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Chivasso
09 Marzo 2024 - 11:44
Era il 6 ottobre 2017. Oggi il medico è sotto processo a Ivrea, imputato per "truffa" e "falso ideologico"
“Non so cosa ho nella mia pancia e, oggi, non avrei più fatto quell’operazione”.
Inizia così la deposizione in aula a Ivrea di L.V., una donna di Verona che si era rivolta al chirurgo estetico Salvatore Cuccomarino per sottoporsi all'intervento di chiusura del retto addominale presso l'ospedale di Chivasso, dopo tre visite a Verona, Trento e Bolzano.
Era il 6 ottobre 2017. Oggi il medico è sotto processo a Ivrea, imputato per "truffa" e "falso ideologico". È accusato di aver effettuato interventi a titolo privato, ma a spese dell'Asl To4, che si è costituita parte civile insieme alla Regione e a una dozzina di donne sottoposte a un intervento di chirurgia estetica.
Davanti alla giudice Lucrezia Natta, la donna ha raccontato di aver iniziato a preoccuparsi durante la visita di controllo (nella primavera del 2018), quando scoprì che i dispositivi impiegati non erano forniti dall'Asl, esprimendo le sue ansie.

L'ingresso dell'ospedale di Chivasso
Poi ci fu il racconto di D.Z., una madre di Pianezza: 'Un mese dopo l'operazione per diastasi addominale, ho riscontrato gli stessi problemi'. 'Mi era stata diagnosticata una diastasi addominale e un'ernia ombelicale. Il mio non è stato certo un intervento di chirurgia estetica", ha ribadito la donna di Pianezza.
Tutte le donne, ora parti civili nel processo, hanno ricevuto l'impianto di una rete addominale. Tuttavia, hanno optato per un modello suggerito dal medico, che, secondo lui, avrebbe causato meno problemi.
Il chirurgo era stato contattato tramite una pagina Facebook denominata 'Diastasi Italia Official Group', che aveva centinaia di visualizzazioni. L.V., la donna di Verona che per prima si era rivolta al chirurgo per l'intervento di chiusura del retto addominale presso l'ospedale di Chivasso dopo tre visite a Verona, Trento e Bolzano il 6 ottobre 2017, aveva sollevato il caso.
Tutte le donne si fidavano del primario, noto per il suo curriculum eccellente e per essere stato il primo in Europa a utilizzare un intervento di laparoscopia.

Il tribunale di Ivrea
A tutte le donne che hanno subito un intervento chirurgico, era stato proposto di impiantare una rete parzialmente riassorbibile, un modello però non fornito dal Servizio Sanitario Nazionale, a un costo di 750 euro.
Infine, c'è stata anche la beffa della fattura d'acquisto, che le pazienti non potevano inserire nella dichiarazione dei redditi poiché intestata al medico.
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