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24 Marzo 2024 - 19:33
Il sindaco Claudio Castello e la sua amministrazione sono coinvolti in una serie di cause con Bennet ed Eridano
Forse non tutti sanno che il Comune di Chivasso da una parte e le proprietà del centro commerciale a nord della città dall’altra se le stanno dando di santa ragione da qualche anno nelle aule di tribunale.
Per chi è poco avvezzo a frequentare l’albo pretorio, sarà sicuramente colpito dal sapere che sono pendenti una serie di cause legali tra Palazzo Santa Chiara e le due società Bennet spa ed Eridano srl per i mancati pagamenti dell’IMU dal 2013 al 2017, l’anno prima che la piattaforma commerciale Bennet aprisse al pubblico.
In ballo ci sono poco più di 81 mila euro che il Comune chiede alle due società e che le stesse si rifiutano di versano. Pendono cause legali una ogni anno dal 2013 al 2017: alcune sono in Commissione Tributaria Provinciale di Torino (il primo grado), altre in Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Piemonte (appello), altre ancora sono finite in Corte di Cassazione (terzo ed ultimo grado di giudizio).
Il saldo delle vittorie delle cause al momento è positivo per il Comune mentre solo per l’IMU 2015 le pretese di Palazzo Santa Chiara sono state riconosciute infondate e la vertenza è ora in appello.

Il centro commerciale Bennet di Chivasso
Ma perché l’amministrazione del sindaco Claudio Castello, Bennet ed Eridano stanno battagliando a suon di ricorsi, carte bollate e parcelle di avvocati dai tre zeri in su?
La spiegazione arriva leggendo l’ultima determina, in ordine di tempo, affissa all’albo pretorio che porta la data del 6 marzo scorso con la quale il Comune di Chivasso resiste in giudizio contro il ricorso in Cassazione proposto da Bennet ed Eridano srl relativamente all’IMU dell’anno 2013.
“In sintesi - leggiamo dalla determina con cui si dà mandato agli avvocati Mario Suppa ed Antonio Chiarello di rappresentare l’ente presso la Suprema Corte romana - le due società (Bennet ed Eridano, ndr) non condividono la tesi del Comune di Chivasso di considerare il prezzo di acquisto indicato nell’atto notarile quale base imponibile ai fini della liquidazione dell’IMU per l’anno 2013 e successivi, in quanto tale criterio non sarebbe rispettoso delle disposizione contenute nell’articolo 5 del Decreto Legislativo 504/1992 cui rinvia l’articolo 13 comma 3 del DL n. 201/2011. In tale nota veniva richiamata una perizia tecnica secondo la quale, ai fini della determinazione del valore venale dei terreni in questione, il Comune avrebbe dovuto tener conto delle vicissitudini e delle peculiarità dei terreni in questione, nonché dei costi sostenuti per giungere alla loro edificabilità di fatto”.
Le due società sostengono che “dovrebbe essere assunto a base imponibile dell’imposta municipale propria il valore in comune commercio, tratto da elementi oggettivi e uniformi, e non il valore dei terreni edificabili definito soggettivamente per via negoziale”.
Inoltre il Comune non avrebbe, a dire delle due imprese, nella determinazione della base imponibile IMU, tenuto conto dello scomputo degli oneri di adattamento delle aree sostenuti in vista della successiva edificazione.
Insomma, la questione è annosa e le casse comunali, al momento, aspettano. E pagano le parcelle degli avvocati.
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