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Ivrea in prima linea per una legge sul suicidio assistito

Un ordine del giorno che porta la firma di tutti e tre i gruppi consigliari di maggioranza

Ivrea in prima linea per una legge sul suicidio assistito

Dopo l’esito positivo del controllo delle oltre 11.000 firme da parte del Consiglio regionale del Piemonte, che ha certificato il raggiungimento della soglia necessaria al deposito della proposta di legge sul “suicidio assistito” Liberi Subito, è arrivata nelle scorse ore anche la comunicazione della ammissibilità della proposta elaborata dall’Associazione Luca Coscioni da parte della Regione Piemonte.

Il testo mira a definire tempistiche e procedure certe per le persone malate in possesso delle condizioni dettate dalla Consulta con la sentenza 242/2019, evitando loro anche un calvario giudiziario quando ostacolate da ostruzionismi delle aziende sanitarie locali, come avvenuto in queste giornate nel Lazio a Sibilla Barbieri, malata oncologica che si è recata in Svizzera per ottenere la propria morte volontaria medicalmente assistita con l’accompagnamento del figlio e l’aiuto di Marco Perduca attraverso l’associazione Soccorso Civile guidata da Marco Cappato.

Per inciso nella sentenza viene dichiarata “l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli art. 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) – (...), agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”.

La Regione Piemonte, come già fatto da Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia, ha ritenuto che le norme contenute nella proposta di legge rientrino nelle sue competenze e siano rispettose della Costituzione italiana. Oltre a queste anche Sardegna, Puglia e Marche hanno depositato la Proposta di legge, ma tramite l’iniziativa di alcuni consiglieri regionali, così da rendere non necessaria la raccolta firme. Analoga proposta è stata depositata in Basilicata grazie all’azione dei Comuni e raccolte firme sono in corso in Lombardia e Toscana.

Epperò poi c'è Anna. In Friuli-Venezia Giulia, nel dicembre 2023, dopo 388 giorni, ha ottenuto l’assistenza completa del Sistema sanitario nazionale. Era la prima volta che una persona in Italia aveva avuto accesso alla morte volontaria medicalmente assistita interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

E c'è anche Gloria, veneta, 78 anni, malata oncologica. E' stata la seconda persona in Italia ad accedere al suicidio medicalmente assistito e la prima ad aver ricevuto sia il farmaco letale, sia la strumentazione per la sua autosomministrazione da parte della ASL, ma ha dovuto attendere 8 mesi per poter accedere all’erogazione della prestazione da parte del servizio sanitario

Insomma, nonostante esista una sentenza che ha legalizzato la morte volontaria assistita, il Servizio Sanitario non garantisce tempi certi.

Morale?

Chi intende farlo rimane in attesa delle Aziende Sanitarie Locali e dei Comitati etici territoriali i quali, per svolgere le funzioni di verifica delle condizioni, possono impiegare mesi. 

“Auspichiamo che il Consiglio regionale del Piemonte voglia esprimersi sulla proposta di legge prima delle elezioni regionali del 2024 – commentano dall’Associazione Luca Coscioni – perché le persone che soffrono non possono aspettare anni, ma hanno bisogno di risposte in tempi rapidi e certi, assicurando il rispetto dei valori costituzionali e dei principi generali dell’ordinamento”.

suicidio assistito

Anche di questo si parlerà nel corso del consiglio comunale convocato per lunedì 19 febbraio grazie ad un ordine del giorno che porta la firma di tutti e tre i consiglieri comunali di maggioranza, di Vanessa Vidano (Viviamo Ivrea), Barbara Manucci (Pd) e di Erna Maria Restivo (Laboratorio civico).

Chiederanno al sindaco e alla giunta di impegnarsi nel chiedere al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte e ai Capigruppo Consiliari, di calendarizzare prima della convocazione dei comizi elettorali prevista per le elezioni regionali del 2024, la trattazione e votazione in Aula della proposta di legge regionale in materia di “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019”.

Ma anche di trasmettere l'ordine del giorno discusso e approvato in consiglio comunale al Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, al Presidente del Consiglio Regionale Stefano Allasia, a tutti Capigruppo consiliari del Consiglio Regionale del Piemonte, quindi al Presidente del Consiglio dei ministri, ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati e a tutti i Gruppi Parlamentari del Senato e della Camera dei Deputati, la cui azione non si è ancora tradotta nell’approvazione di una legge nazionale su questo tema.

Nel testo di delibera i consiglieri comunali di Ivrea sottolineano il diritto al rispetto della propria idea di vita dignitosa, al congedo dalla stessa in determinate condizioni, e all’autodeterminazione in ambito sanitario come diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti gli individui, senza alcuna distinzione.

C'è da dire che recentemente è stata depositata una proposta di legge del Partito Democratico in Senato “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita” con cui si propone di colmare questo vuoto legislativo.

"Sarebbe doveroso - commentano Restivo, Vidano e Manucci - nel pieno rispetto del principio di eguaglianza, che lo Stato individuasse una disciplina unitaria su tutto il territorio nazionale. Ciò nonostante permane il vuoto normativo, che sebbene parzialmente colmato dalla stessa sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, determina un’assenza di regole certe, specialmente con riferimento all’iter burocratico da seguire dopo la richiesta d verifica delle condizioni di accesso al suicidio medicalmente assistito e i tempi in cui tale procedura deve essere conclusa. Questa situazione determina gravi discriminazioni nei confronti dei malati, in quanto la speditezza della procedura dipende esclusivamente dalle singole Aziende Sanitarie Locali interessate...".

Del tutto allineati con l’Associazione Luca Coscioni, che proprio in attesa di una legge nazionale hanno deciso di avviare una campagna per l’approvazione di leggi regionali.

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