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Romano Canavese

Dal Brasile all’Irpinia, in tanti piangono la morte di “Beppe”

Operaio, attivista, amico dei più deboli: la sua eredità vivrà per sempre

Ai funerali di Beppe

Ai funerali di Beppe

In una fredda mattina di primavera, mentre il vento muoveva le foglie del grande ciliegio in piena fioritura di via Valle, Romano Canavese si è fermata per rendere omaggio a una delle sue figure più emblematiche e rispettate che sian mai nate da queste parti, Giuseppe Laini, deceduto all’età di 82 anni. Operaio e sindacalista della Fiom, il comunista Giuseppe Laini, “Beppe” per gli amici, è stato per decenni un riferimento fondamentale per i giovani che arrivavano da varie parti d’Italia all’Olivetti. 

Grande amico del vescovo Luigi Bettazzi a cui lo accomunava l’impegno per la pace, la cerimonia laica, tenutasì mercoledì, ha visto la partecipazione di una comunità commossa, radunata per dare l’ultimo saluto a chi è stato un vero pilastro di una comunità.

Ai funerali

Foto ANPI

Simbolo di una politica di impegno civico e solidarietà, Laini è stato commemorato anche attraverso le bandiere, la rossa del Pci, quella dell’ANPI, della Pace e il Tricolore, sventolanti orgogliosamente in sua memoria.

L’evento ha attirato non solo molti concittadini ma anche figure di spicco come don Luigi Ciotti. La salma di Laini, vestita con la sua immancabile cravatta rossa, è stata poi benedetta nella sua abitazione davanti alla vedova Maresa e alla figlia Monica, dal parroco don Jacek Peleszyk e dall’amico don Arnaldo Bigio.

La cerimonia è stata anche l’occasione per riflettere sulle diverse sfaccettature della vita di Laini: dal suo impegno politico e amministrativo fino al suo attivismo a favore dei più deboli, in Italia e all’estero. 

Jocimar, un giovane brasiliano che, grazie all’aiuto di Laini e dell’associazione “Pe ‘No Chao”, è riuscito a sfuggire alla povertà estrema, ha inviato una lettera che è stata letta durante la cerimonia. 

«Io ho avuto la fortuna di avere due padri – ha detto – il secondo era italiano e si chiamava Giuseppe, e ho avuto due madri, la prima si chiamava Nalzira, la seconda si chiama Maresa e rimane viva e forte per continuare a prendersi cura di tantissime persone».

Il sindaco Oscarino Ferrero, ha descritto Laini come un uomo di grande integrità, capace di mostrare sia la sua natura burbera che la sua gentilezza, mantenendo sempre un equilibrio tra entusiasmo e tristezza. 

Era un uomo che viveva i suoi ideali di cattolicesimo e comunismo con coerenza e passione, dedicando la sua vita all’impegno civile e alla lotta per i diritti dei più fragili,” ha affermato Ferrero.

Laini era stato eletto primo cittadino di Romano nel 1985 e riconfermato alla guida del paese nel 1990. 

Oltre alla politica, Laini è stato un fervente attivista per i diritti umani, instaurando rapporti significativi con figure internazionali: la premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú (accompagnata in fabbrica a Scarmagno durante l’occupazione prima della chiusura e poi divenuta cittadina onoraria di Ivrea), Lula (attuale presidente del Brasile), Waldemar Boff (grande educatore popolare brasiliano) e il fratello Leonardo Boff (teologo della liberazione divenuto cittadino onorario di Romano nel 1992). 

“Conoscenze personali - dicono gli amici  - che ci facevano dire, per scherzare, che Beppe Laini era “il nostro Gianni Minà” (salvo poi scoprire che anche Minà è passato da casa Laini)...”.

Insomma, un cittadino del mondo preoccupato per le ingiustizie globali che con l’associazione “Gruppo Coerenza”  e la comunità di Romano Canavese, ha saputo realizzare diverse iniziative di solidarietà in Brasile: il “Centros de educação infantil Romano Canavese” a Petrópolis, il sostegno e gli incontri con i “meninos da rua” e il gruppo “Pé no Chao” – Piedi per terra – di Recife.

La sua eredità è stata evidenziata anche da Miriam Salussolia, rappresentante del gruppo “Pe ‘No Chao”, che ha lavorato a stretto contatto con Laini per migliorare le condizioni di vita delle comunità povere di Recife. “Giuseppe ci ha mostrato la strada; ora, senza di lui, sarà più difficile continuare, ma è nostro dovere portare avanti il suo esempio,” ha detto Salussolia.

Tra i numerosi interventi è stato ricordato quello del 1980, dopo il terremoto, nel Comune di Ricigliano in Irpinia, che gli ha poi concesso la cittadinanza onoraria.

Il sindaco di Ricigliano Giuseppe Piccioli ha inviato un telegramma di condoglianze alla famiglia a nome dell’amministrazione comunale e della intera comunità locale. «Partecipiamo commossi al lutto per la conclusione della vita terrena del nostro cittadino onorario Giuseppe Laini – ha scritto – memori e grati per l’impegno profuso nell’attività di volontariato del dopo sisma 1980, esprimiamo sentimenti di vivo cordogli a tutti i familiari».

La cerimonia si è conclusa con la commovente esecuzione di “Quando hai bussato alla mia porta” seguita dalla canzone partigiana “Bella Ciao”, simbolo della resistenza e dell’impegno che Laini ha sempre esemplificato. Applausi spontanei hanno risuonato nel freddo mattino, mentre la comunità si stringeva nel ricordo di un uomo che ha trascorso la sua vita al servizio degli altri.

Giuseppe Laini lascia dietro di sé un’eredità di impegno civico e solidarietà che continua a ispirare. La sua visione di un mondo più giusto e equo rimane un faro per coloro che, nel piccolo comune di Romano Canavese e oltre, aspirano a fare la differenza nella vita degli altri, proprio come lui ha fatto per decenni.

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