Con una mozione presentata dalla consigliera di Viviamo Ivrea, Vanessa Vidano, e approvata nel corso dell’ultimo consiglio comunale, il consiglio comunale, la scorsa settimana, si è espresso a favore della piena autodeterminazione del popolo palestinese e del riconoscimento dei suoi diritti, attraverso il riconoscimento dello Stato di Palestina. Obiettivo: due popoli in due Stati e un immediato cessate il fuoco a Gaza, in Cisgiordania e in Israele.
«Da piccola mi capitava di chiedere ai miei genitori perché accadessero le cose», racconta Vidano. «Ricordo ancora quando vidi in TV le immagini del genocidio in Ruanda, e chiesi a mio padre perché non stessimo andando a fermarli, a fargli fare la pace. Mio padre mi rispose che quello era compito del nostro governo, ma che il nostro era dire al governo che quello che stavamo vedendo non ci piaceva, che era necessario agire per fermarlo. Quello che vorrei dire ai bambini di Ivrea è che il senso di questa mozione è proprio questo: dire al governo che quelle immagini che vediamo, quei volti senza nome, quei nomi senza volto, quei bimbi senza futuro, non li vogliamo più vedere».
Per arrivare al testo definitivo della mozione si è chiesto aiuto alle associazioni e degli attivisti eporediesi solidali con la Palestina.
La proposta, nata inizialmente come ordine del giorno, è stata poi trasformata in mozione grazie al lavoro del consigliere di minoranza Massimiliano De Stefano. Sua l'idea di aggiungere l'impegno ad organizzare una videoconferenza con i rappresentanti dell’amministrazione di Beit Ummar, villaggio palestinese gemellato con Ivrea nel 2003.
«È stato un modo per dare al dispositivo una maggiore concretezza, al di là dell'azione politica - ha spiegato De Stefano - Per questo abbiamo immaginato un collegamento in diretta con il villaggio di Beit Ummar... una proposta semplice da concretizzare».
Fine delle premesse, spazio al dibattito...
«Non saremmo voluti tornare su questo tema», ha preso la parola Andrea Gaudino. «Dopo 7 mesi i morti sono passati da 14 a 37 mila. Purtroppo si sta continuando a uccidere.... Purtroppo, e forse anche un po’ per fortuna, sono state riconosciute le responsabilità sui crimini che si stanno compiendo».
Sul lato opposto i consiglieri Gabriele Garino e Andrea Cantoni.
«Con Gaudino - ha ricordato Cantoni - siamo riusciti a evitarci uno scandalo diplomatico (il riferimento è a quella frase: "Se Hamas è terrorista, anche Israele lo è") e con Vidano abbiamo ci dovremmo accontentare della luna. Ricordiamo le vergognose parole riferite in questa sede e non sono ancora arrivate le scuse. Quella frase è un’onta che macchia le esperienze di tutti noi…».
E poi ancora: «Voglio esprimere la mia totale vicinanza ai cristiani in Terra Santa e al Patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che ogni giorno si spende in prima persona per aiutare tutti indistintamente dalla fede… Detto questo, non posso accettare alcune cose di questa mozione e non posso leggerla con sguardo acritico. Gli israeliani nelle mani di Hamas non sono prigionieri ma ostaggi. Vorrei poter gridare due popoli e due stati, ma per il momento sono costretto a gridare Palestina libera e libera da Hamas, quindi grazie Israele. La liberazione della striscia di Gaza da Hamas è l'unico presupposto e prerequisito per parlare di riconoscimento della Palestina. Fino a quando non si arriverà a tale soluzione, non si potrà parlare di riconoscimento. Non possiamo permettere che Hamas sieda ai tavoli internazionali come un interlocutore qualsiasi. Stiamo parlando di terrorismo, e il terrorismo si estirpa alla radice».
In finale, Emanuele Longheu (Pd) ha ammesso di non capire i toni «così irruenti» di Cantoni e come si possa non parlare di pace pensando ai bambini che crescono in un mondo di rabbia e rancore che porterà altra rabbia e violenza.
Infine, la consigliera Vanessa Vidano si è offerta di modificare il testo senza successo: «Non si sta speculando. Chiediamo il riconoscimento dello Stato di Palestina come fanno meloni e tafani».