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Manager stimato o "cavallo di Troia" di Lega e Fratelli d'Italia? Ombre sulla nomina di Bartolomeo Corsini

Villa Reale e Parco di Monza: tra cultura e favoritismi politici. Il caso Corsini che a Ivrea è presidente della Fondazione Guelpa

Manager stimato o "cavallo di Troia" di Lega e Fratelli d'Italia? Ombre sulla nomina di Bartolomeo Corsini

La nomina di Bartolomeo Corsini, 62 anni, a direttore generale del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza (uno dei più grandi parchi d'Europa e un importante polo culturale e turistico), avvenuta il 27 febbraio scorso, continua a far discutere.

Per la cronaca parliamo dello stesso Corsini che a Ivrea, nominato dalla passata amministrazione comunale guidata dal Centrodestra, è presidente della Fondazione Guelpa.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la scelta di Corsinisponsorizzata da Lega e Fratelli d'Italia su indicazione del senatore Ignazio La Russa e della Ministra Daniela Santanchè, quindi ufficializzata dal governatore Attilio Fontana, avrebbe creato forti tensioni tra le diverse anime della coalizione.

Un ruolo chiave nella vicenda lo avrebbe avuto Francesca Caruso, assessora alla Cultura della Regione Lombardia e esponente di Fratelli d'Italia, vicina ai La Russa. A contrastare la nomina sarebbero stati invece alcuni esponenti di Forza Italia, tra cui il capogruppo regionale Fabrizio Figini, che avrebbero preferito la candidatura di Luca Tommasi, già presidente del Teatro alla Scala.

Al centro delle polemiche c'è il forte legame familiare di Corsini con il defunto sociologo Francesco Alberoni, proprietario della villa in Versilia recentemente venduta a Dimitri Kunz (compagno della Santanchè) e Laura Di Cicco (moglie di La Russa) per poi essere rivenduta all'imprenditore Antonio Rapisarda con una plusvalenza di un milione di euro. La vicenda ha sollevato dubbi e perplessità, alimentando l'accusa di favoritismi nei confronti di Corsini.

Insomma: manager stimato o cavallo di troia?

Peraltro la nomina di Corsini ha suscitato perplessità anche nel mondo culturale. In una lettera aperta pubblicata sul Corriere della Sera, un gruppo di intellettuali e artisti ha espresso la propria preoccupazione per la "politicizzazione" della Villa Reale e del Parco di Monza, chiedendo al Consorzio (composto da Regione Lombardia, Comune di Monza, Camera di Commercio di Monza e Brianza e altri enti) di rivedere la propria decisione. 

Bene chiarire che Bartolomeo Corsini, con gli scandali legati alla villa in Versilia, non c’entra nulla… 

A scanso di equivoci, Corsini è un manager con una solida esperienza nel settore culturale, vanta una formazione in Italia e all'estero e ricopre diverse cariche di prestigio, oltre alla presidenza della Fondazione Guelpa, una docenza universitaria, la curatela dell'Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa e un posto nel consiglio di amministrazione di Torino Piemonte Film Commission.

La Fondazione Guelpa

La Fondazione Guelpa, costituita dal Comune di Ivrea all’inizio del 2005, ha ottenuto ad agosto 2005 il riconoscimento da parte della Regione Piemonte, divenendo con ciò pienamente operativa.

L’atto costitutivo e lo Statuto assegnano alla Fondazione «finalità di sviluppo nel settore della cultura nell’ambito del territorio Canavesano e principalmente del Comune di Ivrea».
E, all’interno di questo ambito territoriale, di «curare, promuovere, sviluppare e coordinare la salvaguardia e la valorizzazione delle opere d’interesse culturale, le sperimentazioni, gli studi e gli incontri per approfondire e diffondere la conoscenza dei temi della cultura».

La Fondazione ha inizialmente anche avuto lo scopo di «valorizzare il patrimonio artistico conferitole (oltre 40 tele di straordinaria rilevanza) costituenti parte del lascito ereditario della signora Lucia Agostina Guelpa. Punto di avvio di questo percorso è stata nel luglio 2005 la partecipazione alla mostra “Scultura in atto” con l’esposizione dell’intenso autoritratto di Annibale Carracci seguita dal restauro e dallo studio dell’intera collezione completati nella primavera del 2007.

Nell’ottobre del 2013, in occasione del 25° anniversario della scomparsa di Pietro Annigoni, a Firenze la mostra antologica dedicata al maestro, organizzata in collaborazione fra Ente CRF e Fondazione Guelpa, ha segnato la conclusione dell’intensa attività effettuata dalla Fondazione Guelpa per la cura e la valorizzazione della collezione Croff. In previsione della riapertura del Museo Garda, tutte le opere della collezione sono state restituite al Comune di Ivrea affinché trovassero la loro definitiva collocazione fra le collezioni del Museo stesso.

Negli anni intercorsi tra il 2010 e il 2013 la Fondazione ha studiato e consentito infatti la realizzazione del restauro delle sale da destinarsi al Museo Civico “Pier Alessandro Garda”, che ha aperto al pubblico nel 2014. La Fondazione contribuisce annualmente anche alle spese di funzionamento del Museo stesso.

A partire dal 2012 ha posto poi al centro del suo impegno il sostegno all’elaborazione del Dossier di candidatura di “Ivrea, città industriale del XX secolo“ per la Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO;  l’impegno della Fondazione prosegue con l’adesione al Protocollo di Intesa tra il Segretariato Generale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino, il Comune di Ivrea, il Comune di Banchette, la Fondazione Adriano Olivetti.

Sin dai primi anni della sua attività, la Fondazione infine contribuisce, con erogazione di fondi in base al proprio Regolamento, allo svolgimento di molte iniziative culturali che hanno avuto e avranno luogo sul territorio della Città di Ivrea e dei comuni limitrofi.

Il patrimonio

Nel 2014, il patrimonio di 7,2 milioni di euro della Fondazione Guelpa produceva 700 mila euro di interessi all’anno, una cifra più che sufficiente per sostenere le numerose attività culturali della città. Di questi, 150 mila euro venivano destinati alle associazioni e altrettanti al Museo Garda, mentre il resto rimaneva nel fondo della Fondazione.

Oggi, invece, leggendo il bilancio di previsione, si scopre che gli interessi si sono ridotti a 80 mila euro, una somma che copre a malapena i costi di gestione. Si tratta di stime, che potrebbero essere anche inferiori o leggermente superiori.

Qual è il problema? Il problema è che, tra prelievi e spese, il patrimonio si sta erodendo progressivamente, e prima o poi ci si ritroverà senza risorse, come le cicale della favola. Non è una bella prospettiva, soprattutto se si pensa agli obiettivi che aveva chi ha lasciato quei soldi, la compianta Lucia Guelpa.

Per capire come si è arrivati a questa situazione, bisogna tornare indietro di mesi, ripercorrendo le polemiche che hanno caratterizzato le passate gestioni dell’Ente, concentrate a investire quei soldi in titoli e obbligazioni. C’era infatti chi sosteneva - in primis l’attuale assessore Francesco Comotto, seduto tra le file dell'Opposizione - che la Fondazione non dovesse mettere a rischio il capitale, da qui la decisione di non movimentare più neanche un euro, per sicurezza. È un po’ come se le famiglie smettessero di acquistare BOT e CCT, rinunciando così ad una fonte di guadagno.

Insomma, si è deciso di non gestire il patrimonio da un punto di vista finanziario, e sembra quasi inutile chiedersi cosa stiano facendo oggi i membri del consiglio di amministrazione, Daniela Broglio, Giancarlo Guarin, Giacomo Bottino e Sabrina Gonzatto. Di certo, non essendo loro degli esperti in finanza si stanno occupando poco dei soldi, quasi nulla però, anche della nuova biblioteca indicata nel testamento della "buonanima".

E dire che durante la campagna elettorale, sembrava che questo, insieme al tunnel ferroviario, fosse uno dei problemi principali da risolvere. Ancora rimbombano nel cervello le discussioni infinite sul progetto “Campus Groma” per il nuovo Polo Culturale o "cittadella" che dir si voglia, presentato alla chetichella durante una riunione alla presenza del presidente della Fondazione Guelpa Bartolomeo Corsini e dell’architetto Patrizia Bonifazio.

Un lavoro di un centinaio di pagine, realizzato da alcuni studenti (Vesna, Luca, Luis, Morena, Davide e Eugenia) insieme a tutor e docenti dell’Alta Scuola Politecnica che avrebbe dovuto comprendere e unire la nuova Biblioteca al Museo Garda.

In sintesi, cinque ragazzi erano venuti alcune volte in città, avevano organizzato due passeggiate, avevano fatto circolare un questionario a cui avevano risposto circa 500 cittadini, e infine avevano messo tutto nero su bianco.

Quasi in contemporanea - e siamo sempre al maggio del 2023 - l’ufficio tecnico aveva dato il via libera al trasloco dei materiali immagazzinati nell’ex Istituto Cena, all’ex sala lettura sopra la biblioteca e all'ex centro cottura di via San Nazario, dove sono stati anche ricollocati i 2.300 reperti del Museo etnografico del Canavese. 

Finito il trasloco, sono cominciati i lavori di rimozione dell’amianto, ma dell’abbattimento vero e proprio non se n’è più saputo nulla.

A che punto siamo? Esattamente allo stesso punto: alla bonifica che non si fa.

C’è di peggio. E cioè che, di quei 1,7 milioni di euro anticipati dalla Fondazione Guelpa al Comune, e che si pensava potessero essere sufficienti per fare tutto, non ne erano rimasti abbastanza nelle casse del Comune per portare a termine quello che si era deciso con una delibera di giunta del 22 novembre del 2022.

Ad oggi, sono già stati spesi 610.973 euro per i certificati di protezione antincendio del piano terra e dei locali aperti al pubblico della vecchia biblioteca. La stima era di 440 mila euro per questo lotto e di 361.200 per il piano interrato, che peraltro è stato quasi tutto svuotato.

Per la bonifica e per l’abbattimento, causa aumento dei prezzi, invece, tenetevi alla sedia, ce ne vorrebbero 1,5 milioni, mentre ne erano stati previsti 800 mila.

Da qui la decisione dell'attuale giunta di centrosinistra guidata da Matteo Chiantore di bloccare tutto fino a data da destinarsi, confidando nelle preghiere dell’assessore Francesco Comotto alla Madonna per il miracolo di un bando ad hoc con le risorse necessarie…

Insomma: altro che polo culturale se non si riesce neanche ad abbattere l’ex Istituto Cena, l’edificio che fino al 1988 ospitava l’istituto tecnico commerciale e che negli anni si era trasformato in una sorta di deposito comunale.

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