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Inchiesta
10 Aprile 2024 - 15:37
Il furto è stato commesso nel gennaio di 9 anni fa in un piccolo centro del vercellese
“Vai tranquillo... non viene più nessuno a casa tua... non metterci sta paura ai tuoi... non viene più nessuno! se viene qualcuno io so da chi devo andare…ok?”.
Giuseppe Pasqua, il 28 gennaio 2015, intercettato al telefono si rivolgeva così al genero, tranquillizzandolo sul fatto che nessuno, dopo il suo intervento, avrebbe più osato compiere furti in pregiudizio della loro famiglia perché aveva “passato la parola per tutti” che la famiglia era da rispettare e se fosse accaduto qualcos’altro le gravi conseguenze ritrosie sarebbero ricadute sui responsabili…
Quando la 'ndrangheta si sostituisce ai carabinieri e identifica in pochi giorni gli autori di un furto.
Ci sono anche episodi come quello appena descritto nelle 1.440 pagine dell’ordinanza dell’operazione “Echidna”, firmata dal gip Luca Fidelio in cui vengono descritte, dettagliatamente, le attività della locale di ‘Ndrangheta di Brandizzo che fa capo a Giuseppe Pasqua, 80 anni.
Tra i tanti fatti oggetto dei capi di imputazione - Giuseppe Pasqua insieme al figlio Domenico Claudio, 53 anni, al nipote Michael, 40 anni, e a Giuseppe Taverniti, 46 anni, di Rondissone, tutti della locale di Brandizzo, devono rispondere del reato 416bis, ossia di associazione a delinquere di stampo mafioso - ce ne sono alcuni che gli inquirenti considerano “spia”.
“Spia” della presenza e dell’operatività del territorio di Brandizzo di un’articolazione criminale di matrice ‘ndranghetista.
Tra questi c’è la ricostruzione dell’intervento di Giuseppe Pasqua per individuare gli autori di un tentato furto a casa della figlia e del genero, ad Alice Castello, denunciato alla stazione dei carabinieri di Santhià il 15 gennaio 2016.

Il fatto era stato denunciato ai carabinieri il 15 gennaio 2016
Nell’occasione ignoti erano penetrati nella villetta di Alice Castello e, verosimilmente disturbati dall’allarme dell’antifurto, dopo aver messo a soqquadro l’abitazione, si erano allontanati senza asportare alcunché.
Tanto è bastato però per mettere in allarme la famiglia Pasqua. E per attivare una rete di conoscenze tali, che operano nel sottobosco della criminalità organizzata, per stanare gli autori del tentato furto.
Un furto che, in realtà, un bottino l’ha avuto: un giubbotto Colmar da donna.
“Il monitoraggio in atto - si legge nelle carte in mano al gip - permetteva di documentare l'intervento nella vicenda di Pasqua Giuseppe che, al fine di individuare gli autori del furto, informava Taverniti Giuseppe e in seguito si rivolgeva a Fontana Francesco Carmelo, soggetto già emerso nel presente procedimento e nell'indagine "Alto Piemonte" sul locale di Santhià”.
A carico di Fontana risultano precedenti penali e di polizia per associazione per delinquere, riciclaggio, stupefacenti e vari altri reati.
“I dialoghi registrati - scrive il gip - permettevano di acquisire importanti elementi di conoscenza sia in relazione al controllo esercitato dall'associazione mafiosa 'ndrangheta sul territorio, del quale gli stessi Pasqua dimostravano di potere usufruire, sia sulla capacità d'intimidazione espressa nei confronti di altre formazioni criminali, anche di matrice estera”.
Grazie alla collaborazione di una terza persona, che non viene indicata nelle carte, Pasqua e Fontana riescono in pochi giorni - cinque, ndr - ad identificare gli autori del tentato furto.
“Sono zingari che sano venuti da te, ma non vengono mai più... sono zingari che vengono da fuori…”, dice Pasqua al telefono con il genero.
Gli autori del furto sarebbero tre cittadini di nazionalità albanese residenti nel piccolo centro del vercellese.
“eeeee è gente che vi dà la caccia da 4 mesi...appostamenti...che sanno quando entrate e quando uscite... //...quel giorno erano sicuri che non c'era nessuno e sono entrati…”.
Ma i ladri non sapevo che l’abitazione fosse dei parenti prossimi del capo locale di Brandizzo.
“Giuseppe Pasqua, su suggerimento di Fontana Francesco, aggiungeva che gli autori delfurto, individuati da quest'ultimo, avevano assicurato che non avrebbero più posto in essere alcuna azione illecita nei confronti del (omissis) chesi erano anche scusatiper l’accaduto: inparticolare che gli autori del furto, che erano degli albanesi, si erano impegnati a restituire il giubbotto che avevano sottratto dall'interno dell'abitazione porgendolescuseper quanto accaduto”.
“Anche tale episodio - conclude il gip nel paragrafo dell’ordinanza - rivela chiaramente il controllo del territorio e la capacità intimidatoria che la famiglia Pasqua era in grado di esercitare, tanto da costringere alcuni ladri di nazionalità albanese/rumena a restituire la refurtiva prelevata dall'abitazione della figlia di Giuseppe Pasqua, e a porgere le proprie scuse”.
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