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Multa da 41 euro, 28 finiscono a Ivrea Parcheggi. E il Comune resta a secco

Domani in Consiglio si discute l’interpellanza di Elisabetta Piccoli: il 97% delle sanzioni per divieto di sosta finisce nelle casse della partecipata. Che non è tutta pubblica: il 15% è dell’ACI di Torino

Multa da 41 euro, 28 finiscono a Ivrea Parcheggi. E il Comune resta a secco

Elisabetta Piccoli

Multe da 41 euro, di cui 28 finiscono direttamente nelle casse della partecipata. E se l’automobilista paga entro 5 giorni? Allora il Comune incassa 28,70 euro e la Ivrea Parcheggi si prende praticamente tutto: il 97,56%. È questa l’operazione che la capogruppo di Progetto Ivrea Elisabetta Piccoli ha deciso di portare in Consiglio comunale sotto forma di interpellanza, con un titolo che è già una stoccata politica: “Ausiliari o ausilio alle partecipate?”

Un interrogativo tutt’altro che retorico, supportato da numeri precisi e considerazioni che, nella loro semplicità, pongono interrogativi seri su chi tragga davvero vantaggio da questa gestione delle multe per divieto di sosta.

Secondo quanto illustrato nell’interpellanza, la Giunta comunale — con la deliberazione n. 266 del 1° agosto 2024, a seguito del decreto del sindaco Matteo Chiantore del 10 maggio — ha attribuito alla società Ivrea Parcheggi S.p.A.la funzione di prevenzione e accertamento delle violazioni legate alla sosta, in base a quanto previsto dall’articolo 12-bis del Codice della Strada.

Fin qui, nulla di anomalo. Ma il nodo è economico: a ogni multa elevata, il Comune riconosce alla società 28 euro. Una cifra che rappresenta il 68,29% dell’importo standard di una sanzione da 41 euro. E quando l’automobilista paga in misura ridotta — entro cinque giorni, con il 30% di sconto come previsto dalla legge — l’importo scende a 28,70 euro. E qui, la percentuale trattenuta da Ivrea Parcheggi raggiunge il 97,56%.

E allora sorge spontanea la domanda: che vantaggio ne ha il Comune? Perché se la quasi totalità dell’importo va alla partecipata, l’amministrazione ci guadagna poco o nulla. A meno che, e qui la Piccoli non lo dice ma lo lascia intendere, lo scopo non sia proprio quello di sostenere la partecipata.

Il sindaco Matteo Chiantore

Già, perché Ivrea Parcheggi non è solo una municipalizzata. È vero che il Comune di Ivrea ne detiene l’85% del capitale sociale, ma il restante 15% è in mano all’ACI di Torino. Quindi, oltre a non trattenere gran parte dei proventi delle sanzioni, il Comune finisce anche per fare un favore all’altro socio privato, che così beneficia, indirettamente, di ogni multa elevata sulle strade cittadine.

Nell’interpellanza si chiede espressamente all’amministrazione di fornire i dati precisi: quanti verbali ha elevato la Ivrea Parcheggi dal 1° agosto a oggi? Quanto è effettivamente entrato nelle casse comunali, al netto di quanto corrisposto alla società? Quanti sono stati i ricorsi presentati dai cittadini? E ancora: quanto ha fatturato la società per questo servizio?

Domande concrete, che cercano di andare oltre il paravento dell’efficienza. Perché va bene sgravare il personale comunale da incombenze secondarie, ma non se il prezzo da pagare è quello di alimentare una società esterna con risorse che altrimenti andrebbero ai servizi per i cittadini. E se poi parte dei proventi va anche a un soggetto privato come l’ACI, la questione non è più solo di efficienza, ma anche di opportunità politica.

Insomma, una scelta che, al netto dei buoni propositi, rischia di trasformarsi in un boomerang per le casse comunali, facendo apparire l’operazione come un modo mascherato per trasferire soldi pubblici a una società a partecipazione mista, senza alcun ritorno concreto per la comunità.

Domani, in Consiglio comunale, se ne parlerà. La consigliera si aspetta una risposta chiara.

"Perché, alla fine, di trasparenza si riempiono in tanti la bocca ma quando c’è di mezzo una multa, sono sempre i cittadini a pagare..." commenta e stigmatizza...

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