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Valle Soana
19 Marzo 2024 - 15:10
Andrea Cane e Marco Bonatto Marchello. Sullo sfondo la diga sul Vajont, evocata dai canavesani che temono la realizzazione dell'opera
Sono trascorse due settimane da quando è arrivata la notizia che il Politecnico di Torino considera la diga della Valle Soana un’opera sicura e priva di criticità rilevanti.
Notizia lieta per i sostenitori della "grande opera"; preoccupante per quanti la considerano invece impattante e pericolosa.
La cosa interessante e che merita sottolineare è tuttavia un’altra: il fronte politico che ha sempre sostenuto il progetto (ma non è corretto definirlo così visto che una vera e propria progettazione è ancora di là da venire) potrebbe cominciare a manifestare qualche incrinatura.
L’idea della diga l’aveva avuta il presidente dell’Unione Montana Valli Orco e Soana nonché sindaco di Frassinetto Marco Bonatto Marchello e l’amministrazione di Ingria l’ha sempre sostenuta entusiasticamente trovando ascolto in Regione.
La piccolissima Ingria, che conta una manciata di abitanti e che in teoria potrebbe essere considerata irrilevante ai fini del voto regionale, ha goduto in questi anni di grande peso politico e di grande visibilità mediatica perché uno dei suoi amministratori è anche consigliere regionale della Lega. Si tratta di Andrea Cane, attivissimo su tutti i fronti, sempre presente alle manifestazioni pubbliche e sui social.

Andrea Cane, consigliere regionale della Lega
Proprio da Ingria è sembrato arrivare qualche segnale differente rispetto al passato.
Il 6 marzo, all’annuncio che dal Politecnico era giunto il primo via libera, Cane aveva commentato: “Un’altra buona notizia per il nostro Canavese”.
Il giorno successivo, però, sulla pagina Facebook del suo Comune compariva questo testo: “Pensiamo sia corretto evidenziare che eventuali pericoli o criticità di qualsiasi genere (quindi anche di sostenibilità economica e ambientale) dovranno essere verificati da tecnici, ingegneri e professionisti del settore. Considerando che siamo a circa un secolo dall'inaugurazione delle tante dighe che sono presenti ed attive per esempio proprio in Valle Orco, riteniamo sia più che lecito attenersi a tutte le verifiche che verranno eseguite in futuro per certificare la possibilità e l'utilità di costruzione di questa grande opera del territorio. Riteniamo sia una risposta di buonsenso alle eventuali polemiche ed opinioni contrastanti: la politica non c'entra nulla, conta solo lo sviluppo del territorio e il benessere dei cittadini”.
Il messaggio comparso sulla pagina facebook del Comune
La notizia di un atteggiamento più cauto da parte dell’amministrazione di Ingria ha avuto scarsa risonanza ma sembrerebbe prefigurare una sia pur lieve apertura alle preoccupazioni di tanti. Cosa l’avrà indotta a moderare gli entusiasmi?
Il 1 marzo, dopo diversi giorni di pioggia, c’era stato un sopralluogo di Andrea Cane nell’area della frana di Montpont ed il consigliere aveva constatato “diversi cedimenti del terreno con il pericolo di un imminente dissesto idrogeologico”.
Ad accompagnarlo Claudio Barinotto, presidente della Società Operaia di Pont e fratello dell’ex-sindaco Dante, che le vicende di quella frana le aveva seguite negli anni e che la scorsa primavera ne aveva parlato dettagliatamente al nostro giornale.
Claudio Barinotto considera la diga un grave pericolo e qualche giorno prima, nel corso di una conversazione con Cane, gli aveva fatto presente i rischi che comportava. “Mentre tornavamo sulla Provinciale – dice - è passata un’auto dei carabinieri e, vedendoci, ci hanno chiesto cosa fosse successo. Nel giro di un’ora sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Ivrea, il Commissario prefettizio Cosseddu e la vice-commissaria Ballan, la polizia municipale, i tecnici del Comune”.
Quale sia stato il seguito del sopralluogo per ora non si sa ma c’è da sperare che abbia rappresentato un primo passo verso un più accurato esame di tutta la materia.
Oltretutto, sia a Pont che ad Ingria in giugno si voterà per le Comunali e se emergessero timori diffusi negli elettori i candidati non potrebbero ignorarli.
A pesare ben di più c’è però la partita delle Regionali, che non si presenta così facile come cinque anni fa per Cane e per il suo partito. Sulle preferenze degli elettori alto-canavesani verso il centro-destra non ci possono essere molti dubbi ma gli spostamenti di voto all’interno di quello schieramento saranno probabilmente tutt’altro che irrilevanti e sarà lotta dura fra gli ex-compagni della Lega approdati insieme in Regione nel 2019.
Claudio Leone è passato di recente a Fratelli d’Italia e Mauro Fava da ben maggior tempo a Forza Italia. Sia Fava che Cane hanno legami stretti con la Valle Soana e mantengono nell’Alto Canavese il loro zoccolo duro per cui dovranno scontrarsi direttamente sui temi che riguardano il territorio.
Cosa si aspettano i fautori della diga di Ingria?
Le motivazioni sono diverse e non si limitano alle più ovvie: la produzione di energia e la creazione di una riserva d’acqua da utilizzare nei periodi siccitosi. C’è anche il miraggio di farne un’attrazione turistica, attirando le folle e facendo schizzare verso l’alto l’economia locale.
Perché in tanti storcono il naso?
Per l’impatto sul paesaggio, per gli sconvolgimenti sull’equilibrio biologico e climatico, per i rischi potenziali di catastrofe.
L’energia idroelettrica è pulita ed in passato anche inesauribile (oggi un po’ meno) ed è ovviamente preferibile ai combustibili fossili, per non parlare della minaccia nucleare. Il tempo e l’esperienza hanno tuttavia dimostrato che una diga - oltre a cambiare completamente l’aspetto di un luogo, a cementificarlo in maniera oggi inaccettabile, a cancellare paesi e villaggi che vengono sommersi – modifica il clima e crea gravi scompensi alla fauna ittica. Cento anni fa non lo si sapeva, ora sì.
Chi caldeggia l’idea non tiene in considerazione nessuno di questi aspetti e pensa al contrario che rappresenterebbe una bacchetta magica per cambiare le sorti della vallata. Un tocco e via!
Arriverebbero folle di turisti da ogni dove, portando notorietà e ricchezza. L’esempio cui ci si rifà è quello di Ceresole ma scordando diversi elementi.
Ceresole era famosa e frequentata da ben prima: al tempo in cui Carducci ne cantava le <dentate scintillanti vette> la diga non c’era. E nemmeno quando Vittorio Emanuele II istituì la Riserva Reale di Caccia da cui avrebbe poi preso vita il Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Una veduta di Ceresole
Ci si scorda anche che quel lago si allunga accanto ad un centro abitato dotato delle strutture e dei servizi indispensabili per l’accoglienza.
La Valle Orco è stretta ma quella del Soana lo è di più. Dove si troverebbe lo spazio per le passeggiate lungolago, per gli inevitabili parcheggi, per le strutture d’accoglienza? Senza queste strutture si creerebbe al massimo un movimento mordi e fuggi privo di ricadute positive sull’economia locale. Costruendole ex-novo si produrrebbe uno scempio.
Davvero la Valle Soana ha bisogno di questo per attrarre visitatori? Le sue ricchezze sono altre e riguardano il turismo sostenibile che sarà la risorsa del futuro.
Non tutti i canavesani – si sa – amano i paesaggi selvaggi e si preoccupano degli impatti ambientali. Molti di loro però hanno paura di ritrovarsi con una grande diga sopra la testa e si pongono dei quesiti.
Com’è che l’AEM non costruì invasi in una valle così vicina a quella che stava riempiendo di bacini artificiali?
Se lo chiedono coloro che - pur senza essere dei veri e propri esperti – questa materia la conoscono abbastanza bene. Sembra invece non esserselo domandato l’IREN, nata quattrodici anni fa da una fusione fra ENIA ed IRIDE dopo che IRIDE si era formata nel 2006 dall’unione fra AEM ed AMGA Genova. L’IREN dovrebbe costruire la diga in collaborazione con l’Unione Montana Valli Orco e Soana ed ha commissionato al Politecnico di Torino lo studio di <pre-fattibilità tecnica> che, reso noto il 6 marzo scorso, ha suscitato un allarme diffuso.

Il torrente Soana
Quale importanza attribuisce questo studio alla fragilità geologica della valle, interessata di continuo da fenomeni franosi?
Cosa dice della frana cosiddetta <di Montpont> in territorio pontese, che è in movimento da decenni e che in caso di distacco finirebbe nel Soana creando rischi facilmente immaginabili anche nella situazione attuale?
L’<Effetto Vajont> è quello a cui si pensa immediatamente. Eppure lo studio non fa alcun cenno al problema, anzi “non ha rilevato sostanziali criticità che ostino alla realizzazione dell’opera”. Viene da chiedersi se gli esperti che lo hanno redatto siano stati chiamati ad effettuare rilievi in loco o se abbiano fatto tutto a tavolino.
Sono due i comuni sui quali la grande opera andrebbe ad impattare in maniera molto pesante. Il primo (Ingria) sta a monte e ad esso andrebbero i vantaggi sia diretti che indiretti ovvero i proventi derivanti dallo sfruttamento delle acque e quelli relativi all’eventuale sviluppo turistico.
Il secondo (Pont) sta a valle e non è ben chiaro quali benefici potrebbe ottenere. E’ invece prevedibile cosa accadrebbe al paese e a quelli situati più in basso se dovesse succedere qualcosa di imprevisto.
Poi ci sono le località coinvolte in modo indiretto.
Il versante sulla sinistra orografica del Soana appartiene in parte al comune di Frassinetto che tuttavia ha altrove i suoi punti di gravitazione.
Ad altitudini maggiori rispetto ad Ingria sono invece collocati Ronco e Valprato, che potrebbero forse (ma va sottolineato il “forse”) ottenere qualche ricaduta positiva da un maggior afflusso turistico nella valle.
Nel malaugurato caso in cui la diga dovesse crollare, i due paesi e le loro frazioni non verrebbero distrutti ma rimarrebbero del tutto isolati e raggiungibili solo in elicottero.
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