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SETTIMO TORINESE

Piastra day: "La realtà è una merda, ma non finisce qua"

La sindaca risponde così a quella che lei definisce "macchina del fango"

Piastra: "Attenzione a non cadere nel giustizialismo"

La sindaca Elena Piastra è salita sul palco vestita in tonalità verde, sulle note di un brano di Brunori Sas, intitolato “Il Costume da Torero”, pubblicato nel 2017.

Canticchia sorridente la strofa della canzone “La realtà è una merda, ma non finisce qua”, perché, sempre come dice la canzone del cantautore, “Non sarò mai abbastanza cinico, da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di così”.

E' il "Piastra Day" organizzato al parco Nilde Iotti nel pomeriggio di domenica 7 aprile, la sindaca parla dal palco allestito per realizzare una piccola area concerto in cui si è esibita anche la band torinese dei Perturbazione.  

“Sono stati giorni difficili - dice la sindaca, con voce a tratti affievolita dall’emozione - . Prima cosa: ho incontrato centinaia di imprenditori perché la vita pubblica è fatta di relazione. Quando qualcuno dei miei amici sindaco mi diceva: “Elena, devi prepararti alla macchina del fango” pensi di essere pronta e invece devo dire che ieri ero piuttosto affranta...”.

Il suo nome faceva parte di una richiesta, neanche diretta, fatta a Salvatore Gallo da parte di Roberto Fantini, imprenditore, per incontrare la Piastra tramite l’interveto di Raffaele Gallo, consigliere comunale di Torino.

“Non faccio parte di nessuna corrente da tanti anni, ero in “Sinistra in rete” per la vicinanza all’ex sindaco, e poi ho fatto una scelta di autonomia che ho sempre rivendicato”.

“Spero di essere in un contesto garantista, - ha concluso Elena Piastra - ho avuto l’opportunità di trovarmi di fianco ad un sindaco (Corgiat ndr) che ha ricevuto un avviso di garanzia e che per questo ha pagato politicamente. Un tempo si pagava per un avviso di garanzia, oggi paghiamo finendo tra i nomi di un’intercettazione. Abbiamo un tema da affrontare, perché esiste, ma dobbiamo evitare di essere giustizialisti. Ero convinta e lo sono ancora oggi, che fosse sbagliato usare quel sistema degli avvisi di  garanzia. E oggi dobbiamo prestare attenzione a non cadere in casi di giustizialismo...”. 

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