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Politica
30 Ottobre 2024 - 17:51
Il presidente del consiglio Luca Spitale
Il buongiorno si vede dal mattino e, l’altra sera, fin dalle prime battute, si è capito che al consiglio comunale ci si sarebbe divertiti un mondo. Al centro della scena c’è sempre lui, Luca Spitale, il presidente del consiglio, con il fare di un allenatore di boxe che ha appena perso la finale.
Inutile chiedersi perché lui, Andrea Gaudino, Vanessa Vidano ed Emanuele Longheu abbiano quell’aria da “incazzati” o perché usino toni arroganti tipo: “Ti tolgo la parola”, “Le ho dato 10 secondi in più”, “Se continua la faccio allontanare dall’aula”. Inutile chiederselo, perché è così fin dal primo giorno del nuovo corso targato centrosinistra.
E, ancora oggi, non siamo riusciti a darci una risposta.
La verità è che a scaldare la sala e gli animi è stata un’interpellanza urgente, firmata da tutti i capigruppo, sulla delibera di giunta che ha dettato le linee guida per il bando di assegnazione del Movicentro.
Spitale non se l’aspettava e allora… apriti cielo!
“Per questo il consiglio comunale è iniziato con 20 minuti di ritardo…” ha subito esordito.
“Che non capiti più…” ha bofonchiato. “Ci avete fatto iniziare il consiglio comunale in ritardo…” ha ribadito, come se fosse la prima volta che succede. “In questo testo ci sono errori. Scrivete che il bando scade il 2 novembre e non è vero…”.
E bla, bla, bla. E per finire: “E poiché non voglio che si parli di censura, la discuteremo alla fine delle altre interpellanze…”.
E cosa chiedevano le Opposizioni nell’interpellanza?
Un paio di cosette semplici, semplici… Per esempio: perché la giunta continua a riunirsi un po’ in presenza e un po' da remoto, come ai tempi del Covid?
E perché all’albo pretorio è stata allegata una delibera senza tutti gli allegati? E ancora: come mai nelle delibere precedenti e successive della stessa seduta risultano in remoto due assessori, mentre in questa delibera, nello stesso orario delle altre, risulta presente l’assessore Massimo Fresc e assente Patrizia Dal Santo?
A rispondere ci ha pensato il sindaco. E, in buona sostanza, a suo dire, la pubblicazione sarebbe avvenuta in maniera corretta… salvo quel piccolo refuso sulla presenza di Fresc. Non c’era: era collegato da remoto. Hanno solo messo una croce nella casella sbagliata. Che sarà mai?
“Qui si lanciano alcune ombre che andiamo a fugare velocemente,” ha precisato il sindaco.
“L’urgenza c’è perché c’è un’istruttoria da fare. Riunione mista? C’è una norma Covid, una circolare ministeriale e una delibera della passata amministrazione che ha modificato il regolamento in via definitiva. In ogni caso, quattro assessori erano presenti. Gli assessori Fresc e Dal Santo erano di ritorno da una missione, abbiamo fatto una videochiamata. Al momento della delibera, per ragioni evidenti e per aver ricoperto cariche in ZAC, Dal Santo si è staccata dalla discussione. Fresc era collegato da remoto e c’è stato un errore materiale. In ogni caso, qualunque contestazione non invaliderebbe la delibera. Le bozze non sono state pubblicate perché non si pubblicano, ma i consiglieri comunali hanno diritto a richiederle con un accesso agli atti…”
Veloce la replica di De Stefano: “Respingo al mittente le insinuazioni. Faccio il mio lavoro da consigliere: domandare è lecito, cortesia rispondere. Ribadisco che nella delibera si dice che c’è una cartina allegata, ma non c’è. Adesso sappiamo che c’è una deroga per il collegamento da remoto, ma resta il fatto che Fresc non era presente. In una decina di delibere è collegato da remoto, poi c’è, poi di nuovo da remoto… Adesso sappiamo che è un refuso.”
Tant’è! Nulla per cui scaldarsi. È giusto che le opposizioni facciano opposizione e sollevino questioni legate a refusi o a errori.
Si è invece scaldato Spitale. A un certo punto ha visto il consigliere comunale Andrea Cantoni che mostrava il cellulare a De Stefano mentre parlava confusamente e… gli è saltato addosso come un’aquila “reale”: “È aberrante!” si è messo a urlare. “Passare il cellulare non è una pratica corretta!”.
De Stefano, cercando di tranquillizzarlo, ha risposto: “Va bene, concludo…”.
“No! Concludo io”, ha ribattuto Spitale.
“La vedo un po’ agitato, presidente, guardi che io non sono Elisabetta Piccoli…” ha ironizzato De Stefano.
“Io non sono agitato. Questa è un’ammonizione, alla prossima dovrà abbandonare l’aula. Non le permetto di fare commenti sul mio stato d’animo… Non glielo permetto” ha ancora replicato Spitale.
“Guardi che anche lei ha suggerito una parola al sindaco poco fa. Perché un consigliere che suggerisce a me le fa questo effetto?” ha chiuso De Stefano.
Nell'aria restano parole strampalate per un consiglio comunale di una città che è poco più di un paesone...
"Aberrante....", "Non glielo permetto!", "Questa è un'ammonizione...".
La diciamo in piemontese che rende meglio l'idea: Spitale "pisa pi curt"
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