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Ivrea
19 Aprile 2024 - 10:38
Fervono in città i preparativi per l'organizzazione del 25 aprile. Il programma prevede una lunga serie di eventi sotto l'egida dell'Anpi e tra gli altri il tradizionale ritrovo a Lace di Donato con interventi della storica Paola Capra, dello scrittore e saggista Diego Siragusa, del sindacalista Giorgio Cremaschi e di Nuovi Equilibri Sociali.
Tutto bene? Neanche per idea. Con un comunicato diffuso qualche ora fa, infatti, la Comunità ebraica di Ivrea ha annunciato che non ci sarà.
"Il raduno a Lace di Donato (Biella) dovrebbe ogni volta rinsaldare la memoria della strage nazifascista lì perpetrata contro 12 Partigiani - commenta il delegato Guido Rietti - Alla cerimonia sono annunciati, dopo l'introduzione storica, interventi di oratori orientati pregiudizialmente contro Israele (lo stato nazionale degli ebrei), e contro il modello politico-sociale a cui noi tutti dobbiamo quasi 80 anni di convivenza nella pace. Poiché non possiamo accettare questa impostazione, come ebrei non parteciperemo e ci auguriamo che gli enti organizzatori possano e vogliano contenere questa deriva...".
Secondo Rietti la prospettiva è che Donato di Lace "diventi il palcoscenico di parzialità per noi offensive, e di condiscendenza di fatto con regimi e dittature del Medio Oriente e non solo...".
E poi ancora: "Abbiamo con rammarico deciso di non essere presenti, perché forse più di altri abbiamo a cuore la Libertà e la Democrazia riconquistata. ... Cogliamo da vari anni, e temiamo che con la crisi in Medio Oriente diventi più intensa, la tentazione di attribuire alla Liberazione dei significati che sconvolgono quelli originali. Si tratta di tentativi, certo minoritari, di svilire i contributi ebraici alla guerra di liberazione, per esempio emarginando le bandiere della Brigata Ebraica, e poi di introdurre contenuti che con la Resistenza e i suoi valori non hanno alcuna attinenza... Come ebrei italiani vogliamo celebrare il 25 aprile come Festa della Liberazione dalla dittatura fascista e fine dalla seconda Guerra Mondiale, e ricordare i valori della Resistenza da cui deriva la Costituzione, che sancisce l'uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sentiamo però una crescente difficoltà a vivere pienamente questa giornata come la festa civile che dovrebbe essere...".
Insomma ci sono rimasti male, molto male...
"Il 25 Aprile è la festa civile più sentita dagli ebrei italiani - aggiunge Rietti - con la quale celebrano pubblicamente la fine della loro persecuzione, la ritrovata Libertà e il riscatto del proprio Paese. Ma voci sopra le parti, come Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia ed ex presidente della Corte Costituzionale vedono ombre sulla celebrazione della Liberazione in questi giorni confusi e angoscianti, dominati dalla guerra che oppone Israele a nemici votati ad eliminarla. L'insigne giurista, intervistato sul mensile "Pagine Ebraiche", sottoscrive la dichiarazione sul «diritto di Israele a esistere, riconosciuto dai suoi vicini, e di vivere in sicurezza nei propri confini». Un diritto che «è un tutt'uno con il diritto del popolo palestinese a un proprio stato indipendente». E prosegue: «Qualunque critica all'esecutivo di Netanyahu non può diventare la base per la negazione di quel diritto inalienabile e neppure per una indistinta colpevolizzazione di tutti gli ebrei». Tuttavia, già in passato durante la festa della Liberazione «si sono registrati atti di intolleranza nei confronti della Brigata Ebraica, atteggiamenti inconcepibili che oltraggiano la memoria di chi aiutò a liberare il paese. Oggi» — continua — «sono preoccupato per quel che vedo e sento… l'intolleranza si accompagna spesso all'ignoranza» Conclude il professor Flick: «Guai a lasciar passare gli eventi senza reagire perché la Resistenza è un fondamento della nostra Repubblica e della nostra Costituzione: senza il 25 aprile, senza il 2 giugno, l'Italia non sarebbe quella che è adesso: la Resistenza non è proprietà né di una parte politica né di singole associazioni»....".
La comunità ebraica non è nuova a parole come queste. L'ultima volta era successo in occasione della manifestazione dei 400 dello scorso novembre quando in tanti in città si schierarono e tutt'ora lo sono, a fianco dei Palestinesi che vivono e muoiono nella Striscia di Gaza.
Vero è che ad Ivrea - e questo lo dice anche la Comunità ebraica - il programma per il 25 aprile comprende numerosi appuntamenti e validissimi approfondimenti sulla Resistenza e sulla Shoah, e "restituzioni" di esperienze essenziali quali il Treno della Memoria.
Il programma in sintesi
Giunsero con gli sci incendiando sia il Comando partigiano della VII Divisione “Garibaldi”, sia la Cascina della 76^ Brigata Togni. Era il 29 gennaio del 1945 e, da allora, tutti gli anni, l’Anpi di Ivrea e l'Anpi di Valle Elvo si radunano all’area monumentale di Lace Donato per ricordare l’attacco dei tedeschi di stanza a Borgofranco di Ivrea.
Sul posto caddero Aldo Gariazzo (Dante) e Piero Crotta (Abbondanza) cui si aggiunsero altri dieci partigiani (tra cui Walter Filliack, medaglia d’oro per la Resistenza) fatti prigionieri e poi giustiziati. I nomi sono incisi su una pietra che si alza a ridosso della baita.

Compagno di Giorgio Issel, che come lui diverrà partigiano e uomo di punta della Resistenza italiana, studiò al Liceo scientifico Gian Domenico Cassini di Genova. Espulso per motivi politici, completò gli studi privatamente presso la facoltà di chimica industriale di Genova.
All'università conobbe Giacomo Buranello, assieme al quale il 10 ottobre 1942 sarebbe stato arrestato e deferito al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, quindi recluso nel carcere di Regina Coeli. Tornato in libertà nel 1943 a causa della caduta del regime, entrò nei GAP genovesi col nome di battaglia di Gennaio. In seguito fu commissario politico della III Brigata Garibaldi Liguria. Nella primavera del 1944, questa formazione partigiana si disperse dopo un furioso combattimento con la Wehrmacht. Fuggì in Svizzera, a Lugano, dove fu internato. Riuscì comunque a creare una rete di contatti che gli permisero il rientro in Italia. Nell'agosto 1944 Gennaio raggiunse la Valle d'Aosta, dove cambiò il nome di battaglia con quello di Martin.
Fu inviato a Champorcher a svolgere le funzioni d Commissario Politico di Valle e alla fine di ottobre fu inviato a svolgere il ruolo di Commissario Politico della 76° Brigata Garibaldi, partecipando e dirigendo numerosi scontri con l'esercito tedesco e i fascisti della Repubblica Sociale Italiana operanti a nord del Canavese e del Biellese.
A inizio anno fu chiamato a far parte del comando della VII Divisione Garibaldi, che comprendeva la 76°, la 176° e la 112° Brigata. Una spiata nei pressi di Ivrea portò nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945 all'arresto di Fillak e dell'intero comando partigiano della VII Divisione nella frazione Lace del comune di Donato, eccetto il vicecomandante Diego Prella.
Le due baite del comando della VII° e del comando della 76° furono accerchiate da mercenari delle forze Naziste.
Nello scontro a fuoco morirono Abbondanza (Pietro Crotta), staffetta del Comando e Dante (Aldo Gariazzo), ispettore di Brigata. Furono catturati con lui: Mak (Ugo Macchieraldo) ufficiale amministratore di Divisione, Pirata (Piero Ottinetti) furiere, Bandiera I° (Attilio Tempia), comandante di Brigata, Battisti (Luigi Gallo) Commissario Politico di Brigata, Riccio (Riccio Orla) staffetta, Pallino (Allideo Molinatti), Frankenstein (Renato Tua), Testarin I° (Luigi Viero), Ugo(Alfieri Negro) , Basso (Renzo Migliore).
Tutti i prigionieri furono giustiziati nei mesi a seguire, a Ivrea, Cuorgné, Alpignano. Scrisse prima di morire impiccato dai tedeschi (da Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945): «Mio caro papà, per disgraziate circostanze sono caduto prigioniero dei tedeschi. Quasi sicuramente sarò fucilato. Sono tranquillo e sereno perché pienamente consapevole d'aver fatto tutto il mio dovere d'italiano e di comunista. Ho amato sopra tutto i miei ideali, pienamente cosciente che avrei dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa volontà fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti. Non so altro che dire. Il mio ultimo abbraccio Walter Il mio ultimo saluto a tutti quelli che mi vollero bene.»
La mattina dell'esecuzione, il 5 febbraio 1945, vicino a Cuorgnè, successe un imprevisto, la corda si spezzò durante l'impiccagione.
I nazisti non ebbero tuttavia pietà e, procuratisi una nuova corda, portarono a termine l'esecuzione.
Riconoscimenti: • Genova gli ha dedicato una via nel quartiere di Sampierdarena. • Il Liceo scientifico Gian Domenico Cassini ha dedicato a lui e ad altri ex alunni partigiani (Giacomo Buranello, Giorgio Issel, Silvano Stacchetti) una lapide ad eterna memoria posta sopra l'ingresso dell'aula magna dell'istituto. • Ivrea gli ha dedicato una piazza nel centro storico. • Cuorgnè gli ha dedicato una lapide nel luogo in cui venne giustiziato; anche una via del paese è intitolata a Fillak. • Il comune di Donato, sede del comando partigiano, ha eretto un monumento alla Resistenza utilizzando i ruderi della casa incendiata dai tedeschi e ha intitolato una via a Walter Fillak. • A Montanaro è intitolata a lui la scuola materna statale.
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