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Ivrea

Parcheggi blu o rapina legalizzata?

Parcheggi stretti, tariffe alte e un Comune che incassa. Innovazione? No, solo vecchi trucchi per svuotare le tasche ai cittadini

Parcheggi lillipuziani

Parcheggi lillipuziani

Ivrea, la città delle mille contraddizioni! Da un lato, culla dell’innovazione, con l’Olivetti e le grandi idee del passato; dall'altro... via Aosta con nuovi stalli blu lillipuziani, disegnati con la matita spuntata di chi non ha mai parcheggiato un'auto in vita sua. Piccoli, troppo piccoli per le macchine dei giorni nostri. A misura di giocattolo, verrebbe da dire.

Inutile chiedersi chi sia il genio del “colpo di pennello”? O quale assessore comunale dovrebbe controllare…

 Sui social, neanche a dirlo, se ne stanno dicendo di tutti i colori. Un unico indirizzo: l’amministrazione comunale, che risponde con il più classico dei silenzi.
Gli utenti online non si sono risparmiati. "Sono i parcheggi a essere corti o le auto a essere troppo grandi?" si chiede Pier Franco Frigo. "È passato mio cuggino a fare le strisce" aggiunge Max HC FC Imperatore, con ironia affilata.
E per non farci mancare l'amarezza, c'è chi, come Elisabetta Ocleppo, alza la voce contro quella che definisce una "rapina legalizzata". Perché sì, tra parcheggi stretti e ticket salati, sembra proprio che la città abbia trovato il modo perfetto per fare cassa. Alla fine, come dice Nosliv Rosso, siamo "strani davvero": i parcheggi liberi ai supermercati e quelli a pagamento vicino agli ospedali, dove magari ci si reca già abbastanza stressati.

Una lotta senza quartiere tra cittadino e strisce, dove la vera vittoria si consuma solo nello sfottò.
"Ivrea dovrebbe pagare chi si avventura sulle sue strade tutte a buchi e super sconnesse" - stigmatizza Antonia Rossi - "Se uno è stato operato, si può dimenticare di attraversarla o saltano i punti!".

Ecco, signori, il vero rischio: non è la multa, è il salto di punti di sutura.
La verità? C’è che a Ivrea si sta proprio esagerando con le “pennellate” di blu. Non da oggi. Talmente grave è la situazione che nel 2021 la città era finita su “Mi manda Rai Tre”, la celebre trasmissione Tv condotta da Federico Ruffo.

Sertoli in rai

 
Erano venuti sotto le rosse torri chiamati da un cittadino, Giovanni Ferraioli. La figura che ci aveva fatto la città non era stata certo delle migliori: quella di un Comune che senza i parcheggi a pagamento (ne ha 1.100) non saprebbe più come fare a tirare avanti. Insomma, i parcheggi servono a fare cassa e poco importa se rappresentano una tassa occulta per chi si reca in posta, in banca o all’ospedale per una visita.

“I parcheggi a pagamento consentono la rotazione... Evitano che si lasci l’auto per tutta la giornata...”.
In ogni caso: “Si tratta di un gettito che ha la sua importanza...” aveva risposto l’allora sindaco Stefano Sertoli in collegamento dal Municipio.
“Questa sincerità le fa onore...” aveva ribattuto Ruffo. Gran bella consolazione...
Quel che non era venuto fuori - e che probabilmente avrebbe fatto tremare l’antenna Tv e gridare allo scandalo mezza Italia - è che a Ivrea, nonostante le dimensioni (appena 23 mila abitanti, poco più che un paesello), per la gestione dei parcheggi s’è addirittura messa in piedi una “municipalizzata”.

Ha 5 dipendenti, uno stato patrimoniale che viaggia intorno ai 3 milioni di euro l’anno e possiede diversi immobili: in via Cesare Pavese 8 (sede), 6 unità immobiliari adibite a uffici e il piano interrato adibito a magazzino in via Primo Levi 11 (affittati a enti pubblici) e un terreno adibito a parcheggio in via Aosta 2.

Nel 2023 la società ha incassato dalla sosta più di un milione di euro, che non sono bruscolini... E nel 2024, grazie a un aumento delle tariffe, incasserà ancora di più. Dove si pagava 0,85 centesimi all’ora si paga 1 euro e 20, e dove se ne tiravano fuori 0,55 si devono aggiungere 20 centesimi. Una batosta senza uguali, considerando che in città più o meno delle stesse dimensioni la sosta costa decisamente meno: a Chivasso la tariffa massima è di 0,80 centesimi, a Settimo Torinese di un euro, a Ciriè di 1,10 centesimi e, se vogliamo pisciare lungo, a Montecarlo, che è Montecarlo, non si paga nulla per tutta la prima ora e si pagano 2,70 per un’ora e 15 minuti...
Tra le pieghe del bilancio, anche un mutuo acceso nell’aprile del 2006 con l’istituto Banca Sella di 2.900.000 euro per l’acquisizione dell’immobile in cui hanno sede gli Uffici Giudiziari. S’aggiunge, nel 2017, un altro mutuo con Banca d’Alba per rimborsare i debiti che la società aveva contratto con il Comune di Ivrea per 450.000 euro (la convenzione prevede il pagamento di un canone da parte di Ivrea Parcheggi di 303.500 euro per i parcheggi più 20.000 per l’autosilo).
Tutto chiaro? Tutto limpido?
Non tanto. Quel che non torna è che vada avanti tutto liscio come l’olio, come se una gran parte della maggioranza si fosse dimenticata delle battaglie combattute quando sedeva all’opposizione e dichiarava guerra un giorno sì e l’altro pure alle aziende partecipate dal Comune.

Qualcuno si ricorda ancora cosa diceva Francesco Comotto di Viviamo Ivrea?
E il grillino Massimo Fresc?

Tant’è! Ce ne dovremo fare una ragione se è vero - e lo è - che il sindaco Matteo Chiantore ha lasciato le cose così come stanno o, se si preferisce, così come aveva deciso di lasciarle l’ex sindaco Stefano Sertoli, e, prima ancora, Carlo Della Pepa, in perfetta continuità politica e gestionale tra centrodestra e centrosinistra, il che la dice lunga su quelle differenze che qualcuno cerca come la Titina, ma con il cavolo che si riescono a trovare.

Prendere o lasciare. Chiantore “prende” e ha già messo in pista un vero e proprio rilancio di Ivrea Parcheggi, a cui vorrebbe affidare una serie di lavori pubblici che è poi un escamotage per non sottostare a tutti i vincoli a cui è sottoposta un’Amministrazione comunale. Agli ausiliari (la notizia è della scorsa settimana) ha anche affidato un pezzo in più di attività sanzionatoria, in precedenza affidata ai vigili urbani, che sono solo quattro e (ahìloro) non ce la fanno.
Chissà se Comotto lo ha mai redarguito come a suo tempo fece con Carlo Della Pepa (“Questa società - tuonò - si è occupata di tutto ai limiti dello statuto. Ha anche acceso un mutuo per acquistare gli immobili in cui oggi hanno sede gli uffici giudiziari. Che cosa c’entra con la gestione dei parcheggi l’acquisto di un edificio? Mica è un’immobiliare...”) e con Stefano Sertoli quando gli ricordò che a Ivrea Parcheggi, la precedente amministrazione aveva anche attribuito la facoltà di fare appalti e sistemare i parcheggi.

Massimo Fresc e Francesco Comotto

Massimo Fresc e Francesco Comotto

“Non funziona così” - si era messo a urlare - “Se l’ufficio tecnico non serve, chiudiamolo...”.
Sertoli lo ascoltò con interesse, Della Pepa non se lo filò neanche di striscio e, nel 2017, il Comune decise di affidare a Ivrea Parcheggi niente meno che la manutenzione, costata 200 mila euro, di piazza Freguglia, non prima della manutenzione straordinaria di piazza Credenza, per altri 200 mila euro.
Insomma, siamo alle ovvietà e potremmo quasi mettere le mani sul fuoco. Anche con il centrosinistra di Chiantore, presto, in consiglio, andrà in scena l’ennesima ‘celebrazione’ dell’efficienza imprenditoriale dell’organizzazione aziendale, magari non tanto “asburgica”.

Con Sertoli, l’ultima volta che se n’era parlato, il dibattito aveva preso una brutta piega.
Tutti, tra le file dell’Opposizione, a cominciare dal Pd, su Ivrea Parcheggi avevano sottolineato di non capirne l’utilità.
“Vogliamo conoscere il futuro e perché la si utilizza solo per controllare chi paga il parcheggio...” aveva inforcato il capogruppo del Pd, Maurizio Perinetti, che peraltro chiedeva di passare da un consiglio di amministrazione composto da tre persone all’Amministratore unico, tanto per risparmiare un po’ con le indennità.

“Basta! Chiudiamola! Controlla solo i tagliandi della sosta...” - gli aveva fatto eco Massimo Fresc, oggi assessore alle partecipate - “E smettiamola di dire che non si può chiedere perché c’è un mutuo. A fare utili con le riduzioni del canone in favore del Comune sono capaci tutti... E parliamo di un canone stabilito 15 anni fa che non è mai stato indicizzato. Qualcuno me lo spiega perché quando aumenta l’introito il contributo non aumenta?”.
Con l’amaro in bocca anche Francesco Comotto, non solo con Ivrea Parcheggi, ma un po’ con tutto. “Vado a vedere quali sono le partecipazioni” - stigmatizzava - “e trovo una sfilza di società per le quali non si può incidere neanche se ci mettessimo attaccati al lampadario... Ci sono nove società partecipate da Smat di cui noi non sappiamo nulla ma non possiamo dire nulla. Mi chiedo che cosa serva investire qui il nostro tempo...”.
Insomma, benvenuti a Ivrea, città dell’Unesco e della finanza creativa, dove con la scusa della “rotazione” si è peraltro dato un bel colpo al commercio dei centri storici e una gran bella mano ai centri commerciali, dove di parcheggi ce n’è a volontà e rigorosamente gratis...

E poiché al peggio non c’è limite, come finti tonti, qualche mese fa (correva giugno) Comotto e Fresc han detto “va bene” alla riconferma di Uberto Bona alla presidenza della società che, per la cronaca, è controllata all'85% dal Comune. Bona, biellese, libero professionista nel settore della consulenza aziendale e formazione, era stato nominato presidente dal centrodestra di Sertoli.


Fuori dal CdA Tania Marino e il vice presidente Calogero Terranova, nominato nel 2018 dall'Aci, che però continua ad occupare la poltrona di presidente di SCS, nonostante quel gran casino piantato sulla tassa rifiuti non pagata.
Al loro posto, come rappresentante del Comune, è entrata l'architetta Raffaella Cegna, e per l'Aci, Pino Barra, noto commercialista eporediese.
“Lo abbiamo confermato” - aveva dichiarato Chiantore a proposito di Bona - “perché ha lavorato bene e questo a conferma che da parte nostra non c'è nessuna intenzione di fare nomine politiche piazzando nostri rappresentanti nelle società controllate”.

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