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18 Giugno 2024 - 09:55
La scuola dei genitori permette alle donne di emanciparsi
Arrivano in Italia ricongiungendosi ai mariti e poi finiscono chiuse in casa a fare lavori domestici. Mentre gli uomini escono per lavorare e i figli crescono negli asili e nelle scuole italiane, loro restano tra le mura domestiche a cucinare, lavare, stirare. Le storie delle donne immigrate in Europa dal Medio Oriente o dall’Africa hanno spesso questa trama.
E mentre i figli iniziano a prendere l’accento del luogo d’arrivo e a parlare l’italiano meglio dei genitori, le madri lo parlano poco e male, vincolate come sono al lavoro di cura.
A Settimo Torinese c’è un progetto ambizioso, unico nel suo genere sul territorio metropolitano torinese, che tra i tanti obiettivi ha quello di permettere a queste donne l’integrazione.
L’ha realizzato la Fondazione Comunità Solidale, partecipata anche dal Comune di Settimo, e consiste nella realizzazione di uno spazio gioco per i figli delle persone che devono frequentare i corsi di prima alfabetizzazione al Centro per l’Istruzione degli Adulti di Settimo.
Bambini impegnati nelle attività didattiche al CPIA di Settimo
“Lo spazio è stato ricavato all’interno del Cpia - spiega la presidente della Fondazione Tiziana Tiziano -. Qui, i genitori possono lasciare i bambini mentre frequentano i corsi”.
Il progetto è partito a gennaio 2022, e continua a riscuotere adesioni. A beneficio di tutto il nucleo familiare impegnato nel processo di integrazione sul territorio, ma soprattutto delle donne: “Volevamo garantire alle mamme un percorso di integrazione e ai bambini la socializzazione coi coetanei” spiega Viola Fornasari, operatrice per l’integrazione del progetto Sai.
E infatti “per alcune madri - aggiunge Tiziano - è una boccata d’aria: lo spazio bimbi permette loro di staccarsi dal lavoro di cura, che svolgono spesso da sole perché non hanno familiari che le supportino. Per loro non si tratta solo di imparare l’italiano, ma di uscire di casa e socializzare”.
Come nel caso di una donna emigrata nel torinese dodici anni fa senza aver avuto l’occasione di imparare l’italiano: “Aveva saputo del progetto ed era venuta da noi a chiederci di accoglierla per farla uscire di casa” spiega Fornasari.
Lo spazio gioco ha accolto, subito dopo la partenza, anche le famiglie emigrate in Italia dopo la crisi afghana. Le differenze culturali, in questo caso, hanno reso il percorso più tortuoso: “In Afghanistan i bambini cominciano la scuola a sette anni - spiega Fornasari - e quindi le famiglie in prima battuta preferivano affidare i bambini alle donne tenendoli a casa”. Prezioso è stato in questo caso il lavoro dei mediatori culturali e delle educatrici.

Un momento di gioco per i bimbi del CPIA
Una volta superate le diffidenze, il progetto è cresciuto. Dai cinque bambini accolti il primo anno si è passati ai dieci del secondo e ai quindici di quest’anno, complice anche l’inizio del conflitto in Ucraina dopo l’invasione su larga scala operata dalla Federazione Russa il 24 febbraio 2022. In realtà, vista l’unicità del servizio, di richieste di adesione ne sono arrivate molte di più di quelle a cui lo spazio gioco potesse rispondere: solo quest’anno ne sono arrivate ventiquattro.
Ad accogliere i bambini c’è un team di volontarie qualificate ed educatrici con un obiettivo preciso: iniziare a scolarizzare i bambini in vista dell’inserimento all’asilo o tra i banchi della Primaria. “Non si tratta di un servizio sostitutivo dell’asilo nido - aggiunge Tiziano -: il nostro obiettivo è inserirci solo per dare assistenza ai genitori che hanno un bisogno specifico: quello di fare un corso di italiano”. E quindi di capire la lingua del paese che sarà la loro casa per sempre.
A concorrere al processo di integrazione per queste donne c’è anche un “lavoro di contesto”, come lo definisce Michele Pizzino, del direttivo Casa dei Popoli (socia di Fondazione Comunità Solidale): è il lavoro portato avanti dalle volontarie che organizzano le feste di inizio e fine anno scolastico, a cui sono invitati tutti i bambini di Settimo: “È importante che queste madri possano partecipare a dei momenti di conoscenza delle altre famiglie” spiega Pizzino.
E i risultati non si fanno attendere: “Un giorno - ricorda Fornasari sorridendo - si è presentato il papà di uno dei nostri bambini per ringraziarci, perché il figlio aveva cominciato a parlare italiano da noi mentre la moglie frequentava i corsi al CPIA”.
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