’interesse del gruppo e della città”.
Tradotto: Cantoni ha pensato solo a sé stesso, e la rottura è l’unica via possibile.
La Lega, per formalizzare la sua posizione, ha convocato “un direttivo d’urgenza nella serata del 25 marzo, durante il quale è emerso chiaramente il senso di compattezza e determinazione del partito. Abbiamo preso atto della situazione con una voce corale, consapevoli che questa scelta rappresenti un passo avanti verso una maggiore coerenza politica”.
Epperò... “Va inoltre sottolineato che Cantoni occupa i banchi dell’opposizione grazie all’intera coalizione di centrodestra e non certo per un percorso individuale. Sapere della sua decisione direttamente in consiglio comunale, senza alcun confronto preventivo, non è stato un gesto di correttezza né di rispetto politico”.
Insomma: nessuna telefonata, nessun preavviso, nessuna riunione. Solo l’annuncio in aula.
Il colpo di teatro si conclude con una dichiarazione, sicuramente dettata dal deputato Alessandro Giglio Vigna che vale come spartiacque: “L’uscita dal consiglio di due gruppi politici che avevano sostenuto Cantoni nel 2023 è la conferma di una scelta chiara: per noi, significa libertà, indipendenza e coerenza”.

In foto: Andrea Cantoni, Marzia Vinciguerra, Gabriele Garino e Fabrizio Lotito
La verità, nuda e cruda, è che Fratelli d’Italia si è presa tutto: il gruppo consiliare, la scena e pure l’ultima parola. Il tutto sullo sfondo di una lunga guerra interna, che affonda le radici nel recente congresso cittadino. Una guerra silenziosa solo all’apparenza, ma fatta di colpi bassi, frizioni personali e alleanze variabili. Da una parte i sostenitori di Fabrizio Lotito, dall’altra quelli di Marzia Vinciguerra. Ha vinto Lotito, ma in consiglio comunale è subentrata proprio Vinciguerra, al posto di Gabriele Garino.
È lì che il nodo si è stretto. Andrea Cantoni, iscritto a Fratelli d’Italia e uomo vicino alla corrente vincente, pretendeva di guidare anche il gruppo meloniano in aula ma Vinciguerra non ne voleva sapere. I due non si parlavano, o se lo facevano, era solo per smentirsi a vicenda.
A sbrogliare il caos ci ha pensato direttamente il partito, con un input chiaro dall’alto: nessuna aggiunta, nessun doppio gruppo. Cantoni chiude il suo, confluisce in quello di Vinciguerra e sarà lui il capogruppo.
Una pace forzata? Forse. Un compromesso strategico? Più probabile. Di certo, un passo indietro per entrambi. E una vittoria netta per Giorgia Meloni, che a Ivrea mette ordine, prende il controllo e trasforma una faida interna in una dimostrazione di forza.
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