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Ivrea
01 Giugno 2024 - 18:37
Graziano Cimadom
Si è svolta, la scorsa settimana, presso il Tribunale di Ivrea, un'udienza del processo che vede sul banco degli imputati Graziano Cimadom, noto imprenditore di Ivrea e fondatore della Manital, accusato di aver usufruito indebitamente di agevolazioni fiscali quando era alla guida dell'azienda. Il pubblico ministero Alessandro Gallo ha richiesto una condanna a un anno e cinque mesi di reclusione.
L'accusa si concentra su circa tre milioni di euro spesi, classificati come "Ricerca e Sviluppo", che secondo l'accusa non corrispondevano alla reale natura degli investimenti. Queste spese includevano lavori al Castello di Parella, un progetto in cui Cimadom e Manital avevano investito molto. Il pubblico ministero ha inoltre richiesto un risarcimento di 3 milioni e 399mila euro per coprire i mancati introiti dell'Agenzia delle Entrate, rappresentata in aula dall'avvocato di Stato Nicola Parri.
La difesa ha evidenziato l'incongruenza di accusare un'azienda con un fatturato annuo di 350 milioni di euro di voler sfruttare indebitamente agevolazioni per soli tre milioni, ma non c'è stato nulla da fare.
In ballo c'era anche l'utilizzo del Bonus Renzi e su questo il pubblico ministero ha avanzato richiesta di assoluzione dando ragione all'avvocato difensore Vittorio Maria Rossini. In buona sostanza Manital non solo non avrebbe beneficiato ingiustamente del bonus, ma avrebbe vantato anche un credito d'imposta di 229mila euro.
La discussione, durata complessivamente due ore e mezza, si è conclusa con la decisione del giudice Andrea Cavoti di aggiornare il processo per ulteriori repliche e per il pronunciamento della sentenza al prossimo 26 luglio alle ore 10.30.
Graziano Cimadom, nato nel 1952, è stato per anni uno di quei imprenditori che, nell'immaginario collettivo, s'era creato da solo. Per tutti, a Ivrea, l’unico in cui scorresse nelle vene un po’ di quel sangue che fu di Adriano Olivetti.
Nel 1989 fonda Manital. L'azienda, inizialmente specializzata nel settore delle pulizie industriali, ben presto estende la sua attività includendo servizi di manutenzione, gestione energetica e facility management. Sotto la sua guida cresce notevolmente, diventando un'azienda di riferimento nazionale nel settore, con contratti sia nel settore pubblico che privato, inclusi servizi per ospedali, scuole, enti governativi e grandi aziende. Giusto per dare dei numeri, poco prima del crollo, nel 2017 Manital (più di 5 mila dipendenti diretti e altrettanti nell'indotto) chiudeva i bilanci con un utile di 1.484.896 euro, debiti per 219.599.283 euro, un fatturato di 245.705.823 e un attivo di 246.548.034.
E più Manital cresceva e più Cimadom veniva portato a spasso per le strade di Ivrea, come se fosse un santo in processione. Illuminato quando elargiva banconote alla Fondazione dello Storico Carnevale. Acculturato quando metteva a disposizione il suo castello di Parella alla Grande invasione di libri. Editore quando pagava pagine intere di pubblicità sui giornali. Atleta con le sponsorizzazioni al Basket di serie A. Umano quando tirava fuori il portafoglio con gaudio e tripudio delle tante associazioni cittadine.
S’aggiunge che era pure di sinistra, in una città che è di sinistra fino a prova contraria. Cresciuto a pane e Pci, delegato sindacale della Sip (la vecchia compagnia telefonica di bandiera) la grande intuizione di Cimadom è stata la Manitalidea Spa, leader nella fornitura di servizi di facility management e consulenza gestionale, qualcosa come 10 mila addetti tuttofare specializzati in una marea di servizi, dalle pulizie, al giardinaggio, passando dal facchinaggio, ai trasporti.
Uno dei progetti più ambiziosi di Graziano Cimadom è stato senza dubbio il Castello di Parella acquistato nel 2011 dalla Manital per dar vita al progetto Vistaterra (start-up creata ad hoc) con un investimento che ha toccato i 40 milioni di euro...
Una visione (ma lui non era un visionario) trasformatasi in incubo tant’è che oggi si ritrova con un patrimonio di oltre 18 milioni di euro sotto sequestro. Nell’elenco una villa di Burolo, 5 moto sportive, un vigneto a Bollengo, fondi, conti correnti, tra cui uno in Francia, presso la Banque Platine di Chamonix individuato attraverso i canali di cooperazione internazionale. Tra i beni sotto sequestro non c’è il castello di Parella di Ivrea, comprato dalla Manital nel 2011.
E si chiude così la storia dell’uomo e di una società gestita, forse, un po’ troppo in pompa magna
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Il cortile del castello di Parella
Stando ai primi accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione “Piazza Pulita” sarebbero stati omessi, per svariati milioni di euro, versamenti dovuti al Fisco per ritenute d’imposta operate dall’impresa sugli stipendi dei dipendenti e sui compensi dei professionisti, che il datore di lavoro effettua per conto del lavoratore.
Dall’altro, per abbattere le somme dovute dall’impresa all’Erario, sarebbero anche stati utilizzati crediti d’imposta non spettanti o inesistenti, per oltre 4 milioni di euro.
In sintesi, il meccanismo del credito d’imposta consente ad un’azienda di compensare i debiti fiscali con i crediti che lo Stato riconosce per talune tipologie di investimenti, spese o erogazioni.
In questo caso, le compensazioni sarebbero state effettuate facendo figurare crediti per attività di ricerca e sviluppo nel 2018 e 2019, senza dimostrarne con evidenze documentali l’avvenuta esecuzione, per quasi 3,5 milioni di euro.
Analogamente, sarebbero state effettuate compensazioni d’imposta per oltre 650 mila euro per l’inesistente erogazione degli 80 euro mensili del cosiddetto “Bonus Renzi” nella busta paga dei dipendenti, in mancanza dei relativi pagamenti. In tal modo, la società avrebbe illecitamente “recuperato” le integrazioni stipendiali senza che tali somme fossero effettivamente giunte nelle tasche dei lavoratori.
A seguito della quantificazione degli importi complessivamente sottratti al Fisco, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino avevano avviato estese indagini finanziarie e patrimoniali finalizzate all’individuazione delle ricchezze illecitamente accumulate evadendo i tributi. Nello specifico, la fase esecutiva della misura cautelare, particolarmente articolata nella ricerca e individuazione delle sostanze indebitamente sottratte alla collettività, aveva consentito di sottoporre a sequestro le somme di denaro depositate in una cinquantina di conti correnti e rapporti finanziari presso numerosi intermediari, anche all’estero.
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