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Dammi tre parole.... "Ma che cazz*!"

Tra gaffe clamorose, tensioni sulle mozioni e un pubblico che risponde a tono, il consiglio comunale si trasforma in teatro. Giglio e Cantoni sotto i riflettori

Francesco Giglio

Francesco Giglio

Ma che cazzo è quello che è stato fatto...?”. Una frase buttata lì. Sicuramente non voluta. A pronunciarla, senza filtro né freni, è stato Francesco Giglio, new entry del Partito Democratico in consiglio comunale. È successo martedì sera. Non voleva dirla davvero, o almeno non così. Ma si sa, il cuore, o meglio la lingua, a volte si ingarbuglia.

Momento di imbarazzo. Qualche secondo di silenzio. Tra le file dell’Opposizione c’è chi sussurra: “Presidente, dica qualcosa…”. E lui, Luca Spitale, l’avvocato, l’ingegnere, il tuttologo, presidente del consiglio comunale, ha accolto l’invito: “Consigliere, si moderi…”. Un buffetto istituzionale e via, come se nulla fosse successo.

Giglio

Andrea Cantoni

Andrea Cantoni, sopra Francesco Giglio

rita munari

pubblico

Ma ormai il dado era tratto: quel “Ma che cazzo…”, il giorno dopo, è diventato un tormentone. E non poteva essere altrimenti, considerando il contesto. Si parlava degli espropriati di San Grato, cittadini che un tempo avevano un garage e oggi non ce l’hanno più.

Giglio, in un accorato appello, stava cercando di “intortare” – o se si preferisce convincere – le Opposizioni che sarebbe stato “bello” convergere su un’unica mozione, quella del PD, per impegnare la giunta a risolvere la questione.

Ma “bello” non è bastato. Le Opposizioni, inflessibili, non si sono lasciate incantare dal vocabolario delle buone intenzioni. Hanno invece difeso con forza la propria mozione, giudicata più seria e concreta: garage come pertinenze inalienabili, un valore di costruzione che surclassa il valore di mercato e nessuna concessione a proposte raffazzonate dell’ultimo minuto. Della serie: “Metti l’Isee, togli l’Isee, aggiungi una riga qua, togline una là...”. Il tutto per scoprire, alla fine, che il puzzle non si sarebbe ricomposto comunque.

Il vero “Ma che cazzo” della serata, però, è emerso quando si è aperta la discussione sulla tempistica delle mozioni. Giglio, spalleggiato dal PD, ha difeso la propria versione: “L’abbiamo presentata dopo la capigruppo, ma la mozione era già pronta. Stavamo solo aspettando l’incontro con i cittadini. Siete voi che siete arrivati dopo, su questo e sulla sicurezza…”.

Una verità contestabile e contestata da Cantoni, veloce nel rimarcare che quella del PD era da considerarsi una contromozione, presentata dopo la capigruppo, nel solco di quella presentata dalle Opposizioni. Un modo di fare già visto proprio sulla sicurezza e che sta diventando un’abitudine.

Mancava il calcio negli stinchi ed è arrivato pure quello. Cantoni s’è alzato in piedi, ha guardato diritto negli occhi il numeroso pubblico e, con un ghigno, ha chiesto: “Che ne dite dell’Isee?”. Spontaneo il coro: “Nooooo”.

A quel punto, il presidente Spitale ha deciso che era giunto il momento di tornare ai ranghi: “Non si parla con il pubblico”, ha tuonato, spalleggiato da un agitatissimo Francesco Comotto.

Che in verità un buon presidente del consiglio (e Spitale non lo è!), con tutte quelle persone, avrebbe dovuto aprirlo il consiglio comunale, senza farselo dire, senza pensarci un attimo, senza battere ciglio, senza alcuna paura, in perfetta armonia con il suo ruolo "super partes". 

Chissà! Forse anche i cittadini, alla fine, avrebbero risolto tutto in tre parole… “Ma che cazzo...”.

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