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Eporediese
18 Maggio 2024 - 16:53
Rosalba con il cane Tobruc
Siamo a Meugliano. E’ in questa piccola borgata della Valchiusella, poco più di 90 abitanti, avvolta dal silenzio che si sta consumando una vicenda triste. Una storia che tocca le corde più profonde dell’animo umano.
La vittima è Rosalba Maria Scala Marchiano, una donna di 54 anni. Sta combattendo una battaglia non solo contro le sue condizioni fisiche, ma anche contro un sistema che sembra averla abbandonata.
Il destino di Rosalba si è segnato in un attimo, quando aveva 17 anni, in un terribile incidente che le ha causato una lesione mielica.
Da lì in avanti è rimasta paraplegica incapace di compiere anche i gesti più semplici senza aiuto.
Ma veniamo al dunque.
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Nonostante percepisca una pensione di invalidità e una di accompagnamento, per un totale di circa 1.200 euro al mese, questi fondi sono insufficienti a coprire le spese quotidiane e le cure di cui ha bisogno.
Per anni, Rosalba ha potuto contare sul sostegno economico del padre, Natalino Riccardo.
Dopo la sua scomparsa, avvenuta il 2 gennaio 2021, con il cuore colmo di speranza e il sostegno legale dell’avvocato Manuel Peretti, Rosalba fa richiesta per la pensione di reversibilità.
Una somma che, seppur modesta, le avrebbe permesso di affrontare le spese quotidiane, comprese quelle per una badante.
Dalla speranza all’incubo, nel settembre 2023, il Tribunale di Ivrea le dà ragione. Il giudice Federica Fabaro riconosce che ha diritto alla pensione di reversibilità del padre, considerando sufficienti le prove presentate. Tra queste, le bollette pagate dal padre che dimostrano la convivenza e il sostegno economico continuativo. Inoltre, il tribunale considera la documentazione medica che attesta la totale inabilità di Rosalba, riconosciuta dallo stesso INPS in un verbale del 2010.
A questo punto però l’INPS decide di appellarsi contestando la validità delle prove presentate per dimostrare la dipendenza economica di Rosalba dal padre al momento della sua morte.
Un argomento che appare incredibile, se si considera la condizione di Rosalba: paraplegica, incontinente, impossibilitata a lavorare e vivere autonomamente.

L'avvocato Manuel Peretti
Morale?
Nel gennaio 2024, la Corte d’Appello di Torino composta dal presidente Piero Rocchetti, dalla consigliera Patrizia Visaggi e dal consigliere relatore Fabrizio Aprile, accoglie l’appello dell’INPS per “mancanza di prove sufficienti” a dimostrare la dipendenza economica di Rosalba dal padre.
Il verdetto fa svanire in un nano secondo ogni speranza. Stando a quel che si legge la Corte avrebbe basato la sua decisione su alcune bollette non intestate al padre.
Peccato che nessuno le avesse mai contestate prima. Lo avessero fatto si sarebbe detto loro che quei nomi e cognomi erano quelli della madre e della nonna, decedute da tempo. Bollette mai volturate, insomma.
Dettagli tecnici che però hanno cancellato in un attimo la possibilità di una vita più dignitosa per Rosalba.
Ma chi può immaginare una donna paraplegica, impossibilitata a lavorare, non essere a carico del genitore con cui viveva?
La fortuna di Rosalba?
Vivere a Meugliano, dove la solidarietà ha ancora un significato!
Qui tutto il paese, dal sindaco, passando dal medico curante, financo al farmacista, si è stretto intorno a lei che per andare avanti è costretta, d’inverno, a riscaldarsi ancora con la legna. Sono state organizzate raccolte fondi per aiutarla a sopravvivere.
“Non possiamo credere che lo Stato si comporti così con chi è più fragile”, dice con le lacrime agli occhi una vicina di casa. “Rosalba ha bisogno di aiuto, non di ulteriori sofferenze”.
In ogni caso l’avvocato Manuel Peretti non si arrende. “Continueremo a lottare per Rosalba. Ci rivolgeremo alla Cassazione”, afferma con determinazione. “Questa è una questione di giustizia e di umanità. Non possiamo lasciare che una ragazza in queste condizioni venga trattata con tale indifferenza. Peraltro con dei rilievi su bollette mai contestate prima, neanche dall’Inps”.
Una storia triste. Una vicenda che ci interroga profondamente. Come società, dobbiamo chiederci quale tipo di giustizia vogliamo.
Possiamo accettare che cavilli burocratici decidano il destino di una donna in condizioni così disperate?
I giudici lo sanno che dietro ogni sentenza ci sono persone reali, vite che meritano rispetto e dignità.
“A volte mi chiedo perché devo soffrire così tanto”, confessa Rosalba con un filo di voce.
“Ma poi vedo il sostegno delle persone intorno a me e trovo la forza per andare avanti.”
“Mi è stato detto che una formica non ce la può fare contro un gigante - commenta - La mia è anche una battaglia per tutti i paraplegici che non riescono a fare fronte alle esigenze quotidiane...”.
Al suo fianco Tobruc, un cane ipovedente.
“Volevano sopprimerlo - ci racconta ancora e ci fa commuovere - L’ho voluto con me. Tra diversamente abili ci si aiuta...!”.
In attesa di un nuovo capitolo giudiziario, Rosalba, con tutte le sue limitazioni fisiche e in un continuo alternarsi di dolori fisici lotta contro un sistema che sembra averla dimenticata, sorretta dalla solidarietà della sua comunità e dalla speranza che un giorno, finalmente, la giustizia possa trionfare.
E noi, che siam la società, tutto possiamo fare salvo che voltarle le spalle. La sua storia è un richiamo a non dimenticare mai i più deboli e a lottare per un sistema più giusto e umano.
Esisterà in questo mondo una giustizia veramente giusta?
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