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Lavori in corso
27 Ottobre 2024 - 19:39
Pnrr: lavori entro il 2026
A luglio avevano chiesto di organizzare, entro settembre, una riunione. Una richiesta semplice, quasi banale, per i ritmi della pubblica amministrazione, ma la giunta comunale ha risposto con un "no" che sembrava scolpito nel marmo, grande come una casa, perché loro – sempre lungimiranti – avevano già pensato a una riunione per ottobre.
Ottimo, no? E invece siamo arrivati a novembre e di riunioni sugli orti urbani per informare gli abitanti di San Grato non se ne è fatta neanche una, nemmeno per sbaglio. Di questo chiederanno conto i consiglieri di opposizione Andrea Cantoni e Gabriele Garino. Per la prossima assise presenteranno un’interpellanza al sindaco e all’assessore Francesco Comotto, per sapere quali siano state le motivazioni del ritardo nell’organizzazione dell’assemblea, ma anche per farsi raccontare gli sviluppi dei più importanti progetti per la città e per avere rassicurazioni circa la corretta prosecuzione dei progetti finanziati dal PNRR.
E parliamo di lavori in corso, fermi con le quattro frecce, da concludersi entro il 2026.
Per gli orti urbani di Canton Vesco sono piovuti dal cielo circa 1,2 milioni. L’idea della passata amministrazione, guidata dal centrodestra, era di sistemare e bonificare l'area, con una particolare attenzione alle “infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore”. A giugno, la bomba. Scavando qua e là, si è scoperta una vera e propria discarica sotterranea, contenente amianto, che è subito entrata prepotentemente nel dibattito politico. Se n’è parlato e straparlato, perché ci vorrebbero molti più soldi di quelli ipotizzati. Che fare? Come muoversi? Insomma, c’erano degli orti e oggi non ci sono più. C’è un progetto di bonifica e di costruzione di un orto urbano, ma è tutto fermo. Solo erba, tanta erba. Erba che nasconde tutto, anche i cumuli di "spazzatura" accumulati in tante piccole montagnole. Di recente, l’amministrazione comunale ha fatto sapere di essere alla ricerca di un'azienda specializzata nello smaltimento dei rifiuti e la sta cercando da giugno, come la "titina". "La cerca, ma non la trova...". S’aggiunge che, sempre l’amministrazione comunale, pensava di recuperare 260 mila euro dal ribasso d'asta. Lo ha chiesto al Ministero, ma non ha ancora ricevuto una risposta. Insomma, l’assessore Comotto brancola nel buio, al contrario dei cittadini di Canton Vesco, che ci vedono benissimo.

Dagli orti alla riqualificazione dell’asilo nido Olivetti. Qui, a piangere, è un investimento di 3 milioni di euro. Il cantiere doveva prendere avvio tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, ma non si è saputo più nulla. Qualcosa aveva fatto l’ex assessore Michele Cafarelli, che, attraverso un bando regionale, era riuscito a ottenere circa 725 mila euro su un investimento totale di 1.060.000 per bonificare e mettere in sicurezza l’area esterna, ristrutturare la guardiania e l’aula giardino, per le quali era previsto un allestimento finalizzato a raccontare la sorprendente esperienza del welfare olivettiano ai turisti. Nulla anche su quest’ultima parte…
Tra i lavori che non partono, ci sono quelli alle aree verdi dei bastioni esterni del castello, per un importo complessivo pari a 1.485.000,00 euro. Si parla di un nuovo accesso al centro storico mediante scala e ascensore da via Circonvallazione. S’aggiunge un importante intervento di riqualificazione del parcheggio ex Foscale. Per fortuna, almeno, si sono conclusi i lavori, per complessivi 825 mila euro, alla corte interna e all’illuminazione del castello, progettati dall’architetto Ezio Ravera, con la realizzazione di una nuova pavimentazione, la messa in sicurezza delle facciate e una nuova scala.
Ciliegina sulla torta: il progetto che comprende la rigenerazione di Palazzo Giusiana, dei Giardini Giusiana e della Sala Cupola, con un finanziamento di 9.692.438,01 euro. La ristrutturazione è finalizzata in parte all'ampliamento del Liceo Botta; per il resto, saranno spazi a disposizione della città.
A bloccare la procedura ci sarebbe il considerevole aumento dei costi dei materiali e dei servizi tecnici legati all'aggiornamento del Preziario della Regione Piemonte, edizione 2024.
Morale? I costi sono lievitati di oltre 500.000 euro rispetto alle previsioni iniziali del 2022. Di fronte a questa situazione, il Comune ha optato per una soluzione pragmatica: invece di richiedere ulteriori fondi o prolungare i tempi burocratici necessari per l'assegnazione delle risorse del Fondo Opere Indifferibili (FOI), ha deciso di rinunciarvi, ritenendo più conveniente utilizzare il ribasso d'asta, pari a 956.701,59 euro, avanzato con l'affidamento dell'appalto.
La delibera di giunta, approvata il 29 agosto 2024, prevede che il Comune formalizzi la rinuncia all'importo di 1.965.480,00 euro, già assegnato con decreto del Ragioniere Generale dello Stato. Per la cronaca, il FOI era stato originariamente istituito per coprire costi non prevedibili legati agli aumenti dei prezzi dei materiali e delle opere.
Insomma, rinunciando ai fondi del FOI e utilizzando il ribasso d’asta, il Comune dovrebbe proseguire senza intoppi e portare a termine l’intervento entro il 31 dicembre 2026, sei mesi dopo la precedente scadenza del giugno 2026, come previsto dagli aggiornamenti al cronoprogramma.

Finita qui? Neanche per idea. In città, infatti, hanno tutti gli occhi puntati sui lavori di elettrificazione della linea Ivrea-Aosta, in particolare sul cantiere di piazza Perrone per l’allargamento del tunnel ferroviario. E parliamo di lavori sui quali l'amministrazione comunale non mette becco, al massimo può lamentarsi.
L’ultimo colpo di scena? A marzo, gli operai della Tim, impegnati a spostare i sottoservizi, hanno trovato vecchi tubi rivestiti di amianto. Dalla “scoperta” al blocco del cantiere ci è voluto un "nanosecondo". Il problema delle tempistiche su tutta la linea è ben più ampio: il cantiere sembra avanzare a passo di lumaca, ostacolato da mille variabili. L’obiettivo iniziale di completare i lavori entro il 2025 sembra ormai una chimera. Più realistico, anche se non ufficialmente ammesso, è l’orizzonte del 2026, se non oltre. E nel frattempo? I cittadini continuano a fare i conti con una mobilità compromessa: la linea ferroviaria è chiusa, i trasporti sostitutivi con autobus non soddisfano le esigenze dei pendolari, e la pazienza è ormai agli sgoccioli.
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Infine, le case popolari di via Ospedale e via Marsala. Finanziati con i fondi del PNRR per 1.450.000 euro, i lavori sarebbero dovuti partire con slancio subito dopo il Carnevale e durare 200 giorni. Siamo a settembre e la situazione sembra essersi mossa un pochetto, nel senso che i lavori, dopo un’incomprensibile "stop", sono ripartiti, tra recinzioni "parzialmente divelte”, ponteggi "privi di sistemi di allarme" e una scalinata con i sanpietrini che sono venuti via e si trovano accumulati nella via sottostante, pericolosissimi per i pedoni, soprattutto anziani.
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Lì dove l’erba ha oramai raggiunto e superato i due metri. Lì, a Canton Vesco. Insomma, Ivrea, San Grato, via Peretti, ultima fermata. Qui, nascosto dietro ai condomini, c’è un piccolo appezzamento di terra di proprietà del Comune. Un tempo era dell’Olivetti, che l’aveva destinato agli abitanti per farne degli orti urbani.
Fino a qualche mese fa lo utilizzavano in tanti. Di giorno per coltivare insalata, finocchi, cavoli e spinaci, allevare oche, polli e galline per le uova. Di notte per imboscarsi. Ma era anche un posto dei ricordi, in cui passare la domenica, perché no, a mangiar salsicce, costine, braciole e arrosticini.
Poi sono arrivate le ruspe e hanno spianato tutto. Anzi, no, quasi tutto, considerando che di baracche con giardino ne sono rimaste tre ed è qui che si allevano pecore, galline e montoni che ogni tanto cominciano a girovagare un po’ ovunque.
A giugno la bomba. Scava di qua, scava di là, si è scoperta una vera e propria discarica sotto terra, contenente amianto, che è subito entrata prepotentemente nel dibattito politico. Se n’è parlato e straparlato.
“In questo quartiere tutti sanno che là sotto c’è una discarica. È da quarant’anni che c’è”, inforcava un cittadino.
Che fare? Come muoversi? Insomma, c’erano degli orti e oggi non ci sono più. C’è un progetto di bonifica e di costruzione di un orto urbano, ma è tutto fermo. Solo erba, tanta erba. Erba che nasconde tutto, anche i cumuli di “spazzatura” accumulati in tante piccole montagnole.
Grazie ai soldi piovuti dall’Europa con il Pnrr (circa 1,2 milioni), l’idea della passata amministrazione, guidata dal centrodestra, era di sistemare l'area. I fondi da cui si è attinto prevedevano "Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale", con una particolare attenzione alle “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore”.
Non un progetto agricolo, ma un investimento sociale a beneficio di un quartiere molto popolato e per il quale quei “Giardini” hanno sempre rappresentato un luogo importante della vita familiare e aggregativa.
Coltivati da più di 50 anni, presi sotto gamba dalle varie Amministrazioni che si sono susseguite sino al 2021, quegli orti finalmente non li si considerava più semplici “occupazioni abusive del patrimonio comunale”, ma un problema “ecologico”, proprio per via dell’amianto.
Prima le ruspe avrebbero sradicato, estirpato e abbattuto ogni cosa, poi si sarebbe ridisegnata l’intera area con le casette per gli attrezzi, tutte uguali. In totale, una settantina di piccoli appezzamenti tra i 110 e i 200 metri quadri, delimitati da apposite recinzioni, su un’area di circa 12 mila metri quadrati, dotata di un pozzo per l’acqua, collegato a pompe elettriche alimentate da pannelli fotovoltaici.
Si sapeva della presenza di lastre di amianto, utilizzate per lo più come tettoie. Si era a conoscenza dei materassi, del ferro, delle carcasse di vecchie lavatrici e stufe. Si sapeva tutto e si pensava di riuscire a portar via i rifiuti in un mese. Poi si è ipotizzato fine maggio. Siamo a settembre e manca poco ad ottobre. I cumuli di rifiuti non si vedono più ma sono ancora lì, sotto un’erba infestante che invade e copre ogni cosa e che è arrivata anche nei cortili dei condomini e davanti ai garage.






Da queste parti i cittadini non sanno più a che santo votarsi e poco ci manca che si mettano a piangere. Il paesaggio è sconfortante e oltremodo pericoloso. Sotto quell’erba, oltre all’amianto spezzettato, si aggira ormai di tutto, topi, zecche e serpenti.
Anche la recinzione in alcuni tratti non esiste più, sormontata dalle stesse erbacce, in parte divelta dal maltempo o tirata via da chi entra ed esce dal cantiere.
Durante un recente consiglio comunale, le Opposizioni avevano chiesto un impegno preciso al sindaco Matteo Chiantore e alla giunta: organizzare prima di settembre una riunione con gli abitanti del quartiere e renderli partecipi, in modo ufficiale e non con i segnali di fumo come si è fatto sino ad oggi.
Per parlare di cosa? Delle difficoltà del cantiere, eventualmente presentando un cronoprogramma dei lavori. Ma anche a convocare quanto prima le commissioni consiliari “Servizi sociali e Sanità” e “Assetto del Territorio” per aggiornare i Consiglieri sulle problematiche, sulle tempistiche di ripresa e fine lavori e sull’assegnazione dei lotti. La maggioranza ha risposto con una pernacchia...
“Nel progetto originale" – aveva insistito la consigliera comunale Elisabetta Piccoli– "erano previsti saggi di campionamento del sottosuolo proprio per verificare la presenza di amianto. Erano state anche previste somme per la bonifica…”.
Insomma, secondo Piccoli, l'assessore Francesco Comotto avrebbe preso un granchio grande come una casa. Si sarebbe concentrato sulle casette e non sull'amianto, come invece avrebbe dovuto fare fin dall'inizio. E adesso che si fa? Boh...
Per settimane un silenzio sconfortante. Non si riusciva a capire quanto fosse grande, né quanto amianto contenesse quel terreno. Il rischio è che ce ne fosse tanto, troppo...
Questo uno dei motivi per cui i lavori, in un primo tempo, si erano fermati.
“Per la bonifica del sito era stata prevista una somma" – aveva messo le mani avanti il primo cittadino Matteo Chiantore – andando avanti di questo passo non basterà e si dovranno trovare delle soluzioni…”.
Poi, pareva che il problema fosse legato a chi di notte continuava a scaricare materiale senza dare nell’occhio.
Infine, a stretto giro, la buona notizia: l’Amministrazione comunale informava di aver attivato la procedura con Città metropolitana e d'aver affidato a un professionista l’incarico per un piano di bonifica. Si prevedeva un costo di 260 mila euro, che sono molti, ma decisamente meno di quanto si temesse.
Da allora di nuovo silenzi e non c'è neanche "Agnesi" che parla..
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