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Ivrea

Dal peduncolino al peduncolo: il Pd “festeggia”, Viviamo Ivrea "rode"

La Città Metropolitana non ha dato parere favorevole alla “stradina”. Coldiretti s'arrabbia

Peduncolo, ivrea,

In foto l'ex capogruppo del Pd Maurizio Perinetti e l'assessore Francesco Comotto

In botanica, è un piccolo ramo, più o meno lungo, alla cui estremità si trova il fiore o un insieme di fiori e, quindi, anche un’eventuale infiorescenza. 

Parliamo del Peduncolo, che non è il gambo di un fungo a cappello o lo stelo che congiunge il grappolo d’uva alla vite. 

Insomma, non era un “picciolo” ma una nuova strada di collegamento tra la ex SS 228, dalla Statale 26 (terzo ponte) fino al confine con Bollengo. 

A metterci il cappello sopra era stata, nel 2021, la Città Metropolitana, con tanto di richiesta alla Regione di riconoscerla come opera pubblica prioritaria, e la Regione Piemonte, senza farselo ripetere due volte, l’aveva inserito nel Recovery Plan insieme al traforo di Monte Navale, alla Ico-Valley e all’elettrificazione della ferrovia Ivrea-Aosta. 

E sarebbero stati circa 3400 metri di nuovo catrame, sei rotatorie, 2800 metri di strade di servizio, un ponte sul Naviglio, due sottopassi stradali, tre mini rotatorie di cui due nel quartiere San Giovanni e una nella zona industriale di Burolo. 

E diciamo “sarebbero stati” perché, nel nuovo piano regolatore, per abbattere i costi, era stato disegnato un tragitto più corto che si innestava sulla SS 228 per smaltire parte del traffico che grava su corso Vercelli. Chiamiamolo “peduncolino”, una semplice strada interna che dal terzo ponte si dirige in via Bollengo fino all’altezza del carcere... 

È di questo che si è parlato durante l’ultima Conferenza di pianificazione. 

La Città Metropolitana al “peduncolino” ha infatti detto “no”, per ora perché, come abbiamo detto, ci “aveva messo il cappello sopra” e poi perché in contrasto con il Ptc2, il documento di pianificazione territoriale strategica. Morale? 

I progettisti dello studio di Giancarlo Paglia dovranno ora mettersi a lavorare per reinserire il vecchio tracciato e, quando le modifiche saranno pronte, si ritornerà in consiglio comunale.

Che tirasse cattiva aria lo si era già capito nel settembre dello scorso anno durante un incontro tra il sindaco Matteo Chiantore e il vicesindaco di Città metropolitana Jacopo Suppo. 

Quest’ultimo aveva spiegato che avrebbe seguito attentamente il percorso, ma in buona sostanza aveva risposto picche... Sugli scudi, appresa la notizia, si sono subito agitati gli agricoltori. 

Il vecchio progetto del Peduncolo

«L’Amministrazione comunale di Ivrea – ricorda il presidente Bruno Mecca Cici - aveva proposto un tracciato con un impatto ambientale e un consumo di suolo agricolo minore rispetto all’originale. Noi eravamo d’accordo con questa soluzione che, tra l’altro, era meno costosa. Ma adesso salta fuori che la Città Metropolitana non accetta questo tracciato perché non conforme al Piano territoriale di coordinamento varato dalla vecchia Provincia di Torino nel 2011. Ci pare una follia imporre all’agricoltura progetti con un forte impatto ambientale e agricolo e che costano di più, solo perché “non conformi” a uno strumento burocratico di pianificazione territoriale datato 13 anni fa». 

Coldiretti chiede che la Città Metropolitana insieme al Comune di Ivrea, trovino una soluzione burocratica che permetta di “portare avanti il tracciato scelto dal Comune”. 

Tant’è! 

Entro qualche mese il documento urbanistico tornerà in consiglio comunale per l’approvazione definitiva, dopodiché sono ancora previsti due passaggi all’Aipo e alla Sovrintendenza di Roma.

Il peduncolo

Del peduncolo, in verità, i cittadini eporediesi se ne erano quasi dimenticati. Inserito tra i progetti prioritari della Regione (talmente prioritario che sono sempre mancati i soldi per finanziarlo), tutte le volte che in passato se n’è parlato si è portato dietro un gran codazzo di polemiche da parte di agricoltori e ambientalisti. 

Ma qualcos’altro da dire, evidentemente c’è ed è la storia della gatta frettolosa che ha fatto i gattini ciechi. 

La storia di un PRG approvato in fretta e furia e adottato il 2 maggio scorso, quasi allo scadere del mandato, dalla passata amministrazione guidata da Stefano Sertoli, non prima d’aver dato una risposta alle 80 osservazioni giunte in Municipio, molte delle quali recepite. 

Non tutte, evidentemente, considerando che nelle carte continuava a non vedersi il quartiere (5 mila metri quadri in strada vicinale Cascine Forneris, ad un passo da via Bollengo, nei pressi della pista di atletica) che 23 anni fa è stato occupato abusivamente dai sinti, prima con roulotte e caravan, poi, piano piano, mattone dopo mattone, con tutto quello che si vede oggi. 

Al contrario (abracadabra) il PRG (due pesi e due misure) definiva urbanizzabile l’area su cui il circolo Canottieri aveva costruito un campo da padel. 

Tra le altre cose il nuovo PRG, oltre al peduncolo riveduto e corretto, confermava il traforo di Montenavale, aggiungeva un casello autostradale a San Bernardo, ma non definiva un’area per il nuovo ospedale. 

A dire che sul peduncolino si stava facendo una grande “stronzata” ci avevano pensato l’allora consigliere comunale del Pd Fabrizio Dulla e il suo capogruppo Maurizio Perinetti.

“Diventerà una stradina - si era alzato in piedi in consiglio comunale Perinetti preannunciando un voto contrario - Così ridimensionato se lo paga il Comune non la Città metropolitana... Ergo, visto che i soldi non ci sono, non si farà mai...”). 

Insomma, Perinetti ci aveva visto giusto. 

“La nostra non era una critica - dice oggi - Era un commento con cognizione di causa. Trasformare una nuova viabilità al servizio di una popolazione che va da Rivarolo a Santhià in una stradina, ci era sembrato sciocco e autolesionistico. Ero rimasto abbastanza stupito che i progettisti avessero dato un parere favorevole. Avevano detto che intanto non si sarebbe mai fatto nulla. Oggi come allora sottolineo che non si può mai dire mai...”. 

E poi sul consumo di suolo: “Anche io sono contro ma non deve essere un dogma...”.

Sullo sfondo le roboanti parole dell’architetto Giancarlo Paglia su un “PRG” che non è una visione o un allucinogeno ma uno strumento per stabilire le regole urbanistiche. 

Sbuffava il Pd, festeggiava Viviamo Ivrea e probabilmente oggi sta succedendo la stessa cosa ma a parti invertite.

Tra chi si è sempre opposto al “peduncolo” e considerava quella decisione una vittoria quasi personale, c’era Pier Giuseppe Gillio, ambientalista, scrittore, musicologo e docente di drammaturgia al Conservatorio di Novara. Sollecitato dall’allora consigliere comunale Francesco Comotto e dalla lista civica Viviamo Ivrea, aveva dedicato al progetto un intero dossier esponendo tutte le sue critiche ai tecnici responsabili della stesura della variante di PRG firmata dallo Studio Boeri. 

“Il progetto - commentava Pier Giuseppe Gillio - figurava già nel PRGC del 1991 e nella variante 2000...”. 

L’esigenza, a suo avviso, era nata per assecondare il progetto Mediapolis (aggiungendo una quarta strada in direzione sud, verso Albiano), ma anche per rimediare al notevole flusso di traffico sulla ex statale 228 causato dall’espansione delle zone commerciali e industriali

Il peduncolo sarebbe stata l’alternativa perfetta per il traffico a lunga percorrenza. Poi Mediapolis non si è più fatta, la Sp 228 è diventata a tre corsie e le aree commerciali e industriali non si sono più ampliate. 

Insomma, il traffico non c’è più. “Il collo di bottiglia”, aggiungeva Gillio, “si deve alla rotatoria su cui si innesta via Casale, nonché alla rotatoria successiva di collegamento con il terzo ponte. Se un problema esiste è dunque relativo a poche centinaia di metri di percorrenza e pertanto dovrebbe essere affrontato con soluzioni meno impattanti e meno dispendiose della realizzazione di chilometri di nuove strade…”. 

Per esempio, molto in sintesi, con un nuovo casello autostradale a S. Bernardo utile a ridurre il transito di Via Casale diretto al casello di Albiano... o con un attraversamento del Naviglio, all’altezza dell’incrocio tra corso Vercelli e via Casale.

Stefano Boeri

L’Iter del PRG

Tutto comincia nel 2017 quando l’Amministrazione guidata da Carlo Della Pepa indice la gara per una variante strutturale poi vinta dallo Studio Boeri. 

Nel team anche il piemontese Aldo Besate, che poi è mancato nell’agosto del 2019. 

Il 20 marzo del 2018, Massimo Giuliani (Studio Boeri) presenta al pubblico le linee guida, poi più niente, almeno fino al 22 gennaio del 2020, quando atterra in consiglio una “proposta tecnica del progetto preliminare”, approvata con i soli voti della maggioranza e, praticamente, “bocciata” dalla Regione Piemonte. 

Segue il 10 febbraio 2020 la pubblicazione della “Proposta”, con tanto di invito ai cittadini a presentare osservazioni e proposte, dapprima entro il 10 marzo e poi, a causa di alcune informalità e per il Covid-19, con scadenza 25 luglio. 

La Conferenza di Copianificazione si conclude il 26 novembre 2020 con una lunga serie di rilievi. 

Poi di nuovo il “nulla” condito da “niente” per mesi e mesi fino al settembre del 2021 con l’annuncio, in consiglio comunale, che a luglio si era definitivamente rotto, con una triplice fattura da 5 mila euro l’una (emesse da Massimo Giuliani, Giovanni Sciuto e Marco Tosca), il rapporto con lo Studio Boeri. 

Chiuso un capitolo, se ne apre subito un altro con una variazione di bilancio di 55 mila euro riguardante l’affidamento di un “incarico per la variante generale di piano regolatore…” allo studio dell’architetto Gian Carlo Paglia di Agliè. 

Sarebbe stato lui, da lì in avanti, ad occuparsi della parte urbanistica. Si sarebbero aggiunti il geologo Daniele Chiuminatto, il naturalista Diego Marra e lo specialista dell’acustica Stefano Roletti. 

Tutti a lavorare a capo chino e in staff coordinati dall’Ufficio tecnico.

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