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Il mistero del frantoio per le olive che costa un'occhio della testa ma "forse" non si fa

Tra ulivi inesistenti, fondi pubblici e progetti mai troppo chiari, l’ex Area Obert si trasforma in un pozzo senza fondo. E alla fine, questo frantoio si farà o no?

il sindaco Vincenzo Armenio

Il sindaco Vincenzo Armenio

In principio fu il frantoio, in Canavese, una terra che di ulivi, diciamocelo, non ne ha mai visti molti.

No! Non è l’inizio di una saga epica, ma la cronaca tragicomica delle mirabolanti ambizioni delle amministrazioni comunali succedutesi senza soluzione di continuità in quel di Forno Canavese. Oiettivo dichiarato: dare un senso all’ex Area Obert.

Più che un’opera pubblica, un vero e proprio pozzo di San Patrizio, dove i soldi vanno e vengono, si materializzano e scompaiono a ritmi impressionanti. Oggi ci sono, domani non ci sono, oggi si fa una cosa, domani se ne fa un'altra, poi c'è un'idea ma l'idea non è quella, poi c'è un progetto ma il progetto non è quello..

Tutto ricomincia qualche anno fa, quando il Comune porta a casa un contributo da 23.800 euro – spiccioli, direte... – per uno studio di fattibilità su una sede per le associazioni e… un frantoio. Sì, come se le due cose fossero naturalmente connesse. Immaginate le associazioni che, dopo aver dibattuto su bilanci e tesseramenti, si rilassano frangendo olive. Un’occupazione impegnativa, ma gratificante.

La verità, però, è che i soldi spesi (e quelli che si vorrebbero spendere) sono molti di più. Negli ultimi cinque anni, la famosa Area Obert ha già assorbito 300.000 euro per un primo lotto di lavori, e ce ne vorrebbero almeno altri 200.000. A questi si sommano gli investimenti passati, ben 9 miliardi di vecchie lire. E mica è finita qui! Tra le tante idee che frullano per la testa quella di un salone polivalente da 450 posti, con cucina annessa, per un investimento totale di oltre 2.5 milioni di euro.

Viene quasi da chiedersi se Forno non stia preparando un colpo di scena in grande stile, ma i numeri, si sa, vanno e vengono e questi non fanno eccezione.

Ogni volta che si tira fuori questa storia, però, tutto ruota attorno al frantoio.

Durante la campagna elettorale, tra slogan e promesse, una cosa era chiara a tutti: “No al frantoio!”. Ma il candidato sindaco Vincenzo Armenio, con una calma degna di un filosofo zen, spiegava che nel progetto finanziato dalla Regione c’era scritto “sede associazioni e frantoio” solo perché era la prima cosa che era venuta in mente all’amministrazione uscente.

Geniale, no?

"Non è un frantoio vero - aggiungeva - non ci mettiamo nulla dentro, lo dico chiaramente." Insomma, frantoio di nome, ma non di fatto.

In un comunicato stampa poi si leggeva: "Abbiamo partecipato a un bando e ottenuto 23.800 euro a fondo perduto. Il contributo è stato destinato alla sistemazione della sede della Proloco nell’ex Area Obert. Il progetto riguarda il rifacimento del tetto, la chiusura del porticato e l’impianto elettrico e di riscaldamento. Nel progetto non sono previste spese per macchinari da frangitura."

Nella foto Daniela De Rossi

E con un candore quasi disarmante, Armenio concludeva e ammetteva: "Ho piantato degli ulivi, come tanti a Forno. Ma i 155.000 euro servono solo per rifare il tetto e per la sede della Proloco. Nessun macchinario per frangere olive. Mi è venuto in mente frantoio perché faccio parte dell’ASSPO di Vialfrè. Magari il progetto piace."

Insomma, all’amministrazione comunale piaceva il nome e l’ha buttato lì. E se tra dieci anni le olive dovessero arrivare, si organizzerà una bella gita a Vialfrè, Settimo Vittone, Pinerolo o Trino Vercellese per frangerle.

Tutto chiaro? Più o meno. Ci mancava il colpo di scena ed è arrivato pure quello. Un giorno, la consigliera Daniela De Rossi si reca a Pont, alla sede dell’Unione Montana dell'Alto Canavese, e cosa trova? Un documento ufficiale che inserisce il frantoio  tra gli impegni dell’Amministrazione di Forno.  Tra le altre cose si legge: "Progettazione e riqualificazione del frantoio nell’ambito degli interventi per le infrastrutture di montagna. Al piano terra è prevista la creazione di uno spazio per incentivare la coltivazione dell’ulivo. Si realizzeranno locali tecnici e una sala riunioni."

Il tutto per un investimento di 223.000 euro, con un cofinanziamento di 53.000 euro.

La domanda sorge spontanea: questo frantoio si fa o no? La risposta, a quanto pare, cambia a seconda del giorno della settimana.

Passano pochi giorni e il sindaco, il 21 settembre dichiara: "Oltre alle sedi delle associazioni, realizzeremo anche un frantoio, visto che ci sono tanti uliveti in paese."

Alla faccia del frantoio che non si doveva fare!

E ci viene subito un gran mal di testa. Ma non erano 155.000? E ora questi 223.000? Il frantoio esisterà mai o è solo una "presa in giro", la chiave giusta da utilizzare insieme alla parole "green" per ottenere dei soldi dalla Regione? Boh!

La produzione di Olive in Canavese

La produzione di olio in Canavese, pur non essendo storicamente radicata come in altre regioni d’Italia, ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni, grazie soprattutto a un adattamento dell'olivicoltura alle condizioni climatiche locali.

Le principali varietà coltivate in Canavese includono il Leccino, il Frantoio, il Pendolino e il Leccio del Corno, tutte note per la loro resistenza alle gelate. 

Negli ultimi anni, la produzione di olio in questa zona ha visto una crescita significativa: nel 2022-2023 sono state raccolte 60 tonnellate di olive, da cui sono stati ricavati 8.200 litri di olio. Questo rappresenta un incremento del 500% rispetto agli anni precedenti, quando la produzione era decisamente inferiore.

La coltivazione degli ulivi in Canavese è concentrata in località come Settimo Vittone, Nomaglio e altre aree collinari, dove il microclima favorisce la crescita degli ulivi e la produzione di un olio di qualità simile a quello prodotto in regioni più tradizionalmente olivicole come il Lago di Garda​.

E poi c'è Vialfrè. Qui la coltivazione degli ulivi ha iniziato a prendere piede in tempi relativamente recenti, con una produzione orientata verso un’agricoltura di nicchia, legata a progetti locali e comunitari. Gli uliveti a Vialfrè sono spesso gestiti da piccoli coltivatori e associazioni, e in particolare, la zona ha visto la crescita dell'interesse grazie al coinvolgimento di realtà come l’ASSPO (Associazione Produttori di Olio Piemontese), di cui fanno parte agricoltori locali, tra cui lo stesso sindaco Vincenzo Armenio.

In quest'area, come nelle altre località canavesane, la produzione è modesta rispetto alle regioni tradizionalmente olivicole d'Italia, ma gode di un microclima favorevole che permette una resa discreta e la possibilità di ottenere oli di qualità.

Il frantoio di riferimento nella zona è quello del Circolo Molino Lingarda a Settimo Vittone, uno dei sei frantoi comunitari presenti in Piemonte, che lavora olive provenienti dal Canavese e dalla Bassa Valle d'Aosta ma ne esiste anche uno noto come Frantoio dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea, gestito dall'ASSPO (Associazione Piemontese Olivicoltori) operativo dal 2007. Nel 2021 ha trattato circa 700 quintali di olive.

In tutta la provincia di Torino, sono circa 33 gli ettari dedicati alla coltivazione di ulivi, con una produzione di circa 1.300 quintali di olive che danno vita a 19.500 litri di olio extravergine di oliva all'anno.

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