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Promesse elettorali infrante: social in rivolta contro la giunta

Con un inizio promettente e il 52,49% dei voti, la vittoria sembrava annunciare un’era di rinnovamento.

La giunta comunale di Ivrea

La giunta comunale di Ivrea

Correva più o meno un anno fa e Ivrea si svegliava con la speranza di un nuovo inizio sotto la guida di Matteo Chiantore e il suo allegro equipaggio di centrosinistra. È vero, la coalizione sembrava un arcobaleno politico — tra Partito Democratico, Viviamo Ivrea, Movimento 5 Stelle e Laboratorio Civico — ma Chiantore aveva incantato gli elettori fin dal primo turno, racimolando il 52,49% dei voti e tanto era bastato per festeggiare la “svolta”. 

“Una vittoria sul filo di lana”, ammise lo stesso Chiantore, comunque una vittoria che dava spazio ai sognatori, a chi stava sperando in un domani migliore, liberati finalmente dall’ombra della precedente rancorosa amministrazione di Stefano Sertoli colpevole d’aver preso di mira lo Zac!, l’Auser, le Case popolari, il Portierato sociale, gli stranieri della Consulta, il Circolo Ufficiali eccetera, eccetera... Come siamo messi oggi? 

Di Sertoli non c’è più uno che in città se ne ricordi o ne parli, gli ex assessori Cafarelli, Balzola e Povolo sono solo più dei fantasmi che ogni tanto qualcuno tira in ballo chiedendosi come si “chiamava già quello o quella là” e il dolce sogno di una nuova Ivrea ha cominciato a fare i conti con la cruda realtà. 

Un po’ come quando ti svegli con l’amaro in bocca dopo una notte troppo lunga. 

Morale? I social e più specificamente quel salotto virtuale chiamato “Sei di Ivrea se”, è diventato un carro armato con il cannone girato su Palazzo di città.

Ci si lamenta (e le critiche sono feroci) come mai lo si era fatto sino ad oggi con il dito puntato su strade che più che vie sembrano gruviera, su tariffe dei parcheggi che salgono più veloci di un’asta di eBay e tagli alle corse degli autobus che ti lasciano a piedi come ad un appuntamento mancato. 

E la narrazione della giunta? 

Ah, quella sembra un romanzo fantasy più che un programma amministrativo, con gli assessori che si vedono e si sentono un po’ troppo eroici e così facendo si sono disconnessi dalle frequenze su cui erano collegati i cittadini che - e ci si scusi per il giro di parole - a loro volta si sentono più traditi di una puntata di Game of Thrones. Questione di storytelling. 

Quella proposta da Chiantore & C non ti si appiccica. Di sicuro la percezione che gli assessori hanno di loro stessi non rispecchia l’idea che di loro si sta facendo la città. 

gara di pesca a Ivrea

C’è poi un’altra ipotesi. Se vogliamo un po’ rocambolesca e terrapiattista che guarda ai due amministratori del gruppo Facebook, Gaetano Lamolea e Andrea Moretto e li cataloga tra gli “antagonisti” al potere costituito, ma son solo dicerie. Alla resa dei conti su Facebook ciascuno scrive quel che vuole, salvo le parolacce, e quelle non ci sono. Ma non basta ancora. 

Ci sono infine le promesse fatte in campagna elettorale, quelle piccole (vai a capire quante) e quelle grandi: stoppare l’ampliamento del tunnel nell’ambito dell’elettrificazione della linea Ivrea-Aosta e abbattere l’ex istituto Cena per far spazio a una nuova biblioteca. 

La decisione di non portare avanti la battaglia contro l’ampliamento del tunnel, così come il mancato avanzamento nel progetto della biblioteca a causa di un aumento dei prezzi, hanno probabilmente contribuito al senso di tradimento percepito da parte di chi ci aveva creduto ed è rimasto con un pugno di mosche in mano e ci vengono in mente le sorelle Rodda. 

La sfida per Chiantore e i suoi assessori? 

Riavvicinarsi alla cittadinanza, ricucendo quel legame di fiducia che c’era e non c’è più, attraverso azioni concrete che vadano oltre la semplice narrazione dei lavori del PNRR, peraltro ereditati dai predecessori. 

Che si debba rivedere la propria strategia di comunicazione, è certo! Che lo si debba fare fin da subito lo è altrettanto.

Le promesse elettorali

Tanti gli interrogativi sulla capacità delle amministrazioni comunali in generale di mantenere fede alle promesse elettorali. Il caso di Ivrea diventa emblematico di un fenomeno più ampio che riguarda la politica in generale: l’importanza di costruire un rapporto basato sulla fiducia, sulla gestione delle aspettative e sulla capacità di ascolto.

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