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Ivrea

L’eredità indiana di Olivetti. Giuseppe Rao la racconta a Mumbai

Una masterclass svela l’intreccio di cultura, tecnologia e umanesimo nello stile industriale di Olivetti

Giuseppe Rao a sinistra, il console italiano in India Alessandro De Masi a destra

Giuseppe Rao a sinistra, il console italiano in India Alessandro De Masi a destra

Nell’affollata metropoli di Mumbai, una città che pulsa all’unisono con l’innovazione e la tradizione, si è tenuto un evento che ha brillantemente intrecciato il passato industriale dell’Italia con il futuro tecnologico dell’India. 

Può capitare (ed è capitato) se il console italiano in India, Alessandro De Masi, venuto a conoscenza della presenza in città di Giuseppe Rao, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Natale Capellaro, lo invita a tenere una masterclass dal titolo evocativo: “Olivetti e la nascita del modello internazionale di industria moderna”.

Rao in India

La scelta di Rao come relatore non è casuale ma si radica nella profonda conoscenza e nel legame che la Fondazione Natale Capellaro ha con la storia e i valori di Olivetti, azienda pioniera nel panorama industriale italiano e non solo. 

Durante l’incontro, Rao ha avuto l’opportunità di illustrare agli studenti e agli appassionati presenti la nascita e lo sviluppo dell’industria moderna ad Ivrea, sottolineando l’impatto rivoluzionario di Adriano Olivetti.

Perchè Adriano Olivetti non è stato solo un imprenditore; è stato un visionario che ha compreso l’importanza di unire le “due culture”, quella scientifica e tecnologica e quella umanistica, per creare un ambiente di lavoro che fosse al tempo stesso produttivo e rispettoso dell’individuo. Questo “Stile Olivetti” ha rappresentato un modello industriale internazionale, che ancora oggi suscita interesse e ammirazione.

La relazione tra Olivetti e l’India, come raccontato da Rao, è una di quelle pagine di storia aziendale che merita di essere ulteriormente esplorata e studiata. 

olivetti india

notte india

Fin dai primi viaggi di esplorazione del mercato indiano e pakistano nel 1948 da parte dell’ingegnere Giovanni Enriquez, uno dei collaboratori più stretti di Adriano Olivetti, l’azienda ha dovuto confrontarsi con le sfide imposte dalle peculiarità locali. Queste sfide hanno portato alla decisione di affidare l’esclusiva delle vendite all’importatore locale Bacaaraj T.C., pur mantenendo un presidio aziendale diretto attraverso la figura del rag. Ernesto Tironi.

Un momento significativo di questa storia è stato l’adattamento delle macchine Olivetti alla lingua e alla cultura indiana, con l’introduzione della tastiera Hindi nel 1950. Questo passo ha dimostrato non solo la volontà di adattamento al mercato locale ma anche un profondo rispetto per la cultura e le esigenze specifiche del Paese. La collaborazione con Ramjie Kamani, divenuto nuovo importatore per l’India, ha segnato un’ulteriore tappa importante nelle relazioni commerciali tra Olivetti e l’India, aprendo la strada a un segmento prioritario per le esportazioni verso il Paese, quello delle telescriventi.

Il progetto di un negozio Olivetti a Bombay, purtroppo mai realizzato a causa di accordi di esclusività, e l’invio di Giorgio Calderoni per garantire l’assistenza tecnica sul territorio sono esempi dell’impegno dell’azienda nel consolidare la propria presenza in India. Questi sforzi sono stati riconosciuti anche dal governo indiano, che nel 1961 ha scelto Olivetti per la fornitura del know-how necessario alla costruzione di una fabbrica di telescriventi a Madras.

La masterclass di Rao a Mumbai non è stata soltanto un’occasione per ripercorrere la storia di un’azienda iconica ma ha anche rappresentato un momento di riflessione su come i principi di innovazione, rispetto umano e integrazione culturale possano ancora oggi guidare il cammino verso un modello di industria moderna e sostenibile. In tempi di globalizzazione e sfide tecnologiche, la lezione di Adriano Olivetti e l’esempio della sua “Ditta” in India continuano a ispirare e a offrire preziose indicazioni per il futuro.

Chi è Giuseppe Rao?

L'eporediese Giuseppe Rao è una figura poliedrica nel panorama italiano, noto per il suo ruolo di consulente e docente. Attualmente, è consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri e insegna all'Università di Sassari, dove si occupa di temi come geotecnologia e l'ordine mondiale​ (Formiche)​.

Ha espresso opinioni rilevanti riguardo le dinamiche geopolitiche globali, mettendo in luce come le tecnologie emergenti, le piattaforme digitali e la connettività stiano rimodellando gli equilibri mondiali, e come ciò influisca sui paesi meno tecnologicamente avanzati. Rao ha anche analizzato il rapporto tra Cina e Stati Uniti, sottolineando come l'Occidente abbia contribuito all'ascesa della Cina, ora divenuta una potenza tecnologica e industriale di prim'ordine​ (Formiche)​.

Inoltre, Rao ha criticato la gestione delle relazioni internazionali da parte dell'Europa, in particolare riguardo alla Russia e alla crisi in Ucraina, sottolineando come l'Occidente rischi di alienarsi i paesi in via di sviluppo che ricordano le guerre coloniali e aspirano a un ordine mondiale più equo e multilaterale. Ha espresso preoccupazione per le politiche dell'amministrazione Biden e per le implicazioni a lungo termine del conflitto ucraino, invitando a investire nella pace e nei sentimenti di amicizia tra le nuove generazioni​ (Il Sussidiario)​.

Rao propone una riflessione profonda sull'importanza di un nuovo multilateralismo, sulla necessità di un approccio più equilibrato nelle relazioni internazionali e sull'urgenza di considerare le implicazioni sociali ed economiche delle tecnologie emergenti e della geopolitica globale.

Tra i contributi di Rao sulla storia Olivetti segnaliamo: "La sfida al futuro" di Olivetti, in cui il professore esamina l'impatto e l'eredità di Adriano Olivetti e del suo ultimo viaggio misterioso. Ma anche studi sul contributo di "Mario Tchou e l'innovazione tecnologica alla Olivetti", in cui si analizza l'influenza della compagnia sul modello di impresa moderna a livello internazionale.

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