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Cronaca

"Apri la cella o ti taglio": detenuto minaccia l'agente con una lama rudimentale

Il coltellino era stato ricavato da una bomboletta del gas

Immagine di repertorio

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"Apri la cella se hai il coraggio, coglione di m**, apri che ti faccio vedere io."** Un’escalation di minacce, urla e violenza ha travolto la Casa Circondariale di Ivrea il 28 aprile 2024, quando Abdrahim Maron, detenuto marocchino classe 1984, ha cercato di imporsi con la forza sugli agenti di polizia penitenziaria per ottenere ciò che voleva: la libertà dalla sua cella.

La tensione è esplosa nel cuore della struttura detentiva quando il recluso ha preso di mira l'agente di sorveglianza Domenico Palermo, cercando di impedirgki di far entrare nella sua cella un altro detenuto. Le minacce sono diventate sempre più pesanti, culminando in una frase che non lasciava spazio a interpretazioni: "Assistente, se me lo metti in cella ti taglio pure a te."

L'arma di cui parlava non era un bluff. Maron aveva tra le mani una lama rudimentale, ricavata da una bomboletta del gas, affilata e pronta all’uso.

Oltre alla violenza verbale e alle minacce, il detenuto, infatti, custodiva all’interno della sua cella un’arma clandestina. Quella lama lunga 13 cm e larga 3 cm, ottenuta modificando una bomboletta del gas, con la quale aveva minacciato l'agente.

Un'arma letale, creata e nascosta con precisione tra le mura della prigione, che Maron non ha esitato a brandire nel momento dello scontro.

L’accusa, infatti, non si ferma solo alla violenza e minaccia a pubblico ufficiale: nei suoi confronti è stato contestato anche il porto abusivo di arma da taglio.

Il profilo di Maron non è nuovo alle forze dell’ordine. L’uomo è considerato un detenuto pericoloso e, avendo già riportato condanne per fatti simili negli ultimi cinque anni, è stato contestato l’aggravante della recidiva infraquinquennale.

L'avvocata Alice Novarese

L'episodio di Ivrea si inserisce in un quadro più ampio di tensioni nelle carceri italiane, dove episodi di violenza contro la polizia penitenziaria sono sempre più frequenti. Secondo i dati del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), nel solo 2023, si sono verificati oltre 4.000 episodi di aggressioni ai danni di agenti di custodia. Una media di 11 agenti feriti al giorno, una realtà drammatica che non accenna a migliorare.

Per questi fatti, Abdrahim Maron è stato citato a giudizio presso il Tribunale di Ivrea, ma oggi l’udienza non si è svolta a causa dell’indisposizione del giudice.

L’imputato, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Genova, ha rinunciato a comparire in aula, evitando il trasferimento. A rappresentarlo era presente l’avvocata Alice Novarese, dello Studio Perga di Torino.

Il processo è stato quindi rinviato a data da destinarsi, mentre l'accusa rimane in piedi e la vicenda continua a sollevare interrogativi sulla sicurezza all'interno degli istituti penitenziari.

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