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31 Gennaio 2025 - 15:19
Commerciante disperato
Ci sono notizie che lasciano davvero l’amaro in bocca: 51 commercianti – tra negozi tradizionali, ambulanti del mercato e bancarelle itineranti – finiti nel mirino della polizia municipale per un motivo che, a detta di molti, suona come l’ennesimo colpo inferto a chi cerca di resistere in un settore già massacrato dai parcheggi a pagamento, dall’espansione dell’online, dalle tasse, dall’Imu, dalla Tari e dalla concorrenza spietata dei grandi centri commerciali.
Venti di loro, in particolare, dovranno pagare ben 516 euro di multa ciascuno. La “colpa”? Non aver esposto i prezzi della merce come la normativa impone.
E allora viene naturale porsi qualche domanda: era davvero necessario imbracciare il libretto delle contravvenzioni per punire un dettaglio formale, in una città dove i negozi chiudono a vista d’occhio? Con un commercio locale già in agonia, questa era la priorità assoluta? Si poteva gestire con un minimo di buon senso in più o, come temono in molti, si è semplicemente scelto di far cassa?

Stando a un’intervista del comandante della polizia municipale, rilasciata a La Sentinella, i controlli possono scattare su segnalazione dei cittadini o perché qualcuno “sta esagerando”: magari tenendo la vetrina “in allestimento” per mesi, così da evitare di indicare i prezzi.
Beninteso, la legge è la legge: ogni negozio o bancarella dovrebbe rendere noto quanto costa un prodotto. Ma il sospetto – e su questo sono in tanti a chiedersi perché con tale severità – è che si sia scelto di calare la mannaia con scarsa sensibilità verso chi, tra mille difficoltà, dà ancora un’anima alle nostre città.
Sui social i commenti indignati non si contano più. Alcuni sostengono che, certo, la norma va rispettata, ma che sarebbe bastato avvisare i commercianti e lasciare loro il tempo di adeguarsi, ricorrendo alla sanzione solo se avessero ignorato l’avvertimento.
C’è chi ricorda che l’obbligo di esporre i prezzi è cosa ben risaputa, ma se anche fosse, perché non dare una chance di mettersi in regola a chi magari si è semplicemente dimenticato un cartellino o ha trascurato un aspetto formale?
La realtà è questa: dei quasi 900 esercizi commerciali censiti a Ivrea (negozi tradizionali, bar e ristoranti), solo una minoranza è finita sotto i riflettori per l’assenza del cartellino prezzo.
È sacrosanto che il consumatore debba poter sapere quanto costa un prodotto prima di acquistarlo, ma è anche vero che ogni sanzione – specie se così salata – può trasformarsi nel classico “ultimo chiodo sulla bara” per piccoli commercianti che lottano quotidianamente contro tasse, spese e concorrenza spietata.
Non è un caso se, tra i commenti, diversi cittadini si sentono “allibiti” dall’accanimento, mentre alcuni lamentano che non tutti i punti vendita vengono controllati allo stesso modo, lasciando il dubbio su possibili disparità di trattamento.
Ora, ci spieghino l'assessore al bilancio e al commercio Fabrizio Dulla e il sindaco Matteo Chiantore se ne sono capaci: come si concilia la volontà di tutelare il consumatore con la necessità di salvaguardare un tessuto economico e sociale già in forte crisi?
La trasparenza nei prezzi non è in discussione, nessuno pretende che la legge venga ignorata. Ma forse, prima di colpire con tale durezza, sarebbe stato più saggio un intervento preventivo, con un richiamo formale e un termine entro cui sistemare vetrine e scaffali.
Si è preferito dare un segnale forte? Sappiano tutti che non è affatto detto che a beneficiarne siano i cittadini, specie in un momento in cui qualunque ulteriore sforzo economico rischia di tradursi in chiusure o riduzioni di personale.
Pensare che proprio il negozio sotto casa, il banco del mercato o la bancarella itinerante fanno sì che le nostre città non si trasformino in “deserti commerciali”, soprattutto al di fuori di orari sempre più ristretti.
Tant'è! A quanto pare si è ritenuto più utile punire chi ancora prova a tenere le serrande alzate, piuttosto che trovare soluzioni per farli sopravvivere.
Forse questi episodi serviranno a risvegliare le coscienze e a far sì che, al prossimo giro, le istituzioni locali optino per una politica di confronto, formazione e prevenzione.
Nel frattempo, chi sperava in un minimo di tolleranza non può che constatare, con amarezza, che la mano pesante si è abbattuta proprio su quei commercianti che ancora ci mettono la faccia e resistono in un mercato sempre più incerto.
Intanto, lo scontento dilaga, e da parte di molti emerge la convinzione che, ancora una volta, a fare le spese di regole e burocrazia sia chi, tra affitti, tasse e parcheggi a pagamento, continua a credere nel piccolo commercio locale.
Cosa dice Mario? Scute la testa. Alza gli occhi al cielo. "Ve lo dico io cosa si fa... Se hai un negozio, tra Tari, Imu, multe e concorrenza spietata, forse l’unica soluzione è abbassare la saracinesca. Per sempre...".
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