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Il caso
22 Luglio 2024 - 12:55
Il Municipio di Colleretto Castelnuovo (immagine creata con IA)
Sembra essersi assestata la situazione amministrativa di Colleretto Castelnuovo, dopo che il quarto mandato del sindaco Aldo Querio Gianetto era cominciato fra dimissioni e polemiche. Il consiglio comunale, riunitosi ben tre volte in meno di un mese per surrogare gli esponenti della minoranza che via via si erano dimessi, con la seduta di lunedì 15 luglio è tornato alla normale composizione: otto rappresentanti della maggioranza (sindaco compreso) e tre dell’ opposizione. Anche se l’atmosfera non è delle più distese…
Le prime a presentare le dimissioni erano state la candidata a sindaco Marina Carlevato e la più votata tra i consiglieri, Bruna Peila. La seduta d’insediamento, tenutasi il 20 giugno, era stata pertanto caratterizzata da due posti vuoti, anzi da tre perché anche l’ultimo degli eletti Fabio Novaria, rimasto formalmente in carica, aveva disertato la riunione. Mancando i rappresentanti della minoranza, si era soprasseduto – su richiesta del sindaco - sul punto riguardante la nomina della Commissione Elettorale Comunale.
Alle due dimissionarie erano subentrate Flavia Casassa e Tania Garello, prime tra i non eletti, ma il 25 giugno erano arrivate anche le dimissioni di Novaria e il 1 luglio quelle di Casassa così che, al consiglio convocato per il 4 luglio ( la surroga deve avvenire entro 10 giorni) si ripresentava la stessa situazione della volta precedente: due posti da riattribuire ed uno – quello della Garello – formalmente assegnato ma di fatto non occupato. Nell’elenco dei Non Eletti di <Uniti per Colleretto> risultavano ora primi Dario Emilio Marchello ed Antonio Bertot, che però non erano presenti in sala e quindi non potevano prendere subito il loro posto fra i consiglieri. Anche a questa seconda seduta partecipavano pertanto solo gli esponenti della maggioranza, che rinviavano ancora una volta la nomina della Commissione Elettorale Comunale mentre procedevano a quella della Commissione Igienico-edilizia (composta da esperti esterni al consiglio) e a quella dei rappresentanti del Comune presso l’Unione Montana, che sono due per la maggioranza ed uno per l’opposizione. Per <Colleretto Futura> venivano designati il primo cittadino Aldo Querio Gianetto e Massimo Ghella (con 4 e 3 voti) mentre un voto veniva attribuito alla Garello, in quel momento unica esponente della minoranza. Non per molto: anche Tania Garello ha abbandonato, rendendo necessaria una nuova seduta per surrogarla, tenutasi la sera di lunedì 15 luglio. Il suo successore Sergio Fasci era presente nella parte della sala riservata al pubblico e, appena votata la surroga, ha potuto prendere posto al tavolo del consiglio, dove già c’erano Marchello e Bertot. Nessuno ha più rinunciato all’incarico. Si è pertanto proceduto con gli adempimenti rimasti in sospeso, a cominciare dalla famosa Commissione Elettorale. Si è dovuto anche votare nuovamente per il rappresentante della minoranza nell’Unione Montana, dove la Garello è stata sostituita da Bertot.
Durante la breve seduta di consiglio del 15 luglio l’atmosfera è stata di tensione contenuta, con qualche domanda impropria da parte della minoranza e qualche risposta un po’ brusca da parte del sindaco. Bertot ha chiesto se fosse proprio necessario ricorrere allo scrutinio segreto per la Commissione Elettorale e se non si potesse invece procedere per alzata di mano. Querio Gianetto ha così motivato l’esistenza di questa norma, che ovviamente è uguale in tutti i comuni italiani: “Il voto è segreto per garantire correttezza e trasparenza soprattutto nelle grandi città, dove sono presenti i partiti e dove, in determinate commissioni, è previsto un gettone di presenza. La Commissione Elettorale poi ha un grande peso perché nomina gli scrutatori: noi abbiamo sempre fatto ricorso al sorteggio ma nei comuni di maggiori dimensioni si tratta di scegliere centinaia di persone e queste persone percepiscono un compenso…”
Sempre Antonio Bertot ha chiesto perché, durante la seduta del 4 luglio, alla quale non era presente nessun consigliere di minoranza, fosse stata designata Tania Garello come rappresentante dell’opposizione presso l’Unione Montana: non si sarebbe potuto aspettare, evitando di dover ora procedere ad una nuova nomina?
“No - ha spiegato il sindaco – perché ci sono dei tempi da rispettare. L’Unione al momento è ferma perché quattro comuni su sei sono andati al voto e devono nominare i loro nuovi rappresentanti: solo dopo che tutti li avremo comunicati verrà convocato il Consiglio dell’Unione, le nomine verranno convalidate e si comporrà la nuova giunta. Cintano e Chiesanuova hanno già provveduto e Borgiallo lo farà tra pochi giorni. Noi avevamo votato la Garello perché era l’unica non dimissionaria del vostro gruppo. Se anche questa volta non ci fosse stato nessuno di voi avremmo dovuto nominare uno dei nostri”.
La tensione fra il sindaco Aldo Querio Gianetto ed il consigliere di minoranza Antonio Bertot, che si è trasformata in scontro aperto subito dopo il termine della seduta, è causata a quanto pare dal fatto che i due si fossero trovati a lungo dalla stessa parte: Bertot vanta infatti una lunga esperienza in consiglio, sia in maggioranza che all’opposizione. Ha cercato il dialogo sostenendo che “Se si entra in un’altra lista, non significa diventare nemici” ma il sindaco non aveva nessuna voglia di dialogare: “Sono completamente schifato dallo spettacolo indecoroso che il nostro comune ha offerto. Abbiamo dovuto convocare tre sedute, una dopo l’altra, per surrogare i dimissionari. Non ho più voglia di perdere tempo”.

Il sindaco Aldo Querio Gianetto
Rispetto al succedersi delle dimissioni, il sindaco ha detto di non voler fare commenti: “Non c’è nulla da dire quando per dieci anni si sono approvate tutte le delibere proposte dalla maggioranza e poi ci si dimette sostenendo di non essere stati ascoltati”. I tre consiglieri di minoranza che hanno preso il posto dei dimissionari e che intendono rimanere al loro posto (Marchello, Bertot e Fasci) spiegano di averlo fatto “perché la nostra lista ha ottenuto comunque il 46% dei voti ed è giusto che questa parte dell’elettorato venga rappresentata. Si era parlato, all’interno del gruppo, della volontà degli eletti di dimettersi. Sono scelte soggettive e non entriamo nel merito ma non le condividiamo altrimenti si offrirebbe alla maggioranza, su un piatto d’argento, la possibilità di governare da sola”.
Per quali motivi ben cinque esponenti dell’opposizione hanno dato le dimissioni subito dopo essere stati eletti?
Marina Carlevato e Bruna Peila, le prime ad averlo fatto, ringraziano “tutti i collerettesi che hanno voluto esprimerci fiducia” e spiegano: “Le nostre proposte, i nostri suggerimenti, non sono praticamente mai stati ascoltati e raramente qualche componente della maggioranza ha avuto il coraggio di esprimere opinioni”. Ricordano come, negli anni i cui la Carlevato era stata sindaco, avessero “sempre cercato di lavorare per il territorio, lasciando in disparte ogni appartenenza politica ed ogni forma di personalismo e campanilismo e cercando la condivisione. Abbiamo sempre pensato che I piccoli comuni non vanno visti come un peso e con il nostro programma avremmo voluto cambiare, migliorare e rendere nuovamente attrattivo il nostro paese”.

Marina Carlevato
Tante le critiche alla maggioranza guidata da Aldo Querio Gianetto: “Non ha voluto cogliere le opportunità offerta da diversi bandi e soprattutto dal PNRR, decidendo altresì di non partecipare al progetto Green Community Sinergie in Canavese. Su questo avevamo manifestato il nostro dissenso in Consiglio così come sulla proposta di uscire dall’Unione Valle Sacra e sul mancato rinnovo del servizio di trasporto pubblico per i ragazzi della Scuola Media (le famiglie stanno ancora aspettando il contributo di 500 euro promesso dal Sindaco). Più volte abbiamo sollecitato la manutenzione della via centrale (effettuata dopo otto anni e per nulla risolutiva) ed abbiamo sottolineato la mancanza di manutenzione delle staccionate. Potremmo citare altri esempi ma riteniamo ormai irrilevante tornare a parlarne”.
Rispetto alle critiche espresse dal sindaco sul fatto di aver approvato molto spesso le delibere proposte dalla maggioranza, dichiarano: “Spesso abbiamo votato a favore semplicemente perché si trattava di ordinaria amministrazione, altre volte ci siamo astenute, alcune siamo state volutamente assenti per non votare contro. Con la maggioranza non esiste possibilità di dialogo e senza un dialogo democratico e partecipativo, non c’è alcuna possibilità di costruire un futuro migliore per il nostro paese”.
Rispetto alla scelta di lasciare il consiglio, Carlevato e Peila dichiarano: “Queste decisioni sono state prese in totale accordo con tutto il nostro gruppo, individuando i tre nomi (Marchello, Bertot e Fasci) che hanno acconsentito a continuare il cammino prendendo il nostro posto. Magari volti nuovi verranno maggiormente considerati ed ascoltati. Certamente non mancherà il sostegno esterno da parte dell’intera nostra lista”.
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