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Carnevale di Ivrea: 1808 o Medioevo? La caccia alle origini per salvare i finanziamenti

Una mozione trasversale punta a retrodatare la nascita della tradizione eporediese. Tra archivi dimenticati e ambizioni accademiche, il futuro del Carnevale passa dai suoi documenti storici

Emanuele Longheu del Pd

Emanuele Longheu del Pd

Quando è nato il Carnevale di Ivrea? Una domanda apparentemente banale, che però nasconde ambizioni più che legittime e, soprattutto, un bel po’ di denaro.

L’altra sera, in consiglio comunale, maggioranza e opposizione hanno messo da parte i soliti battibecchi per approvare una mozione dall’obiettivo chiaro: scoprire le vere radici storiche della manifestazione dando mandato agli storici locali, quindi trovare una Università che ci metta il "sigillo" sopra....

Perché quella data, 1808, stampata su ogni brochure e ripetuta in ogni occasione ufficiale, comincia a stare stretta. O meglio, sta stretta quando si confronta con i finanziamenti erogati ai Carnevali altrui.

Il problema è che, con poco più di 200 anni, il Carnevale di Ivrea finisce in fondo alla classifica delle manifestazioni storiche italiane. E i numeri non perdonano. Il Governo, ad esempio, ha appena concesso 191 mila euro al Carnevale di Santhià, che si dichiara (senza troppi problemi di autocritica) vecchio di 600 anni. Ivrea? Si porta a casa appena 58.181 euro, una miseria per una città che, ogni anno, si dipinge di arancione e richiama migliaia di visitatori da ogni parte d’Italia e del mondo.

E non va meglio con la Regione Piemonte, che nel 2024 ha deciso di umiliare ulteriormente la tradizione eporediese con un finanziamento di 16.941 euro. Ridicolo, considerando che perfino i 35 mila euro destinati agli Asini di Alba per il loro palio sembrano una fortuna in confronto. E vogliamo parlare degli Spazzacamini di Santa Maria Maggiore? Anche loro, con 10 mila euro, rischiano di avvicinarsi pericolosamente al nostro Carnevale, mentre si limitano a pulire camini.

Insomma, è evidente che qualcosa non torna. Ma come risolvere il problema? La mozione, firmata da Barbara Manucci (PD), Andrea Gaudino (Laboratorio Civico) e Vanessa Vidano (Viviamo Ivrea), propone un percorso tanto ambizioso quanto necessario: scavare nei documenti storici, coinvolgere ricercatori locali e, per buona misura, anche le università, perché un sigillo accademico “esterno” sembra valere più di qualsiasi archivio cittadino. L’obiettivo? Retrodatare ufficialmente la nascita del Carnevale di Ivrea.

“Dire che è nato nel 1808 non rende giustizia alla manifestazione. È tempo di dare al nostro Carnevale il valore che merita”  ha messo in chiaro il consigliere comunale Emanuele Longheu. 

Francesco Giglio

Francesco Giglio

Gli ha fatto eco Elisabetta Piccoli, con una punta di pragmatismo: “Il nostro Carnevale merita di più rispetto ai finanziamenti che riceve. Tutto ciò che possiamo fare, facciamolo”.

A ruota Andrea Cantoni: “Risalire ad una data più antica consentirà al nostro carnevale più fondi. Mi piace il dispositivo di questa mozione, ma è mancante di una parte. Non sarebbe (se approvato) un punto di inizio, ma un lavoro che qualcuno porta avanti da anni. Tante persone hanno già lavorato in maniera molto profesisonale con documenti importanti…”.

Gli ha risposto il sindaco: “Davamo per scontato questo. Scontato il coinvolgimento degli storici del territorio, ma ci serve il sigillo dell’Università…”

Dello stesso avviso Francesco Giglio: “Abbiamo volutamente deciso di indicare enti esterni perchè il nostro fine ultimo è quello di trovare le prove. Dire che arrivano da studi fatti nel nostro territorio sono limitanti. Fatti da istituzioni fuori dal territorio ci sembra che diano più valore alla richiesta….”.

Insomma quando è nato il Carnevale?

E qui arriva il punto dolente: perché quella data, 1808?

La risposta è semplice, e al tempo stesso drammatica: è l’unica che finora ha trovato un supporto documentale chiaro.

A partire dai “Libri dei Processi Verbali”, dove per la prima volta è trascritta ufficialmente una cerimonia. Una comodità, certo, ma anche una sconfitta per chi oggi vuole rivendicare una tradizione che affonda le sue radici molto più indietro nel tempo.

Gli statuti comunali del 1433, ad esempio, descrivono già mascherate e festeggiamenti nei giorni di San Nicola, Sant’Ambrogio e Santa Caterina. E c’è chi sostiene che le “cavalcate pazze” dei giovani eporediesi fossero attestate addirittura nel XIII secolo. Ma perché nessuno ha mai pensato di valorizzare questa storia?

La risposta, come al solito, è una miscela di disattenzione, mancanza di visione e una buona dose di provincialismo. Troppo tempo speso a litigare su Mugnaie e Generali, troppo poco a costruire una narrazione che potesse conquistare i finanziatori.

A dirlo, con tono appassionato, è Danilo Zaia, autore del libro “Dalla paura alla vanità. Storia del Carnevale di Ivrea”. “Le radici del Carnevale eporediese sono profonde e ben documentate, ma la festa ha subito continue trasformazioni nel corso dei secoli. Dal XIII secolo, con le cavalcate, fino al XVI, quando le mascherate popolari iniziarono a essere inglobate nella cultura ufficiale. È una storia affascinante, che meriterebbe di essere valorizzata ben più di quanto fatto finora”.

Eppure, in tutto questo, c’è una certezza: la retrodatazione non è solo una questione di orgoglio storico, ma di sopravvivenza economica. Tornare a scavare negli archivi comunali e diocesani potrebbe essere la chiave per portare Ivrea nella fascia di “500-600 anni”, o addirittura oltre. E con essa, accedere a quei finanziamenti che oggi sembrano un miraggio.

Alla fine, questa ricerca non è solo un’operazione per dare un nuovo lustro al Carnevale.

È una battaglia per il futuro di una manifestazione che, da troppo tempo, naviga a vista. Una battaglia che merita di essere combattuta, con l’aiuto di storici, università e, perché no, anche di un po’ di fortuna.

Perché se c’è una cosa certa, è che il Carnevale di Ivrea vale molto più di quei 16.941 euro che qualcuno ha avuto il coraggio di chiamare contributo.

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