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21 Marzo 2025 - 16:23
Matteo Chiantore e Massimiliano De Stefano
Il sindaco Chiantore si smarca dalla sicurezza: "Non sono uno sceriffo"
Ma duemila firme sul tavolo e la città che chiede risposte raccontano un'altra storia
Il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore ha concesso una lunga intervista a La Sentinella, cercando di chiarire la sua posizione sulla sicurezza. Il titolo? “Il problema c’è, ma non sono uno sceriffo”. Tutto bene? Tutto chiaro? Non proprio. Perché più che chiarire, il sindaco-sceriffo mancato sembra essersi limitato ad alzare le mani: non è colpa mia, è compito della Prefettura.
Tutto questo succede all’indomani di una petizione firmata da oltre duemila cittadini, in gran parte commercianti, che hanno messo nero su bianco richieste precise: più illuminazione, più videosorveglianza, più controlli. Insomma: più presenza, più Stato, più Comune. E come ha risposto il primo cittadino? Con una mail al prefetto. Fine. Un bel giro di PEC e via, pratica archiviata.
Ma davvero tutto qui? È questo il ruolo di un sindaco?
Certo, nessuno pretende che sia lui a fermare le mafie, le rapine a mano armata o il terrorismo internazionale. Ma quando si parla di degrado urbano, zone al buio, risse fuori dalle scuole, ubriachi molesti nei bar, spaccio al Movicentro, allora no: non si può scaricare tutto su altri. A meno di non voler ridurre il mestiere di sindaco a tagli di nastro, post su Facebook e qualche sopralluogo davanti alle telecamere.
L’illuminazione pubblica? È competenza diretta del Comune. Ed è curioso che Chiantore lo ammetta a metà, lamentando che “i nuovi LED non illuminano come le vecchie lampade”. Ma chi li ha scelti quei LED? Chi li ha acquistati? Chi li ha installati? E soprattutto: chi dovrebbe cambiarli? Sempre la solita storia: quando c’è un problema, è colpa di qualcun altro; quando qualcosa funziona, è merito dell’Amministrazione.
La videosorveglianza? Stessa musica. Il sindaco promette nuove telecamere in corso Nigra, al Borghetto, al Movicentro. Promesse già sentite mesi fa, oggi ripetute come se fossero nuove. Nel frattempo però, le risse continuano, lo spaccio prolifera, e i cittadini continuano ad avere paura a rientrare a casa la sera.
E veniamo ai vigili urbani, pardon: alla polizia municipale. Secondo Chiantore, devono fare multe, presidiare le scuole, consegnare notifiche. Punto. Peccato che la legge 65/1986, e le modifiche successive, dicano l’esatto contrario: la polizia locale ha compiti precisi di sicurezza urbana. Deve prevenire e contrastare il degrado, controllare il territorio, vigilare sugli spazi pubblici, collaborare con le forze dell’ordine.
Nessuno chiede a un vigile solitario di bloccare un rapinatore armato. Ma se assiste a una rissa, ha l’obbligo legale di intervenire, delimitare l’area, chiamare rinforzi, redigere rapporti. Voltarsi dall’altra parte? No, grazie: si chiama omissione d’atti d’ufficio e, sì, è un reato penale.
E allora come si conciliano tutte queste responsabilità con le parole del sindaco? Come si può dire che la sicurezza è una priorità e nello stesso tempo giustificare l’assenza di pattuglie, le zone lasciate al buio, il degrado che avanza?
Il paradosso politico è evidente: Chiantore dice di voler fare la sua parte, ma passa più tempo a spiegare cosa non può fare che a dire cosa vuole davvero fare. Governare, però, non è un elenco di cose che non ti competono. È prendersi responsabilità, agire, dare risposte. Non limitarsi a inoltrare una mail.
E quando aggiunge che “Ivrea non è un’eccezione, anche a Chivasso e Torino c’è insicurezza”, sembra voler consolare gli eporediesi con la vecchia scusa del mal comune mezzo gaudio. Ma la differenza è che a Ivrea ci sono duemila firme sul tavolo del sindaco, e i cittadini chiedono azioni. Non confronti con altri Comuni.
Poi arriva l’affondo finale: “La destra strumentalizza il tema della sicurezza.” Può darsi. Ma il disagio è trasversale: riguarda chi lavora, chi vive nelle periferie, chi prende il treno ogni giorno, chi si trova a camminare tra siringhe, bivacchi e spacciatori nel parcheggio del Movicentro.
È la città reale che chiede risposte. E non le vuole tra dieci anni, dopo l’ennesimo tavolo istituzionale o sopralluogo congiunto.
Insomma, il sindaco Matteo Chiantore può continuare a distinguere tra percezione e realtà, tra repressione e prevenzione, tra competenze comunali e statali. Ma la domanda è una sola, ed è urgente:
cosa sta facendo DAVVERO il Comune per rendere Ivrea più sicura, più illuminata, più vivibile?
Perché se la risposta è solo "abbiamo scritto al prefetto", allora il problema non è la percezione.
È la latitanza politica.
Finita qui? Neanche per idea.
A solleticare un intervento di pancia prima ancora che di testa è quella parola “destre” cucita addosso a chi sulla sicurezza, da mesi, per non dire anni, sta battendo più di tutti i pugni sul tavolo.
“Mi fa piacere - commenta il consigliere comunale Massimiliano De Stefano di Azione Italia Viva - constatare che il sindaco sia tornato sui propri passi, dopo aver bocciato precedentemente le mozioni delle opposizioni sulla sicurezza che sollecitavano le stesse cose che chiedono i commercianti nella petizione, risposte concrete. Nessuno si aspetta che il sindaco assuma il ruolo di sceriffo o giustiziere; piuttosto, sarebbe opportuno un bagno di umiltà per riconoscere di aver sottovalutato un problema evidente, nonostante i numerosi campanelli di allarme. Basta ascoltare le registrazioni del consiglio comunale per appurare e verificare chi mente e strumentalizza. Continua invece a utilizzare un lessico inadeguato, asserendo che "la destra fa la destra e cavalca il senso di insicurezza", etichettando tali preoccupazioni come mera propaganda. Se questo è il suo pensiero, offende i cittadini che avvertono legittimamente l'insicurezza e che non si devono collocare per forza di cose a destra o a sinistra a secondo del proprio pensiero sul tema. Per quanto mi riguarda, mi ritengo ancorato al centro, rappresentando un partito che sostiene battaglie politiche senza pregiudizi e preconcetti e mi sembra di averlo ampiamente dimostrato in consiglio comunale. È evidente, tuttavia, che numerosi cittadini, anche tra i più civici, hanno compreso come questa amministrazione presenti problematiche intrinseche legate a ideologie e a pretese di difesa di fortini e bacini elettorali. Questo contesto sembra delinearsi come una narrazione senza fine, con implicazioni significative per il futuro. A volte Invece di metterci una pezza e accusare ingiustamente gli altri, basterebbe ammettere di aver sbagliato…”.
Insomma Chiantore non vuole fare lo sceriffo, ma a de Stefano i panni di Robin Hood calzano che è un piacere…
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