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Notte di fuoco al Carcere di Ivrea: caos e disperazione. Detenuti in rivolta

Le tensioni esplodono dopo l'ennesimo incendio. La politica e i sindacati chiedono interventi urgenti.

Notte di fuoco al Carcere di Ivrea: caos e disperazione. Detenuti in rivolta

Carcere di Ivrea nel caos. È successo la sera del 30 marzo. Alcuni detenuti del primo piano hanno incendiato un bel po’ di materassi e il fuoco e il fumo non si sono più fermati. Poi c’è chi si è messo a spaccare i suppellettili, chi i televisori.  In un gesto di disperazione, un detenuto si è arrampicato sulla rete del cortile di passeggio, alta circa 4 metri, per poi gettarsi nel vuoto. 

Il personale di polizia è intervenuto con decisione per evacuare i locali e numerosi agenti sono stati richiamati in servizio per dare una mano ai colleghi, mettere in salvo quante più persone possibili ed evacuare tutti e tre i piani.

Morale? Tre agenti sono stati accompagnati al pronto soccorso per intossicazione da fumo e solo grazie a ore e ore di intense trattative si è riusciti a ripristinare l’ordine e la sicurezza interna. Sul posto sono anche intervenuti i vigili del fuoco.

Il giorno seguente, la tensione nel carcere è rimasta alta, con detenuti che si rifiutavano di rientrare nelle loro celle, rimanendo accovacciati nei corridoi. La situazione è degenerata ulteriormente quando due detenuti si sono affrontati usando lamette come armi.

“La situazione - commenta il Segretario Generale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) Leo Beneduci - è fuori controllo. I detenuti spadroneggiano, peggio del Far West. Il sovraffollamento è spaventoso. Il personale di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Ivrea è allo stremo delle forze, non ce la fa più! È totalmente abbandonato a se stesso, dai vertici, senza direttive; spesso il personale di servizio ha serie difficoltà per chiudere in cella i detenuti più facinorosi. La situazione è davvero drammatica tanto che giorno dopo giorno sta diventando sempre più pericolosa, il personale naviga a vista, completamente abbandonato a se stesso. Il carcere è senza un Comandante titolare…”

Secondo Osapp, il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove del carcere di Ivrea se ne infischia e sarebbe interessato solo a quello di Biella dove sono state spese diverse centinaia di migliaia di euro per inviare personale in missione forfettaria.

“Ivrea ha una delle situazioni più critiche della regione e tutti se ne stanno zitti, dalla politica ai vertici del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), speriamo in interventi rapidi e concreti prima che accada l’irreparabile! - aggiunge ancora Leo Beneduci - È davvero sconcertante che l’Amministrazione Penitenziaria Centrale, nonostante la constatata inerzia del responsabile provveditorato interregionale, non assuma provvedimenti di alcun genere, a cominciare dall’individuare per il carcere un Comandante di Reparto titolare e dall’assegnare ad Ivrea un congruo numero di unità personale (non meno di 20), così come è stato fatto, con notevole solerzia, ad oggi solo per il carcere di Biella, se si considera che in quella sede la presenza di detenuti è ampiamente al di sotto della capienza regolamentare e il D.A.P. mantiene a spese dei contribuenti, in missione forfettaria pari a 110 euro al giorno per addetto, Ispettori e Comandante di Reparto da svariati mesi, mentre sarebbe vigente il divieto di assegnare in quel carcere ulteriori detenuti laddove, ad esempio, nei non lontani istituti penitenziari di Ivrea e Torino, non vi sono più spazi e persistono condizioni davvero disumane…”

Osapp chiede al Guardasigilli Nordio “l’avvio di immediati accertamenti ispettivi intesi ad appurare le responsabilità della constatata inazione degli organi responsabili anche rispetto all’inaccettabile e reiterato aggravarsi delle condizioni di vita e di lavoro nelle carceri del distretto interregionale del Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta, con particolare riferimento alle sedi di Ivrea, Torino, Asti, Aosta, Cuneo, Genova Marassi, La Spezia, San Remo e Saluzzo”.

Gabriella Colosso

Gabriella Colosso

Cerca di sviscerare i motivi di tutto ciò che è successo anche l’assessora del comune di Ivrea, Gabriella Colosso. Punta il dito su una struttura che ospita 270 persone circa e ne dovrebbe contenere al massimo 190.

“Durante le festività le tensioni aumentano - commenta - Le fragilità scoppiano. Il problema del sovraffollamento non fa vivere bene le persone. Non aiuta il lavoro della nuova direttrice, né degli uomini della polizia penitenziaria che peraltro sono sotto organico… Non aiuta un edificio vecchio e che da anni evidenzia una serie di problemi strutturali, con infiltrazioni di acqua nelle celle…”.

Colosso guarda anche ad alcuni progetti che potrebbero dare un po’ di sollievo e abbassare la tensione.

“La trafila è troppo lunga -  stigmatizza - Abbiamo bisogno di tempi certi. Chiediamo aiuto anche al magistrato di sorveglianza. Per esempio è da mesi che aspettiamo l’autorizzazione a fare uscire una persona…”

Anna Rossomando

In seguito alla notizia si è subito mosso il Partito Democratico. I senatori Anna Rossomando e Andrea Giorgis hanno preannunciato la visita di una delegazione presso l’Istituto e un’interrogazione in Senato.

“La situazione di Ivrea - scrivono in una nota - non è purtroppo un caso isolato in Piemonte. Solo la scorsa settimana abbiamo ricevuto la risposta totalmente insufficiente del governo sul Lorusso e Cutugno di Torino, che faceva seguito alla denuncia della situazione di un detenuto di nazionalità albanese in sciopero della fame, mentre sempre la scorsa settimana si era tolto la vita un altro detenuto. Dopo tante insistenze oggi apprendiamo che in Piemonte la valutazione psicologica all'ingresso dovrebbe diventare a breve una prassi e questo rappresenterebbe un passo avanti seppur non sufficiente. Sul piano nazionale invece governo e maggioranza, rispetto al tema delle carceri, continuano con la politica degli annunci, mentre i fatti sono spesso contraddittori con dichiarazioni di intenti che si scontrano con la realtà delle condizioni reali, sempre più drammatiche come purtroppo dimostrano anche i suicidi in questi primi tre mesi del 2024.”

Ci va una soluzione

Il sistema penitenziario italiano si trova in una situazione di cronico sovraffollamento e tensione, una realtà che si riflette drammaticamente nel Carcere di Ivrea e in molti altri istituti del paese. Secondo l'ultimo rapporto annuale del Garante dei Detenuti, il numero di detenuti nelle carceri italiane supera le 60.000 unità, fronteggiando una capacità regolamentare inferiore a 51.000 posti. Questo dato testimonia una condizione di sovraffollamento che non solo viola i diritti umani fondamentali ma anche compromette qualsiasi tentativo di riabilitazione.

Il sovraffollamento carcerario in Italia non è un problema recente; è una questione che perdura da decenni, aggravata da politiche punitive e da una lentezza burocratica che impedisce l'attuazione di riforme efficaci. Gli ultimi anni hanno visto la politica italiana dibattere su come affrontare questa crisi, con proposte di legge volte a ridurre la popolazione carceraria attraverso misure come l'espansione degli arresti domiciliari, l'introduzione di pene alternative e la promozione di programmi di reinserimento sociale.

In Parlamento, diverse proposte di legge mirano a riformare il sistema carcerario, inclusa la ristrutturazione delle infrastrutture, il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e la revisione del codice penale e del processo penale. Nonostante queste iniziative, i progressi legislativi sono stati lenti, e le riforme concrete rimangono in gran parte in sospeso, ostacolate da dibattiti politici e da priorità concorrenti.

Il ruolo dei garanti dei detenuti è cruciale in questo contesto. Queste figure indipendenti hanno il compito di monitorare le condizioni delle carceri, raccogliere denunce e promuovere i diritti dei detenuti. Le loro relazioni annuali forniscono una visione dettagliata e critica delle realtà carcerarie, evidenziando problemi come il sovraffollamento, le carenze sanitarie, la violenza e la mancanza di opportunità educative e lavorative.

La situazione del Carcere di Ivrea, con la sua recente rivolta e le condizioni critiche, riflette l'urgenza di un cambiamento radicale. È necessario un impegno congiunto e sostenuto di tutte le parti interessate per garantire che le carceri non siano solo luoghi di detenzione ma anche spazi per il recupero e la reintegrazione sociale dei detenuti. La strada verso un sistema penitenziario umano ed efficace è lunga e complessa, ma gli eventi a Ivrea sottolineano che il bisogno di riforme non può più essere ignorato.

Il carcere di Ivrea

L'istituto, costruito negli anni '80, presenta problematiche di vario genere. Quelle strutturali sono tipiche degli istituti costruiti in quegli anni: le camere di pernottamento non garantiscono i 3 mq calpestabili a persona, non sono dotate di acqua calda né di doccia. Le persone detenute cucinano e lavano i piatti in una zona del locale adibito a bagno, con una evidente problematicità di natura igienica.

Rispetto alle attività scolastiche si segnala la chiusura della "scuola di Accoglienza" che era destinata a coloro che non riuscivano a frequentare i corsi scolastici.

Le attività scolastiche sono garantite dal CPIA, così come alcune attività sportive e culturali. La formazione professionale è garantita da Casa di Carità mediante l'attivazione di alcuni corsi professionalizzanti.

Rispetto al personale si segnala la recente nomina di una nuova direttrice, che ha preso servizio a metà novembre ed ora è ancora in affiancamento alla direttrice precedente; si sottolinea la cronica carenza di educatori (2 per 250 persone) e l'attuale totale assenza di mediatori (l'unico mediatore incaricato non ha continuato l'incarico).

Permane una seria difficoltà di relazione con le assistenti sociali dell'UIEPE di Torino che da tempo non si recano più in Istituto e non conoscono le persone detenute; viene invece riferito un miglioramento dei rapporti con l'Ufficio di Sorveglianza di Vercelli, anche se la magistratura Sorveglianza si reca in istituo saltuariamente.

Non è garantita la separazione dei giovani adulti dalle altre persone detenute.

Non sono presenti locali idonei all'accoglienza di persone disabili.

Il personale dell'area sanitaria segnala il forte incremento di persone con patologie psichiatriche, motivo per cui sono state aumentate le ore dello psichiatra, peraltro ancora insufficienti; infatti, viene riferito che nell'ultimo anno si è verificato un incremento degli agiti autolesionistici seppur dimostrativi (il numero di suicidi o tentati suicidi non è aumentato).
Permangono anche le difficoltà di coinvolgimento della società civile sia in termini di opportunità lavorative che abitative.

GLI SPAZI DETENTIVI

L'istituto si compone di quattro piani, in ciascuno dei quali vi è una sezione detentiva suddivisa in due semi-sezioni. Ogni semi-sezione può ospitare fino ad un massimo di 44 persone. Tutte le sezioni a destra, dopo l'introduzione della circolare per la media sicurezza (ex art. 32) sono a regime chiuso, tutte le sezioni a sinistra - a cosiddetto trattamento avanzato - sono invece aperte (le celle sono aperte dalle 9.00 alle 19.30 ma vengono chiuse durante i pasti).

Al piano terra sono ubicati l'infermeria, 5 celle singole adibite a isolamento sanitario e disciplinare, oltre a 4 celle per la domiciliazione preventiva di quanti giungono dalla libertà o le persone destinate ad altri istituti di pena. Tre di queste sono dotate di due posti letto; la quarta è ricavata dall'unione di 2 celle e può ospitare fino a 5 persone; è dotata di ambiente wc comprensivo di doccia.

Al primo piano vi sono due semi sezioni: le semisezioni sono dedicate alle persone con reati comuni, la semisezione di destra (quella chiusa) ospita i nuovi giunti.

Al secondo piano le due semi sezioni ospitano persone detenute semi protette (per lo più con reati a riprovazione sociale). Una semisezione è a regime ordinario, l'altra a regime di trattamento intensificato.

Al terzo piano vi sono due semi sezioni (una a regime ordinario e una a regime di trattamento intensificato) che ospitano le persone con reati comuni e con condanna definitiva, i lavoranti e gli studenti.

Al quarto piano una semi sezione a destra ospita le persone che fruiscono dell'articolo 21e della semi libertà ; l'altra sezione ospita persone detenute transessuali.

Nell'istituto è presente anche la sezione staccata dei collaboratori di giustizia.

Le condizioni generali delle celle visitate non sono ottimali: in quasi nessuna cella sono garantiti i 3 mq calpestabili a persona, tutte le finestre presentano schermature, i bagni non sono dotati di acqua calda. Nel locale wc, separato dalla zona di pernottamento, è stato ricavato uno spazio attiguo al lavandino dove le persone cucinano in condizioni igieniche davvero discutibili. Gli arredi sono degradati e i muri in cattivo stato nonostante le recenti ritinteggiature. Le docce rinnovate recentemente in alcuni piani presentano muffe.

Ogni piano risulta dotato di sale colloqui, saletta per i colloqui telefonici, locale barberia, locali adibiti alla scuola accoglienza e locali per il sopravvitto.

L'ASSISTENZA SANITARIA

Il cardiologo dell'ASL è presente 1 giorno al mese (8 ore); il dentista dell'ASL è presente 8 ore alla settimana, così come un altro dentista che opera in regime di volontariato.
Il fisiatra è presente su chiamata, mediamente 1 volta al mese
Il servizio di radiologia è garantito 2 pomeriggi al mese. Per le visite gastroenterologiche, pneumologiche, ortopediche dermatologiche ed oculistiche ci si rivolge all'ASL terriotialmente competente mediante prenotazione tramite CUP.
Il SerD è presente per un totale di circa 25 ore a settimana mediante un'assistente sociale e un medico che garantisce le consulenze necessarie.
L'assistenza infermieristica è garantita da 4 infermiere professionali (che turnano dalle 8 alle 22) e da una caposala.

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