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02 Giugno 2024 - 10:51
Pietro Colucci
La notizia è di quelle che fanno abbastanza rumore ma non troppo: La Svolta, il giornale online che aveva conquistato il cuore di numerosi lettori, è stato messo offline. Una "chiusura" che sa di censura, un colpo di mano che parla chiaro: qualcuno ha voluto mettere a tacere una voce che con un articolo (dicasi uno) è diventata scomoda. Quel qualcuno è Pietro Colucci, amministratore delegato e proprietario di Sostenya e anche de La Svolta, una società che si vanta di promuovere la sostenibilità ambientale, ma che evidentemente ha poco a cuore la trasparenza e la libertà di stampa.
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La vicenda è iniziata tre settimane fa, quando La Svolta ha pubblicato una nota redazionale informando i suoi lettori che Colucci è indagato per corruzione nell'inchiesta genovese che ha travolto il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti. Una notizia scomoda che si sarebbe anche potuta non dare ma che, se non data, avrebbe messo in evidente stato di imbarazzo l'intera redazione.
La reazione di Colucci? Far mettere offline il sito e sospendere la direttrice, Cristina Sivieri Tagliabue. Un'azione che trasuda arroganza e paura, un tentativo maldestro di nascondere la polvere sotto il tappeto.
Il colpo di grazia è arrivato con un comunicato della società editrice, per informare i lettori che il giornale stava vivendo un "momento critico". E quale sarebbe questa criticità? Avere un proprietario che non tollera di essere messo sotto i riflettori della giustizia dai propri dipendenti.
Ancor più spregevole pi il licenziamento della direttrice Sivieri Tagliabue colpevole d'aver avuto il coraggio di fare il proprio mestiere, informando il pubblico su un fatto di rilevanza pubblica.
Tant'è! Evidentemente Colucci pensava ad una stampa al guinzaglio che si limitasse a fare da cassa di risonanza ai suoi interessi, ma così non è stato.
Cristina Sivieri Tagliabue non si è arresa e ha affidato a un'avvocata l'impugnazione del suo licenziamento.
Per la cronaca, La Svolta è un giornale online creato nel 2021 sotto la direzione di Cristina Sivieri Tagliabue, giornalista che fino ad allora aveva collaborato con molte testate occupandosi soprattutto di tecnologia e di temi sociali. La proprietà e gli investimenti erano stati del gruppo Sostenya, che possiede soprattutto una società che offre servizi alle aziende per la gestione dei consumi energetici, dei rifiuti e per la sostenibilità ambientale. Il giornale si era proposto ed era stato condotto in questi tre anni come "un quotidiano che racconta i grandi cambiamenti in corso, prestando particolare attenzione all’Ambiente, ai Diritti, all’Innovazione sociale, culturale e tecnologica. Dando voce soprattutto ai giovani e alle donne".
Inutile star qui a sottolineare cosa significa l'imprenditoria declinata sui giornali anche di chi si presenta, come Pietro Colucci ha sempre fatto, come paladino della sostenibilità. La gestione di questa vicenda è un esempio lampante di come il potere possa cercare di piegare l'informazione ai propri scopi. Ma la verità ha una forza tutta sua, e la battaglia di Sivieri Tagliabue è la prova che c'è ancora chi non si piega.
Pietro Colucci è un personaggio molto noto a Chivasso. E’ infatti riconducibile a lui la discarica di regione Pozzo, ex fornace Slet di proprietà di Green Up Spa una società del gruppo Innovatec Spa.
Già presidente del gruppo Waste Italia specializzato in smaltimento rifiuti, raccolta differenziata, gestione di rifiuti speciali e bonifiche, arriva in Liguria nel 2014, in particolare in provincia di Savona, dove inizia a gestire la discarica di Bossarino in autonomia e la discarica di Boscaccio attraverso una società partecipata anche dal comune di Vado Ligure.
Nel 2018 il gruppo Waste ottiene l’ampliamento della discarica di Bossarino, e successivamente di quella di Boscaccio grazie alle autorizzazioni concesse dalla Regione Liguria.
Proprio dagli accertamenti su queste due operazioni erano iniziate le intercettazioni che hanno poi permesso di scoprire i legami e le presunte tangenti tra Toti, l’ex presidente dell’autorità portuale Paolo Emilio Signorini e gli imprenditori Aldo Spinelli, Mauro Vianello e Francesco Moncada.
Per Colucci i problemi cominciano nel 2021 Quando la procura di Genova lo indaga, per finanziamento illecito ai partiti.
In quello stesso periodo "le società riconducibili al gruppo Colucci - si legge nell'ordinanza - avevano avuto come interlocutore istituzionale la Regione Liguria, competente al rilascio di autorizzazioni in materia di gestione delle discariche. Tutti i finanziamenti provenienti dalle società del gruppo riconducibile a Colucci e diretti al Comitato Change e al Comitato Giovanni Toti Liguria non erano stati deliberati dai rispettivi organi sociali e, in alcuni casi, non erano neppure stati inseriti in bilancio".
Tra le altre intercettazioni gli investigatori riportano una telefonata tra Matteo Cozzani (capo di gabinetto anche lui ai domiciliari) e Toti in cui "quest'ultimo faceva esplicitamente riferimento alla necessità di parlare a voce con (o di) tale Colucci in merito "alla roba della discarica"".
Toti: "Digli che se li convoco io qua lunedì, martedì sera anche a cena, Ripamonti, Vaccarezza, Olivieri, che la chiudiamo su tutt... Su tutta la situazione, così mettiamo in fila l'Ato idrico, la cosa, anche perché poi ci si infila dentro anche roba della discarica di Colucci, che voglio parlargliene a voce...".
Scrive la Procura: "Tutti i finanziamenti provenienti dalle società del gruppo riconducibile a Colucci e diretti al Comitato Change e al Comitato Giovanni Toti Liguria non erano stati deliberati dai rispettivi organi sociali e, in alcuni casi, non erano neppure stati inseriti in bilancio".
Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza che si è occupata delle indagini, diverse società del gruppo Waste – Innovatec Spa, Sun Rt O2 Srl, Aker Srl, Diaspa Spa e Sostenya Green Spa – amministrate direttamente da Colucci o a lui riconducibili, avrebbero finanziato in modo illecito due comitati elettorali del presidente Toti tra il marzo del 2016 e il dicembre del 2019. Sono stati trovati vari bonifici per un finanziamento totale di 195mila euro, somme in alcuni casi nemmeno iscritte nei bilanci delle società.
Sempre secondo l’accusa, la coincidenza temporale tra i finanziamenti e le autorizzazioni per l’ampliamento delle discariche concesse dalla Regione Liguria è sospetta, anche perché i bilanci delle società da cui partirono i bonifici ai comitati elettorali di Toti non erano in condizioni di fare investimenti o donazioni. Il gruppo Waste era in concordato preventivo dal maggio del 2018, mentre la società Alex srl era stata addirittura chiusa il 31 dicembre del 2019.
Questi finanziamenti sarebbero illeciti poi anche perché qualsiasi tipo di contributo dato ai partiti politici o alle loro organizzazioni deve essere esaminato e approvato dagli organi societari, per esempio il consiglio di amministrazione, e regolarmente iscritto nei bilanci.
Quando il contributo supera i 5mila euro, inoltre, il partito o il politico che lo riceve deve presentare una dichiarazione sottoscritta anche dall’azienda che lo ha concesso.
Nell’ordinanza si legge che questa vicenda merita un «approfondimento investigativo», cioè nuove indagini, perché finora i magistrati non sono riusciti a trovare prove del legame inequivocabile tra i contributi concessi da Colucci e le autorizzazioni concesse dalla Regione in merito alle discariche.
Per questo motivo per ora la Procura non ha chiesto misure cautelari nei confronti di Colucci.

Fino a qualche anno fa a Chivasso tutti sapevamo che le discariche di Regione Pozzo erano della società SMC (Smaltimenti Controllati), con sede operativa a Chivasso e sede legale a Milano in Via Giovanni Bensi 12/3.
La società SMC faceva parte di Waste Italia, sede a Milano in via Giovanni Bensi 12/3. E la società Waste Italia faceva parte del grande Gruppo Waste Italia di Pietro Colucci, sede a Milano in via Giovanni Bensi 12/3.
Per essere più precisi: il Gruppo Waste Italia di Milano era controllato in maggioranza da Sostenya Group PLC di Pietro Colucci, con sede a Londra, e per una quota di minoranza dalla società di gestione di risparmio Sinergo di Milano.
Negli ultimi anni le cose si sono un po’ complicate. Al vertice troviamo sempre Pietro Colucci: ma tra Chivasso e Londra si sono inserite altre sigle societarie, esse si sono moltiplicate di numero, e forse sono aumentate quelle che hanno sede all’estero.
Al momento in cui scriviamo ci risulta che le discariche di Regione Pozzo - dopo un breve periodo nel quale sono state gestire da SGRA, sede legale via Giovanni Bensi 12/5, sempre del gruppo Colucci - ora sono condotte, in proprietà o in affitto, dalla società Green Up srl, con sede legale a Milano in via Giovanni Bensi 12/3.
Risale al maggio del 2020 l'autorizzazione a Green Up da parte di Città Metropolitana al trattamento (non smaltimento) di rifiuti nel cosiddetto “impianto pneumatici”, in precedenza rilasciata a SMC dal 2016 e per dieci anni.
Che cos’è Green Up?
È controllata al 100% da Green Up Holding, che a sua volta è controllata da SCP Green spa, creata nel 2017 e con sede legale a Milano, via Giovanni Bensi 12/5. E fin qui siamo ancora in Italia.
Ma SPC Green spa è controllata da CLEAN TECH LUXCO SA, società di diritto lussemburghese, nata il 9 novembre 2020 da una scissione societaria della Green LuxCo Capital, anch’essa lussemburghese.
CLEAN TECH LUXCO SA appartiene per il 50,1% alla solita Sostenya Group Plc, sede a Londra e storica cassaforte di Pietro Colucci. E per il 49,9% al “veicolo di investimento” ANCIENT STONES LLC, di cui non si trovanoinformazioni.
Il 10 dicembre del 2020 si aggiunge INNOVATEC che comunica di avere rilevato da Sostenya Group PLC di Colucci il 51% della CLEAN TECH LUXCO SA, che controlla Green Up.
Innovatec, con sede legale a Milano in via Giovanni Bensi 12/3 è un gruppo di società anch’esso in parte controllato da Colucci.
Innovatec appartiene infatti in gran parte dalla rieccola Sostenya Group PLC, la cassaforte londinese di Colucci, la quale controlla anche quel che resta del Gruppo Waste Italia.
Insomma, una galassia, quella di Colucci, sempre più complessa e complicata, e soprattutto con latesta, o le sue tante teste, sempre più lontane da Milano.
Tutti i cambiamenti sono cominciati nel 2016 - 2017, quando una alla volta le società del Gruppo Waste Italia, da SMC a FAECO ad ALICE AMBIENTE a Waste Italia, hanno chiesto al tribunale fallimentare di Milano il concordato preventivo con continuità aziendale.
Il Tribunale, fatte le opportune verifiche, aveva accolto le domande. In seguito alle omologhe dei concordati, le attività e gli impegni delle società concordatarie erano poi state assunte da nuove società create ad hoc, come SGRA, SPC Green SpA, e come la Green Up, che ora gestisce le discariche e gli impianti di Regione Pozzo.
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