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La cena degli ex sindaci di Chivasso: tradizione, politica e Ruché...

Quando la politica si fa a tavola... Torna un'abitudine che si era interrotta con il Covid

Chivasso

Gli ex sindaci a cena l'altra sera da Giachino

Una cena, sei ex sindaci, un conto rigorosamente "alla romana" e una bottiglia di Ruché. No, non è l’inizio di una barzelletta, ma il ritorno di una tradizione che a Chivasso sa di politica e amicizia: la cena degli ex primi cittadini, interrotta nel 2019 a causa del Covid. L’appuntamento, rispolverato da Andrea Fluttero, ha riunito martedì sera al ristorante Giachino volti noti come Bruno Ardito, Renato Cambursano, Bruno Matola, Lino Ciuffreda e Livio Riva Cambrino. Mancava, purtroppo, Francesco Lacelli, recentemente scomparso, il cui ricordo ha accompagnato buona parte della serata.

L'incontro, nato nei primi anni Duemila per iniziativa di Fluttero, ha sempre avuto un obiettivo chiaro: mettere da parte gli schieramenti politici per ritrovarsi come amici accomunati dalla passione per la politica.

«La politica non è solo aggressività, ma anche capacità di costruire relazioni», ha sottolineato Fluttero. E così, tra battute e piatti tipici piemontesi, gli ex sindaci hanno ripercorso momenti cruciali della storia chivassese, dalle giornate della Lancia operativa al difficile periodo delle BR, fino agli aneddoti più spassosi. Bruno Ardito, con la sua proverbiale verve, non ha risparmiato nessuno, mentre Riva Cambrino ha scherzato sulle sue "maggioranze disastrose".

Il menu della serata? Antipasti di carne, agnolotti del plin al sugo d’arrosto e tortelli alla zucca per i più nostalgici del sapore. Qualcuno ha osato una pizza – “La Napoletana, ovviamente!”, ha precisato Lino Ciuffreda. Il tutto accompagnato da una bottiglia di Ruché, dolce e caffè con "pusa caffè" finale, perché la convivialità non ha limiti di tempo.

Gli ex sindaci che si sono ritrovati a cena a Chivasso l'altra sera

Ma perché una cena come questa fa notizia?

Perché a Chivasso, negli ultimi tempi, la politica sembra aver trovato casa più nei ristoranti e nelle pizzerie che nei tradizionali luoghi istituzionali. Lo abbiamo visto di recente con le cene e i caffè tra i rappresentanti del centrosinistra, intenti a tessere nuove alleanze in vista del 2027, e persino con incontri trasversali che vedono coinvolti politici di fazioni opposte.

E qui nasce una riflessione: Chivasso ha bisogno di sedi politiche fisiche? La città, che un tempo era un faro per la partecipazione civica, sembra oggi un po’ più povera di quei luoghi di confronto che un tempo facevano da baluardo per la democrazia. “La politica non si fa solo con le pizze o i caffè”, direbbe qualcuno. Eppure, nell’era dei social network e degli incontri volanti, c’è chi ancora crede nella forza di una cena per ricucire legami, fare progetti o semplicemente raccontarsi.

Il prossimo appuntamento per gli ex sindaci è già fissato per l’anno venturo. Chissà se, tra una battuta e un brindisi, decideranno di mettere mano anche a questo tema, tornando a fare della politica non solo un’arte del possibile, ma anche uno strumento di partecipazione reale. Per ora, a Chivasso, la politica a tavola sembra funzionare benissimo.

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