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07 Febbraio 2025 - 00:36
Matteo Chiantore
Ivrea, la città dell’innovazione, del progresso, del futuro… e del gelo. È successo di nuovo, questa volta in Municipio, dove la Commissione assetto e uso del territorio ha tentato coraggiosamente di riunirsi, dalle 18,30 in avanti, per discutere del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche (P.e.ba.), ma ha dovuto arrendersi alla realtà: troppo freddo per parlare, per ascoltare, persino per pensare.
I presenti hanno resistito finché hanno potuto, avvolti nei cappotti, qualcuno con sciarpa e guanti d’ordinanza, altri con il respiro che si condensava sopra i documenti. C’è chi giura di aver visto un consigliere controllare l’app My Meteo per capire se fosse ancora in aula o in una baita a Champorcher. Poi, dopo un po’, gli sguardi si sono incrociati, quelli che non erano già congelati, e si è capito che era inutile insistere: meglio rimandare, prima che qualcuno finisse ricoverato per ipotermia.
Eppure, non si è trattato di un guasto, né di un disguido tecnico. Il freddo era voluto, deciso, pianificato. A Ivrea, infatti, il riscaldamento non è un diritto, ma una gentile concessione del sindaco Matteo Chiantore ha da tempo avviato una crociata contro i termosifoni accesi.

Il motivo? Risparmiare sulle bollette. D’altronde, che problema c’è se dipendenti comunali, consiglieri e cittadini devono affrontare riunioni avvolti in strati di lana come eschimesi?
Risultato: il Municipio è diventato la versione piemontese della Siberia, dove tra dicembre e marzo il codice di abbigliamento d’ufficio prevede piumino, maglione e forse anche un paio di moffole.
Ma questa non è l’unica brillante trovata del primo cittadino: a Ivrea il venerdì il Comune chiude, si spengono le luci, si bloccano le pratiche e i dipendenti vengono mandati in smart working. Il tutto per risparmiare, ovviamente.
Il nuovo mantra amministrativo è semplice: si spegne, si chiude, si saluta e… ci si vede lunedì. E così, mentre i cittadini si rassegnano a un Comune che il venerdì diventa un deserto, la notizia è finita persino su Agorà, la trasmissione di Rai 3, dove il conduttore Roberto Inciocchi ha ironizzato: “C’è chi è andato troppo avanti. Io chiudo e spengo tutto”.
Il riscaldamento? Più spietato delle bollette. Il sindaco Chiantore, intervistato lungo il Lungodora, ha provato a difendere la sua politica: “Abbiamo edifici vecchi ed energivori”, mostrando i muri del Municipio con lo stesso entusiasmo con cui un archeologo mostra un rudere di epoca romana.
Poi, senza battere ciglio (forse perché già congelati), ha illustrato il grande piano: spegnere tutto il venerdì, abbassare la temperatura, risparmiare.
Il risultato? Un risparmio di mezzo milione di euro tra luce, acqua e gas, che – promette il sindaco – verrà reinvestito nei servizi per i cittadini. Peccato che nel frattempo i cittadini debbano arrangiarsi: permessi edilizi sospesi, certificati bloccati e soprattutto telefoni muti.
Su questi ultimi c'è da aggiungere che non si sono "ammutoliti" per il freddo, ma per un piccolo dettaglio tecnico: lunedì scorso, durante dei lavori sul Lungodora per sistemare la rottura di una tubatura del teleriscaldamento, qualcuno l'impresa ha tranciato di netto la fibra ottica.
Risultato? Dal Municipio non si chiama, non si risponde, non si naviga.
A questo punto, la prossima riunione della Commissione assetto e uso del territorio potrebbe tenersi direttamente intorno a un falò in Piazza di Città. Sempre che accendere il fuoco non venga considerato dal Pd che governa la città un gesto poco "green".
Il finale è tutto di Emanuele Longheu. Mette le mani avanti. "Non siamo scappati per il freddo - stigmatizza - semplicemente abbiamo rinviato un punto per approfondire il tema con i consiglieri di minoranza che non c'erano. Fino alla fine s'è fermato, infatti, solo Paolo Noascone. La scelta di tenere i termosifoni ad una certa temperatura è condivisa. Dire che in Municipio si gela, mi sembra quanto meno fuori luogo e pretestuoso. Di certo non si gira in costume da bagno...".
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