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Addio Grangia Grossa: il fotovoltaico porta via una delle cascine più belle del Canavese

Il progetto di realizzare un impianto di agrivoltaico mette amarezza perché mangerà 30 ettari e nessuno crede davvero che lì sotto si potrà coltivare qualcosa

Addio Grangia Grossa: il fotovoltaico porta via una delle cascine più belle del Canavese

"Coltivare sotto i pannelli fotovoltaici? Ma non scherziamo! Cosa può crescere lì, all'ombra, nell'umido? E poi, con i pali a cinque metri di distanza l'uno dall'altro, come possono passare i macchinari? Dire che con l'agrivoltaico  non viene mangiato terreno agricolo è una presa in giro. Una presa in giro bella e buona". 

Pier Luigi Golzio, presidente della sezione di Favria di Coldiretti è un fiume in piena. Del progetto "Favria Solar 1" della Ellomay Solar Italy Fourteen S.r.l., società con sede a Bolzanonon ne sapeva niente, ha letto il nostro articolo e ha subito chiamato il sindaco Vittorio Bellone: "Mi ha stupito molto averlo saputo così - ci racconta - sento il sindaco praticamente tutti i giorni, ma di questo progetto non mi ha fatto il benché minimo accenno".

Il sindaco Vittorio Bellone, dal canto suo allarga le braccia: "Il Comune non ha alcun tipo di competenza su questi progetti. Ci passano sotto il naso e basta. E' stato depositato alcuni mesi fa, era nel periodo di Natale. L'unica cosa che abbiamo potuto fare è stata quella di chiedere delle opere compensative che, tra l'altro, non sono neppure dovute. Ci hanno riconosciuto un progetto del valore di 80mila euro. Realizzeranno il fotovoltaico sul tetto della biblioteca e cambieranno il vecchio sistema di riscaldamento con caldaia a gas mettendo delle pompe di calore".

Per approfondire leggi anche:Vittorio Bellone

Intanto un'altra fetta di territorio se ne andrà sotto una selva di pannelli fotovoltaici che produrranno energia che poi il privato venderà alla rete nazionale. Un business incentivato dalla Comunità Europea che tramite fondi del Pnrr ha stanziato ben 1,7 miliardi di euro solo per l'agrivoltaico.

"Favria Solar 1" verrà realizzato dove si trova la cascina Grangia Grossa. "Chi non è di qui forse non può capire - racconta con amarezza Golzio che è un coltivatore e imprenditore agricolo appassionato del suo territorio - la Grangia Grossa era una delle cascine più belle del Canavese, con l'edificio al centro e tutt'intorno trenta ettari di terreno. Una vera meraviglia. Vederla distruggere così è un colpo al cuore. Questo purtroppo succede quando il proprietario non è un agricoltore e pensa solo a fare del business".

Pier Luigi Golzio, prio a sinistra

Anni fa l'affare era legato ai pioppi e ne vennero piantati a migliaia grazie ad un contributo regionale. Oggi l'affare sono i pannelli solari e chi fa impresa non ci pensa due volte ad accettare l'offerta di chi chiede in affitto i terreni per realizzare questi mega impianti.

CIFRE DA CAPOGIRO

"Sa quanto ci offrono per affittargli la nostra terra per vent'anni? Dai 3.500 ai 4mila euro l'anno per ogni ettaro. E sa quanto ci danno, invece, per poterli coltivare? Ci danno meno di 500 euro! Capisce la sproporzione? Facendo un rapido conto, moltiplicando i 30 ettari per quella cifra fa 110/120mila euro l'anno che per 20 anni fanno 2 milioni e mezzo di euro mal contati.Capisce? Così tutto il nostro territorio verrà distrutto".

E se questo è il primo progetto di agrivoltaico che nascerà in Canavese, a poca distanza da qui è stato recentemente creato un grosso impianto di fotovoltaico a terra: "A Rivarolo hanno appena terminato di distruggere un'altra cascina meravigliosa: la Marescialla. E' a soli tre chilometri in linea d'aria da qui. Lì c'erano 50 giornate di terreno, hanno realizzato un impianto da circa 20 ettari. Quello di Favria sarà ancora più grande perché la Grangia Grossa ha 70 giornate di terreno, l'impianto dunque sarà di 30 ettari. Non oso neppure pensare a quale sarà l'impatto. Quando passo da Rivarolo sto male ogni volta. Inoltre, lì, per fare i collegamenti hanno anche sventrato 4 chilometri di strada provinciale, quella tra Front e Argentera. Uno scempio!".

E non è tutto perché a soli 500 metri dalla Grangia Grossa c'è anche un altro impianto di fotivoltaico. E' al confine tra Busano e Favria.

"Sì - conferma il sindaco Bellone - è all'interno del polo dello stampaggio. Lì un'azienda, anziché realizzare un capannone, ha preferito realizzare un impianto di fotovoltaico. Ma quello, almeno, è un polo industriale. I terreno sono solo in parte agricoli, ma non di buona qualità".

Tutti questi impianti a distanza così ravvicinata fanno capire che il trend è ormai in aumento. E che i territori a vocazione agricola sono profondamente minacciati.

ALCUNI DATI

Favria è un comune agricolo. La superficie complessiva del suo territorio è di 1485 ettari di cui 1254 ettari sono di terreni agricoli, 26 ettari di pascoli, 7 di boschi e 53 sono incolti. Solo 140 ettari è di territorio urbanizzato.

Ezio Lorenzetti, vicepresidente dell'associazione "Amici della Vauda" e membro del direttivo nazionale del "Club Amici della Terra", denuncia l'agrivoltaico come una "truffa ambientale mascherata da soluzione sostenibile".

Secondo Lorenzetti, dietro la facciata verde dell'agrivoltaico si nasconde una serie di problemi ambientali e sociali. Parlando a tu per tu, Lorenzetti afferma: "Per fare l'agrivoltaico c'è bisogno di strade che portano via terreno fertile, strade di cantiere che poi resteranno per la manutenzione. Ed è terreno che se ne va."

Ezio Lorenxetti, ambientalista

Il processo di costruzione coinvolge strutture in calcestruzzo per supportare i pannelli solari, che a loro volta sono collegati a centraline tramite cavidotti sotterranei. Questo comporta uno scavo del terreno con conseguente accumulo di terra di risulta, impedendo la coltivazione sotto i pannelli. "Bisogna coltivare in ombra e in zona umida che si firma con l'ombra e la terra. Lì sotto non ci coltivi nulla. E ti resta questa roba. Sotto, tuttalpiù crescono le erbacce", sostiene Lorenzetti.

Non solo l'agrivoltaico secondo Lorenzetti rappresenta un consumo di suolo mascherato, ma è anche una soluzione inventata per fronteggiare le proteste contro il fotovoltaico a terra. Lorenzetti sottolinea il paradosso di perdere terreni agricoli per poi importare prodotti dall'estero senza garanzie di qualità e sicurezza.

"La situazione non è migliore altrove". Lorenzetti evidenzia il caso della Sardegna, dove la Cina ha acquistato 1000 ettari per un impianto fotovoltaico.

Dei modelli di riferimento da seguire, però, ci sarebbero:  "In Lombardia la Regione ha recentemente introdotto una legge che classifica i terreni in base alla loro fertilità, frenando così gli appetiti delle aziende".

Le critiche di Lorenzetti si estendono anche alle energie alternative legate a sole e vento, definendole "fluttuanti" e non affidabili quanto il nucleare di quarta generazione, che, secondo lui, rappresenta una soluzione immediata e meno distruttiva per l'ambiente.

Tuttavia, non tutti sono d'accordo con la visione di Lorenzetti. Alcuni ritengono che le energie rinnovabili siano comunque cruciali per una transizione ecologica, non solo ideologica.

Le critiche di Lorenzetti gettano un'ulteriore ombra sulle pratiche dell'agrivoltaico e sollevano importanti questioni sul futuro dell'energia sostenibile, spingendo verso una riflessione più approfondita sulle vere implicazioni di queste tecnologie.

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