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Ivrea
27 Marzo 2024 - 23:06
Andrea Cantoni, Fabrizio Dulla e il cantante Povia
“Politica, tanta politica, ecco cos’è che fa lo Zac!” La denuncia, messa a verbale durante l’ultimo consiglio comunale, è di Andrea Cantoni dei Fratelli d’Italia.
“La cooperativa che gestisce il Movicentro - ha sentenziato - strumentalizza lo spazio, e questo non dovrebbe accadere con i soldi pubblici. Ricordo il mio tentativo, fallimentare, di organizzare un concerto di Giuseppe Povia. Quello che mi aveva lasciato allibito era stato un comunicato ufficiale: ‘Spazi aperti a tutti in vista delle elezioni...’. Per fortuna, il concerto lo abbiamo fatto, ma da un’altra parte... Meglio così.”
Parole dure come la pietra, con il dito puntato su quel “covo di comunisti”, come ebbero a definirlo in più di un’occasione le ex consigliere comunali Maria Piras e Anna Bono.
Coda velenosa di un dibattito partito da un’interpellanza generale firmata insieme a Elisabetta Piccoli, Gabriele Garino e Paolo Noascone, che partiva da una serie di chiarimenti, ai quali l’Amministrazione comunale ha dato una risposta dopo 150 giorni. I “quattro” chiedevano, tra le altre cose, anche informazioni sul bando per l’assegnazione degli spazi del Movicentro, oggi affidati alla cooperativa Zac! con un contratto di comodato d’uso gratuito scaduto nel lontano 2020.
“Fin dal nostro insediamento - ha sintetizzato l’assessore al bilancio Fabrizio Dulla - abbiamo lavorato per un bando, del quale prevediamo l’uscita entro i primi giorni di maggio. Parlando specificatamente dell’atrio, è nostra intenzione adibirlo a sala pubblica, anche per permettere a soggetti diversi da chi vincerà di utilizzarlo in alcune giornate. Quando questa amministrazione si è insediata, ha provveduto a una proroga annuale. Niente di scandaloso, poiché durante la passata amministrazione le allora opposizioni si erano schierate tutte per un rinnovo a favore del gestore di quegli spazi per sei anni, dando un giudizio positivo sull’operato. Ci furono tensioni e discussioni per più di un anno, e si andò a votare con due visioni differenti di quegli spazi. La cittadinanza scelse una strada che noi oggi riteniamo coerentemente di portare avanti: la destinazione culturale e sociale del Movicentro a discapito di quella commerciale.”

Erna Restivo
A dare man forte a Dulla e a difendere lo Zac! è intervenuta la consigliera di Laboratorio Civico, Erna Restivo.
“In occasione dell’incontro tra candidati sindaci organizzato dallo Zac, lei decise di non partecipare – ha replicato a Cantoni – Ci spiace di non aver potuto ascoltare allora la sua opinione; sarebbe stata una bella occasione di apertura.”
E poi sul bando, ricordando le esperienze “commerciali” fallimentari che si sono susseguite prima che arrivasse lo Zac!: “Siamo lieti di sentire che nel bando sia previsto il ruolo sociale e culturale. Lo Zac! è un luogo complesso. È un presidio di legalità in un luogo difficile della città. Tante associazioni trovano lì uno spazio per riunirsi.”
Non concorda sulla lettura che si è data all’intera vicenda la consigliera comunale e ex vicesindaca, Elisabetta Piccoli.
A suo avviso, ci troviamo di fronte a un “grosso equivoco”.
“Non è mai stata nostra intenzione togliere degli spazi a un’associazione. Il problema erano i costi energetici, e faccio riferimento a una email del dirigente in cui evidenziava quei circa 99 mila euro che gravavano sul bilancio della nostra città e su tutti i cittadini. A fronte di una spesa così rilevante, ci siamo chiesti se non fosse più giusto che quegli spazi venissero condivisi da tutti. Auspico che con il bando il costo per la comunità venga ripartito in un modo equo. In città le attività commerciali pagano tutto, e non è corretto verso di loro.”
Parole al vento, considerando che proprio per questa insistenza nel voler rimarcare fatti noti, lo Zac! s’è trasformato in soggetto politico vero e proprio, sottogruppo di Laboratorio civico, con un consigliere comunale e un vicesindaco di riferimento...
Fine della cronaca e piccola parentesi sull’insolito duello verbale, degno di una commedia di Goldoni, con protagonisti il presidente del consiglio Luca Spitale e il capogruppo dei Fratelli d’Italia Andrea Cantoni. Un’interpretazione memorabile, da applausi a scena aperta, della politica come arte dello scontro.
Tutto ha inizio quando Cantoni, nel fervore dell’agone politico, osa rivolgersi al suo avversario con un termine desueto, “signoria”, scatenando l’ira di Spitale che, in un impeto di zelo istituzionale, richiama l’audace interlocutore all’ordine, reclamando il titolo di “Presidente”.
E Cantoni che fa? In un guizzo di irriverenza che avrebbe fatto sorridere persino Machiavelli, rilancia con un’offerta che è qualcosa più di una provocazione: “Va bene, se vuole la chiamo anche ‘Presidentessa’”.
La risposta di Spitale a questo punto è decisamente salita di tono, a difesa del decoro e del rispetto (così ha detto) della carica istituzionale, con minacce di espulsione dall’aula e revoca della parola. La vicenda, benché possa apparire ai più come un futile battibecco, solleva interrogativi profondi sulla natura del dialogo politico. In un’era in cui la politica si fa sempre più spettacolo e il dibattito pubblico sembra scivolare verso l’abbassamento del livello, l’episodio di Ivrea ci ricorda che, forse, un pizzico di ironia e leggerezza non guasta. Anzi, potrebbe essere proprio ciò che serve per alleggerire l’atmosfera soffocante delle aule consiliari, rendendo la politica un po’ più umana, un po’ più vicina a chi la osserva da lontano, tra il divertito e l’incredulo. Insomma: va bene servire il cittadino con serietà ma senza prendersi troppo sul serio. Perché, in fondo, è proprio nel sorriso che si nasconde la chiave per affrontare i dilemmi più spinosi.
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