AGGIORNAMENTI
Cerca
Ombre su Torino
05 Maggio 2024 - 15:05
19 gennaio 1977. Aprendo La Stampa alla pagina 4, la notizia principale di cronaca cittadina sembra una delle tante che, purtroppo, nel corso degli anni si ripetono. Un triangolo amoroso, tradimenti, litigi e qualcuno che ci rimette le penne. Poi, però, basta qualche riga per trovarsi di fronte a uno scenario semplicemente incredibile. L’accaduto risale a due giorni prima. In via Leonardo da Vinci 5, a Settimo, un uomo di nome Antonio Feola si è introdotto furtivamente dove risiede la famiglia Polacchini, scavalcando un muro.
Supera il giardino, entra nella villa e inizia a urlare come un pazzo, con gli occhi sbarrati, stravolto. “Dov’è mia moglie?” grida più volte. Nell’abitazione è presente il proprietario, Gino Polacchini, che, notato l’uomo armato di una pistola e di un coltello, è uscito furtivamente per chiamare i carabinieri.
Da fuori sente quell’individuo intimare a qualcuno di abbandonare la casa e una voce femminile che gli risponde di sì. Lo asseconda, lo supplica, lo prega di non ucciderla. Dopo pochi secondi sei detonazioni riempiono l’aria. Feola ha scaricato addosso a Concetta Carbone l’intero caricatore della sua 38 special, trafiggendola due volte e ammazzandola sul colpo. Col colpevole in fuga, le indagini prendono subito una piega strana. La logica della prima ricostruzione, infatti, vorrebbe l’assassino che uccide la moglie infedele ma il problema è che Concetta Carbone è sposata con Gino Polacchini e non con lui. O meglio, in quel momento la situazione è così ma, per capirci qualcosa davvero, è necessario tornare indietro di 20 anni.

All’ospedale San Giovanni Bosco è appena arrivata una ragazza di 19 anni, ferita da 3 coltellate. È un’operaia di una fabbrica di materie plastiche originaria della provincia di Caserta che si è trasferita da poco a Torino con i genitori e sette fratelli: si chiama Concetta Carbone. La sua, fino quel momento, è stata una vita difficile, precaria, segnata da privazioni di ogni genere. Qualcosa sembra cambiare nel 1956 quando conosce un decoratore di 27enne anche lui di origine campana, Antonio Feola. Il loro è un amore fulmineo e, nel giro di un anno, si fidanzano ufficialmente e stabiliscono il giorno delle nozze, il primo luglio 1957.
Il rapporto tra Antonio e Concetta è molto passionale. Hanno una fatale attrazione fisica uno per l’altra ma questo non evita che tra i due ci siano dei problemi. Quello principale è che il giovane è geloso a livelli che rasentano la follia. Sospetta di ogni uomo che circonda la ragazza e finiscono a litigare spessissimo. Addirittura, nel gennaio di quell’anno, a seguito di un tremendo attacco d’ira, lui le si avventa addosso con una lametta da barba e la ferisce.
Concetta decide di non denunciarlo e i due si riappacificano, scegliendo anche il loro nido d’amore, un bilocale in corso San Maurizio 71. È qui che, quel giorno, mentre mettono a punto gli ultimi dettagli prima di andare ad abitarci da sposati, dopo l’ennesima accusa di tradimento, Antonio accoltella la Carbone.
Accusato di tentato omicidio, a processo, l’anno dopo, scopre che l’amata è convolata a nozze con un uomo che abitava in Svizzera e che, dopo aver visto le foto di Concetta sul giornale, era venuto a Torino per conoscerla e chiederle la mano: Gino Polacchini. Viene condannato a 6 anni ma ne fa 4 e, mentre è in galera, sviluppa notevoli capacità artistiche che, una volta uscito, lo fanno diventare un apprezzato pittore surrealista col nomignolo di Tony.

Tony Feola: "Tempesta di fuoco"
Un critico lo definisce addirittura “il Picasso italiano” descrivendo la sua opera, con sentore profetico “lame taglienti di pugnali che penetrano nelle carni straziandole”. Pubblicato a più riprese su diversi cataloghi ed ospitato in importantissime gallerie d’arte, Feola, che nel frattempo ha a sua volta trovato moglie, sembra aver accantonato definitivamente il passato. Fino al luglio del 1975. 18 anni dopo averla vista l’ultima volta, Antonio cerca e trova Concetta.
Ufficialmente la contatta per farle firmare una dichiarazione di riabilitazione dopo il carcere, ma l’antico sentimento prende il sopravvento. Inizia una corte serrata, tempesta la donna di telefonate e si apposta sotto casa finché la sua ex cede e abbandona il marito e i due figli che nel frattempo sono nati da quella unione. Ricomincia una relazione dal trasporto emotivo incredibile ma, a fine ’76, la Carbone si pente e torna dal coniuge. È questo che provoca la tragedia.
Riconosciuto seminfermo di mente, Antonio Feola viene condannato nel 1982 a 14 anni e 8 mesi. Nonostante questo, i suoi lavori continueranno a essere esposti per decenni in lussuosi atelier nel centro di Torino e, ricercando online, è possibile ancora oggi reperire in vendita alcune sue opere all’asta. A meno che non esista un altro Tony Feola che, negli stessi anni, dipingeva quadri con titoli come “Tempesta di fuoco nel cosmo” “Margini estremi” o “Incontro all’inferno”. Chissà se chi li ha messi su EBay conosce la storia del suo autore.

DELLO STESSO AUTORE
Edicola digitale
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.