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Ivrea, città dell'innovazione, dell'ingegno, e... della vescica piena. Quando scappa, scappa

La battaglia dei bagni pubblici va dall'area mercatale alla vecchia stazione ferroviaria

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A Ivrea, città famosa per la storica battaglia delle arance, si combatte da tempo un'altra guerra, forse meno colorata ma decisamente più urgente e pruriginosa: quella dei bisogni fisiologici. 

Vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi di quella signora che, recatasi al mercato, ha trovato i servizi igienici "fuori uso" e praticamente se l'è fatta addosso, oggi ve ne raccontiamo un'altra e fa riferimento ai viaggiatori che utilizzano il servizio autobus Ivrea-Aosta e salgono e scendono davanti alla vecchia stazione ferroviaria.

Anche in questo caso è il racconto di una disperazione urbana ma con un messaggio inequivocabile: "Quando scappa, scappa".

La scena si ripete cinque, dieci, cento, volte al giorno nell'isola ecologica situata nei pressi dell'area Taxi, diventata un orinatoio a cielo aperto. Si piscia di qua e si piscia di là... Un continuo viavai di gente che deve fare la pipì e non sa dove andarla a fare. Certo c'è  il bar della stazione, ma ti costa almeno un caffè e non sempre si ha la voglia di spendere, non sempre si ha il tempo necessario per fermarsi.

Morale? Con il gabinetto pubblico più vicino che ha chiuso i battenti nel lontano 2008, i viaggiatori e i pendolari si ritrovano in una situazione disperata.

Insomma: "Welcome to Ivrea, città dell'innovazione, dell'ingegno, e... della vescica piena".

Potrebbe benissimo essere il nuovo slogan, considerando l'assenza di bagni pubblici nell'area.

Tra l'incudine di un bisogno pressante e il martello di una città senza soluzioni, l'angolo dell'area taxi è diventato, per molti, soprattutto uomini, l'unica opzione possibile, un tributo alla necessità umana che non conosce confini né decoro.

Qualcuno sente già puzza e non è ancora arrivata l'estate.

Una soluzione in tasca ce l'ha il consigliere comunale Massimiliano De Stefano.

"Si mettano almeno dei bagni chimici..." commenta. 

Una richiesta semplice, forse, ma che nasconde una profonda richiesta di dignità, di attenzione alle necessità umane fondamentali, in una città che, tra passato e futuro, sembra aver dimenticato il presente.

Un commento, comunque, dal sapore velenoso considerando che proprio lui, nelle scorse settimane, ha fortemente criticato l'utilizzo dello spiazzo della vecchia stazione per i 99 autobus che vanno e che vengono dalla Valle d'Aosta in sostituzione dei treni che torneranno a viaggiare alla fine del 2026, a conclusione dei lavori di elettrificazione della linea ferroviaria Ivrea-Aosta.

Una decisione presa per recuperare qualche secondo sui tempi di percorrenza. S'intende al posto del Movicentro, costruito apposta ai tempi del sindaco Fiorenzo Grijuela e che i bagni pubblici ce li ha.

Critiche e sospiri di disapprovazione si erano levate su queste pagine anche da coloro che ricordano i tempi e i costi investiti per il Movicentro, sottolineando come i benefici sul traffico sembrino ora un lontano ricordo. 

E adesso? Adesso che si fa?

Lo diciamo a Trenitalia e a RFI che da decenni fanno il gioco delle tre scimmiette (ci penso io, tocca a te, dillo a Italferr) o ci rivolgiamo direttamente al sindaco Matteo Chiantore che se non altro, come autorità sanitaria della città, dovrebbe fare in modo che i cessi ci siano, possibilmente aperti h24?

Vero è peraltro, che il problema, pensandoci bene, oltreché in stazione e nell'area mercatale, esiste un po' in tutta Ivrea.

La domanda allora è: com'è possibile che una città che aspira a diventare turistica e a trasformare la notte in giorno sostenendo le movida (regolamentate) non sia dotata di toilette pubbliche diffuse su tutto il territorio?

Un po' di storia

E dire che una volta, giusto qualche centinaio di anni fa, eravamo all’avanguardia sull’argomento!

Gli imperatori a Roma le consideravano prioritare. Vespasiano per esempio investì un sacco in lavori pubblici, restauri, abbellimenti, e oltre che per la realizzazione del Colosseo e di tante altre opere imponenti, è ricordato proprio perché dispose la costruzione, nonché la tassazione, di numerosi orinatoi che presero appunto il nome di vespasiani.

Bisogneresti copiare dal resto del mondo.

In Giappone ad esempio c’è un vero e proprio programma chiamato The Tokyo Toilet in cui sono stati coinvolti i migliori progettisti, architetti come Tadao Ando e Toyo Ito per intenderci. Alcuni bagni progettati da Shigeru Ban hanno pareti in vetro trasparente che diventano opache se sono occupati. Ciò permette di verificare ancor prima di entrare la pulizia dei servizi e l’eventuale disponibilità degli stessi.

Alcuni degli altri bagni realizzati sono addirittura divisi non per generi, ma per funzioni come cambiarsi i vestiti o truccarsi. Non mancano sedili riscaldati, musica di sottofondo, comfort che in Italia non sono contemplati neanche nei bagni degli alberghi a 5 stelle.

Nella capitale maltese Valletta, per risolvere il problema delle toilette pubbliche ormai datate ed in pessime condizioni, l’amministrazione locale ha affidato l’incarico ad uno studio di architetti nel 2009, che ha avuto l’idea di sfruttare gli ambienti per l’esposizione di arte contemporanea.

A Lisbona capitale portoghese, in Praça do Comércio, l’amministrazione pubblica voleva realizzare i bagni pubblici ma non aveva sufficienti fondi a disposizione. L’azienda Renova, leader nella produzione di carta igienica, è intervenuta realizzando “the sexiest wc on hearth”: all’ingresso si può scegliere il colore della carta igienica, e alla fine ci si lava le mani in un enorme lavabo centrale giallo acceso.

L’intuizione? L’azienda, oltre a farsi pubblicità, vende all’interno anche altri suoi prodotti. Un catalogo a disposizione di migliaia di potenziali clienti che testano nella stessa sede gli articoli. L’uso della toilette ha un costo: ben 50 centesimi.

Molto meno di quanto non costi parcheggiare l'auto in piazza Freguglia.

In Nuova Zelanda, nella Synergy Plaza del Kumutoto Precinct di Wellington lo studio Pacific Architecture ha creato una struttura in acciaio e cemento la cui forma richiama i tentacoli delle creature marine.

 Neanche a dirlo, il progetto ha vinto nel 2012 il premio NZIA Wellington Architecture Awards.

 

Infine in Norvegia - e la chiudiamo qui - esistono 18 strade spettacolari (le National Tourist Routes) che collegano le maggiori attrazioni turistiche permettendo di attraversare in auto fiordi, montagne e villaggi unici al mondo.

Una di queste, la Strada Turistica delle Isole Lofoten, si trova al di sopra del Circolo Polare Artico, corre nel mezzo di una stretta piana compresa tra il mare e le montagne ed è sferzata costantemente da forti raffiche di vento.

Talmente forti che il vecchio bagno pubblico era volato via. Quello nuovo è senza finestre, con il tetto aperto e con degli specchi che riflettono all'interno quel che c'è fuori, un'esperienza sensoriale da qualunque parte la si guardi..

Si dirà...(e lo cantava De Gregori ne "La leva calcistica del '68") che “non è mica da questi particolari che si giudica una Nazione!”.

Chiediamoci allora come si misura la civiltà di una città? Dalle strade colabrodo? Dagli autobus che vanno e che vengono? Dalle manifestazioni in programma durante l'anno? Perchè non anche dai bagni pubblici, diffusi, puliti ed efficienti.

Che Chiantore si inventi qualcosa, magari accettando grandi sponsor disponibili a costruirne di nuovi.

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