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Il treno del Canavese così com'è non funziona: i pendolari ci spiegano perché

Intervista a Marco Marcon, presidente del “Comitato Pendolari” della linea "Canavesana"

Settimo Torinese

Marco Marcon presidente del Comitato Pendolari della linea Canavesana

Ancora proteste da parte dei pendolari che si servono della ferrovia “Canavesana”: i disagi su questa linea sembrano proprio non avere fine. In tanti – qualche anno fa - avevano esultato alla notizia che la sua gestione non sarebbe più stata in capo alla GTT ma i problemi non sono affatto scomparsi.

Ne abbiamo parlato con Marco Marcon, presidente del “Comitato Pendolari” che, in una lunga chiacchierata, ci ha spiegato i motivi delle rinnovate proteste ed i problemi vecchi e nuovi della linea senza negare quanto di buono è stato fatto. 

Da chi è gestita oggi la “Canavesana”?

Ci sono stati due passaggi. Nel gennaio 2021 (un po’ in sordina perché eravamo in  periodo Covid) era subentrata Trenitalia per quanto riguardava i treni; la gestione dei binari rimaneva però alla GTT. Dal 1 gennaio di quest’anno tutto è in mano ad RFI e ci aspettavamo un miglioramento, che purtroppo non si è verificato. 

Le aspettative che avevano accompagnato l’uscita della GTT sono dunque andate deluse?

Bisogna distinguere. Con l’arrivo di Trenitalia erano migliorate nettamente le condizioni di viaggio: alla società va il merito di aver sostituito i treni - che non erano vecchissimi ma un po’ vecchiotti - con altri   più confortevoli e più capienti; nelle ore di punta ci sono anche quelli a due piani. Prima si verificavano situazioni di sovraffollamento incredibili mentre i vagoni erano bollenti d’estate e gelidi in inverno. Il punto dolente resta il rispetto dei tempi di percorrenza: su questo non ci sono stati progressi.

Il treno della linea Canavesana

I problemi sono sempre quelli della velocità ridotta ai 50 chilometri orari e del  nodo di Settimo?

No… ma ne sono subentrati altri! Il limite dei 50 all’ora era stato eliminato quando ancora c’era la GTT e due o tre anni fa era stato risolto  il problema di Settimo, dove i nostri treni rimanevano bloccati perché la GTT aveva a disposizione due binari di cui uno inutilizzabile. E’ stato messo  a posto e sono state effettuate altre migliorie come la creazione di un sottopassaggio, sia pure di dimensioni ridottissime. Adesso abbiamo il problema di Volpiano.

Se ne è parlato molto ma in cosa consiste esattamente?

Nel tratto fra Rivarolo e Settimo, dato il binario unico, i treni si possono incrociare solo nelle stazioni, non lungo il resto del percorso. Le stazioni di San Benigno e di Volpiano sono molto vicine (distano pochi chilometri) così, fino all’estate scorsa, quando il treno diretto da Torino a Rivarolo era in ritardo, quello che viaggiava in direzione opposta, invece di attendere a San Benigno, arrivava fino a Volpiano evitando di perdere tempo inutilmente. Da agosto non è più possibile e questo provoca grossi problemi. Sembra una questione da poco – trattandosi di qualche minuto - ma  quei pochi minuti causano conseguenze a catena. Spesso il ritardo è tale che il treno, invece di arrivare a Chieri, viene fermato a Trofarello. Se va bene ci sono i bus sostitutivi (con altro ritardo che si accumula, anche considerando il tempo necessario per scendere da un mezzo e raggiungere l’altro). Se va male occorre attendere la corsa successiva e  le corse si susseguono ogni 30 minuti. 

A cos’è dovuto questo cambiamento?

RFI, per assumere la gestione della linea, doveva per forza installare un sistema di controllo che mancava: il “Sistema di Controllo Marcia Treno” (S.C.M.T.) che consente di viaggiare più sicuri ed anche più veloci. Il limite potrebbe salire dagli attuali 70 ai 100 chilometri orari, ovviamente nei tratti rettilinei  e privi di ostacoli, per cui non ne trarremmo grandi vantaggi data la vicinanza fra una stazione e l’altra. Quanto alla maggior sicurezza, ben venga ovviamente ma bisognerebbe anche avere certezze sugli  orari.

L’impossibilità di fermarsi a Volpiano è temporanea o permanente?

Ci era stato assicurato che il blocco era causato dai lavori ed avevamo preso per buona la spiegazione: se il motivo era quello non potevamo farci nulla, non restava che avere pazienza ed aspettare. Ora l’S.C.M.T. è stato installato (con contributi della Regione) ma le limitazioni restano. Stiamo sollecitando delle risposte per capire se i lavori siano davvero terminati o se proseguono e, in questo caso, quando si prevede che finiranno. 

L’ipotesi del raddoppio dei binari che fine ha fatto?

Dopo le Olimpiadi (quand’erano entrati in servizio i primi treni elettrici) si era ventilato il raddoppio della linea fino a  Rivarolo, poi non se n’è più parlato. Il problema però non è il binario unico in sé, che potrebbe anche bastare  se ci fossero più punti d’incrocio, magari con qualche tratto raddoppiato.

Il fatto è che la linea è vecchia e che in passato si è fatto poco per ammodernarla. Presenta tanti passaggi a livello e molti di essi hanno grossi problemi: praticamente tutti i giorni ce n’è uno che si blocca. Poi esistono situazioni assurde come quella di San Benigno.

Si riferisce alle attese lunghissime davanti alla sbarra abbassata?

Sì. Quel passaggio a livello è molto vicino alla stazione per cui, se devono transitare due treni, fra il primo e il secondo non viene riaperto: si arriva anche  a 10 minuti di attesa. Considerando che i convogli passano ogni mezz’ora, è facile immaginare i disagi per gli automobilisti bloccati in coda. Eliminare i passaggi  a livello non è facile e costa molto ma è inutile effettuare degli ammodernamenti se poi i risultati sono questi. Va tanto bene la linea veloce con i treni elettrici ma se ogni poi comporta altri problemi a cosa serve? Un  treno che funzionasse come dovrebbe sarebbe un mezzo di trasporto conveniente: si arriva al centro di Torino, non bisogna cercare un parcheggio, si aiuta l’ambiente.

Di chi è la colpa se le cose non funzionano? 

RFI si lamenta che ha ereditato i problemi dalla GTT ed è vero, per carità, però questo non ci consola. Quanto alla Regione, è sbagliato sostenere che non abbia fatto nulla. Spesso ci si lamenta di lavori non realizzati perché mancano i soldi. Non è così per la Canavesana! I soldi la Regione li ha messi, non li sta risparmiando, il che rende la faccenda ancora più assurda e spiacevole perché al danno si aggiunge la beffa: le opere vengono finanziate ma non concluse oppure, arrivati alla fine, ci si accorge che quanto è stato fatto  non basta perché il servizio non è migliorato. 

A quanto ammontano di solito i ritardi?

Dipende dai momenti della giornata. Il nodo di Torino è indubbiamente ingolfato ma nelle prime ore del mattino, quando il traffico è meno intenso, le cose vanno meglio. Dopo le 7, quando si sposta il grosso dei pendolari, sia lavoratori che studenti, i ritardi sono una costante. Non è questione dei 5 minuti (sappiamo di non essere il Giappone!) ma un quarto d’ora è tanto per chi deve subirlo tutti i giorni. A qualche studente magari non dispiace troppo perdere l’inizio delle lezioni; per i lavoratori dipendenti invece la questione è seria.

Cos’accade a chi arriva tardi al lavoro a causa del treno?

Dipende molto dall’azienda. Nella mia ho sempre trovato grande disponibilità e potevo recuperare senza problemi ma non per tutti è così: c’è chi si vede decurtare lo stipendio, chi subisce dei richiami e persino chi rischia il licenziamento. Per evitare problemi, molti decidono di partire con la corsa precedente a quella che dovrebbero prendere, arrivando a destinazione con grande ed inutile anticipo. 

Quanto si paga per tanta efficienza?

L’abbonamento mensile, sul tratto Rivarolo-Torino, si aggira sui 100 euro mensili, che non sono pochi.

Abbiamo parlato finora di questa parte del percorso ma a monte di Rivarolo come vanno le cose?

Per la Rivarolo-Pont è ancora un altro capitolo. Ci assicurano che quest’anno avranno inizio i lavori per l’elettrificazione  e che dovranno essere completati entro il 2025 perché, essendo finanziati dal PNRR, occorre terminarli entro i tempi stabiliti per non perdere i fondi. Al  momento ci sono gli autobus sostitutivi che, oltre ad impiegare più tempo per compiere il percorso, non hanno coincidenze fisse. Quando i treni provenienti da Torino ritardano, se si tratta di pochi minuti gli autisti in genere aspettano – questo va detto – ma se il ritardo è di un quarto d’ora la faccenda si complica. Così il pullman se ne va e chi scende dal treno deve aspettare la corsa successiva. E’ un problema che non riguarda tanto l’andata quanto il ritorno ma è pesante e spinge  la maggior parte degli utenti a prendere l’auto fino a Rivarolo. Poi ci sono quelli che non possono scegliere, a cominciare dagli studenti troppo giovani per avere la patente. 

Cosa chiedete innanzitutto?

Il rispetto degli orari. Ci sono molte cose che potrebbero migliorare - dalla riduzione dei tempi di percorrenza all’aumento del confort di viaggio -  ma vengono dopo:  l’utente ha bisogno innanzitutto di avere certezze sull’ora di arrivo.

L’evento imprevedibile, il guasto improvviso, un fattore esterno che rallenta il tragitto possono capitare, è nell’ordine delle cose, ma quando i ritardi sono praticamente quotidiani e quando un viaggio che dovrebbe durare un’ora dura abitualmente un’ora e mezza, la questione si fa seria, non per il passeggero occasionale ma per il pendolare. 

Ecco cosa fa il Comitato Pendolari

Il “Comitato Pendolari” è nato nel 2018, in un periodo molto critico per la “Canavesana”. Dopo il gravissimo incidente ferroviario avvenuto in Puglia, la velocità sul tratto Rivarolo-Torino era stata ridotta ai 50 chilometri orari ed era stata chiusa la stazione di Feletto. “Un certo numero di pendolari – spiega il presidente Marco Marcondecise di formare un gruppo per cercare di ottenere qualcosa invece di continuare a lamentarsi in solitudine. E’ un comitato molto informale, non strutturato: chi vuole aderire chiede ad un amico di farlo entrare e viene accettato ben volentieri. Non votiamo per eleggere i membri del direttivo, che è formato da 6 persone mentre un’altra ventina ci comunica i problemi affinché li prendiamo in carico. Abbiamo creato una chat su WhatsApp e formato un gruppo su Facebook per segnalare rapidamente le criticità che si vengono a creare. Poi abbiamo un sito web per le notazioni meno legate al quotidiano”. “Qualcosa – dice - abbiamo ottenuto. Abbiamo avuto più incontri con la Regione e con GTT  ed abbiamo mosso un po’ le acque. Ci hanno ascoltati anche se di criticità ne restano: le comunicazioni a volte arrivano, a volte le dobbiamo sollecitare, in altri casi ancora non  sono esaurienti” .  Marcon non è più un pendolare bensì un pensionato che usa il treno con una diversa cadenza, ma continua ad occuparsi dei problemi di chi viaggia quotidianamente fra l’Alto Canavese e Torino e  rivela una conoscenza dei problemi ed una capacità di vedere le situazioni nel loro complesso probabilmente superiori a quella di molti dirigenti ferroviari e di molti decisori politici. E’ un fatto: chi vive direttamente e quotidianamente i problemi è più competente degli esperti titolati.

Disservizi della Canavesana: botta e risposta tra Avetta e Fava

I disservizi sulla Canavesana stanno di nuovo infuocando il dibattito politico ma, invece di preoccuparsi delle sofferenze dei pendolari, la maggioranza che governa la Regione sembra più che altro interessata ad accusare gli avversari di strumentalizzazioni. 

Alberto Avetta consigliere regionale del Pd

Martedì 16 gennaio il consigliere del PD Alberto Avetta aveva denunciato “l’insostenibilità della situazione” e chiesto alla stessa Regione di “intervenire presso RFI per chiedere conto di quanto sta accadendo” concludendo che “la Giunta Cirio non ha investito a sufficienza sulla rete ferroviaria regionale”.

Il giorno successivo gli ha replicato Mauro Fava, consigliere di Forza Italia. “Avetta ha la memoria corta: non si ricorda che disastro fosse il Sistema ferroviario Metropolitano quando governava il Pd. Sappiamo bene quanti disagi dovessero sopportare all’epoca i pendolari”. Il passaggio a Trenitalia si è invece “tradotto immediatamente in un deciso innalzamento della qualità del servizio e del comfort per i passeggeri, grazie ai treni nuovi e finalmente adeguati al bacino di utenti”. Fava elenca quindi quanti altri treni entreranno in servizio entro il 2032 (78 di cui 38 sulla linea che comprende la Canavesana) e prosegue: “Inoltre verrà completata l’elettrificazione fino a Pont, installato il sistema di sicurezza Acmt e verrà sostituito il passaggio a livello di Località Cravero a Volpiano”. 

Mauro Fava consigliere regionale

Dopo aver elencato le prospettive future, ammette che “Certo, da diverse settimane si ripetono problemi e disagi per i viaggiatori, tra ritardi e cancellazione di treni, a causa dei lavori di ammodernamento della linea tra Settimo e Rivarolo. I cantieri si sono allungati oltre il termine previsto, questo è vero: ma si tratta pur sempre di un problema transitorio, che cesserà con la conclusione dell’intervento. Oltretutto, il completamento del sistema Scmt consentirà di alzare la velocità di percorrenza dei treni, dando anche più margine ai macchinisti per compensare eventuali ritardi, senza che si ripercuotano sui convogli successivi. insieme all’assessore regionale Gabusi siamo in contatto quotidiano con le direzioni di Rfi e Trenitalia, e ci teniamo costantemente aggiornati sull’andamento dei cantieri, consapevoli che determinati interventi necessitano di tempi fissi e prestabiliti per consentire agli operai sul campo di lavorare in massima sicurezza”. 

Per lui quella di Avetta à pertanto solo una polemica elettorale, sia pure “legittima”.

Resta da capire perché i pendolari si lamentino tanto. 

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