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Borgofranco
21 Gennaio 2024 - 11:47
Silvia Zilli con la sua casa travolta da una frana nel 1994
Circa mille persone da 80 anni vivono sotto una frana da due milioni di metri cubi. Quando lo dice il sindaco Fausto Francisca è preoccupato, ma anche sicuro di aver fatto tutto il possibile.
"E cos'avrebbe fatto per mettere in sicurezza queste borgate?". La domanda, che suona più come una provocazione, arriva da Silvia Zilli, testimone diretta della frana del 1994, quella che ha travolto la casa della sua famiglia in Borgata Paratore, borgata che poi l'amministrazione comunale ha deciso di radere al suolo.
Oggi lì a Paratore vive solo una famiglia che è pronta ad andarsene non appena verrà finanziata la ricollocazione della casa. Dopo di ché, l'antico centro medievale, sparirà per sempre.
Quel che in pochi hanno capito di Silvia Zilli è che la battaglia portata avanti in questi trent'anni, è stata una battaglia di giustizia affinché si facesse qualcosa per un territorio devastato dall'incuria e dal conseguente dissesto iderogeologico.
"La maggior parte delle persone guarda il dito e non la luna - commenta amareggiata -. Si guarda solo ai risarcimenti senza soffermarsi sulle gravissime parole spese dai tribunali nei confronti delle amministrazioni comunali che in questi anni non hanno fatto nulla per il territorio".
La verità, ammessa dallo stesso sindaco in un'intervista rilasciata nei giorni scorsi al nostro giornale, è che il pericolo di una frana di due milioni di metri cubi incombe su Borgofranco sia sul versante della Serra, sia su quello della Cavallaria, mettendo a rischio tutte le frazioni.
Dopo che la borgata Paratore è stata rasa al suolo, il rischio resta sulle teste degli abitanti delle altre frazioni. Novecentocinquanta persone sono ancora in pericolo e anche il concentrico non può ritenersi al sicuro, dato che le frane alluvionali del 1994 e del 1997 si sono riversate fin sulla soglia del municipio.

La casa di Silvia Zilli travolta dalla frana del 1994
Tutto il territorio di Borgofranco d’Ivrea è interessato da una grave e generalizzata situazione di dissesto idrogeologico che, oltre al pericolo per le persone e le loro proprietà, comporta le limitazioni e le penalizzazioni sul patrimonio immobiliare indicate dal sindaco Francisca, tra cui l’impossibilità di realizzare ristrutturazioni con ampliamenti e di aumentare il carico antropico (che consiste nel tetto massimo di abitanti che possono vivere in quelle frazioni: 150 a Biò, 500 a Baio Dora, 300 a San Germano). Tutto ciò determina anche un minor valore degli immobili.
Silvia Zilli, però nei suoi trent'anni di battaglie legali ha raccolto materiale sufficiente per dire che i soldi per la messa in sicurezza c'erano: "Il sindaco Francisca non dice che, per gli interventi di risanamento dei dissesti sul versante della Serra, l’amministrazione comunale ha ricevuto quasi tre milioni e mezzo di euro (per l’esattezza € 3.408.077,75). Un paese in condizioni di grave dissesto e di pericolo, avrebbe bisogno di un sindaco capace di spendere gli ingenti finanziamenti per lo scopo per cui sono chiesti e ottenuti, cioè per il risanamento del territorio. I fatti relativi al versante della Serra hanno dimostrato che l’amministrazione guidata da Francisca non ne è stata capace".
Zilli precisa che a dirlo sono i giudici. Ha una valigia di documenti a dimostrazione delle sue affermazioni: "La sentenza di primo grado, confermata nei due gradi successivi di giudizio, ha ritenuto provata la “condotta di mala gestio nel governo del territorio” da parte del Comune di Borgofranco; inoltre ha accertato “la prova del malgoverno del territorio in questione da parte del Comune, che, nonostante i ripetuti inviti anche da parte della Regione e degli altri enti preposti, non solo non ha adottato politiche di salvaguardia del territorio in questione, pur percependo ingenti finanziamenti a ciò destinati, ma ha adottato una variante del piano regolatore volta infine ad impedire la finalità abitativa nel territorio in questione ed in netto contrasto con la finalità di recupero del territorio indicata (e finanziata) dalla Regione”".
A dirlo sono stati nove giudici in tre gradi di giudizio (un Giudice del Tribunale di Ivrea, tre Giudici della Corte d’Appello di Torino, cinque Giudici della Corte di Cassazione di Roma), che hanno esaminato i fatti dalla frana del 1994 al 2002: "Hanno accertato “che la condotta negligente e omissiva è proseguita anche negli anni successivi in quanto il Comune, nonostante i ripetuti richiami da parte della Regione e degli altri enti preposti, e pur avendo ricevuto finanziamenti pubblici per la messa in sicurezza del territorio, non vi ha provveduto persistendo nella mancata adozione dei provvedimenti di competenza per la tutela del territorio comunale, il risanamento del dissesto idrogeologico e la prevenzione di fattori di rischio per la pubblica incolumità” (sentenza della Corte d’Appello di Torino). La Suprema Corte di Cassazione ha confermato le “condotte illecite produttive di danno” dell’amministrazione comunale".
L'accusa nei confronti dell'amministrazione comunale è ben precisa: "I Giudici hanno rilevato come il Comune di Borgofranco da un lato ha mirato alla ricollocazione e alla demolizione delle case, dall’altro ha continuato a chiedere e percepire finanziamenti per la finalità di recupero del territorio - spiega la pasionaria di Paratore -. È risultato provato che il Comune ha mirato alla ricollocazione, invece che al risanamento del territorio, malgrado l’opposizione della Regione e dei cittadini e malgrado i cospicui finanziamenti chiesti e ricevuti per la sicurezza dell’area. La Regione è sempre stata contraria all’abbandono del territorio e ha sempre rimarcato l’importanza di investire sulla sua salvaguardia".
Zilli ha passato trent'anni della sua vita a documentarsi e studiare le carte e parla solo mostrando gli atti raccolti: "Fin dal 1995 il dott. Lazzari, geologo della Regione, “si dice contrario all’abbandono del territorio. Il dr. Lazzari sostiene infatti che se non si interviene più sulla Serra dobbiamo aspettarci che la Serra ci venga addosso … Non si può evacuare una gran parte della popolazione, altrimenti dopo quelle di Paratore bisognerebbe trasferire anche tutti gli abitati in fregio alla Serra”. È stato documentato che la Regione e la Provincia, oltre ad erogare ingenti finanziamenti, hanno indicato al Comune canoni chiari, univoci e vincolanti di condotte amministrative, hanno dato indicazioni e prescrizioni molto precise riguardo all’assetto urbanistico e alla tutela della pubblica incolumità, ma l’amministrazione comunale ha assunto condotte gravemente divergenti".

La frana travolse la casa e tutta la borgata arrivando fino in paese
La Regione Piemonte aveva istituito una Conferenza dei Servizi e una Commissione Tecnica Operativa dedicata alla soluzione delle problematiche di dissesto sul territorio di Borgofranco: "Cinque anni dopo che l’amministrazione Francisca aveva ricevuto un progetto redatto e finanziato dalla Commissione Tecnica Regionale, questo non era ancora nemmeno iniziato. Lo stesso sindaco Baruzzi nel corso di un Consiglio comunale del 2008 ha parlato di progetti che vagavano senza meta da anni: “In realtà quando ci siamo insediati ci siamo ritrovati con progetti non cantierabili che vagavano senza meta da quattro anni. E questo è un dato di fatto emerso in conferenza dei servizi”.
Come mai questi progetti vagavano senza meta nel municipio?
"Perché i progetti servivano per chiedere i finanziamenti - batte i pugni Zilli -. Ma il territorio sul versante della Serra rimaneva in uno stato di grave abbandono".
Dalle sue carte Silvia Zilli tira fuori un documento dove, nel 2001, il perito nominato dal Tribunale scriveva “Lo scrivente ha assunto profonda convinzione sulla indiscussa pericolosità del sito in periodi di forte piovosità dopo aver effettuato una escursione a monte della borgata Paratore … Effettivamente il luogo è in grave stato di abbandono, con importante presenza di vegetazione incolta e di massi sparsi, facilmente trasportabili a vale con il ripetersi di nubifragi”.

Silvia Zilli
"Nel 2002 il sindaco Francisca comunicava alla Regione che “Ad oggi non sono stati definiti interventi per la messa in sicurezza del sito”. Già nel 1999 il sindaco Francisca aveva scritto alla Regione che i lavori non sarebbero mai stati eseguiti: “Alimentare la speranza con la promessa di lavori che non si faranno mai perché troppo costosi o non con un equo rapporto costi-beneficio, è la massima negazione di un diritto sacrosanto che il cittadino pretende da un’Ente pubblico, quello della trasparenza”".
Quello che Silvia Zilli obietta è che i finanziamenti il Comune li ha chiesti e ricevuti e se da una parte il sindaco scriveva che quei fondi erano insufficienti per mettere in sicurezza tutto il territorio, dall'altra scriveva ai cittadini frasi rassicuranti sull’impegno dell’amministrazione e auspici di revoca dell’ordinanza di evacuazione.
Dalle carte prodotte durante il processo emerge che Francisca scriveva: "I finanziamenti stanziati sono finalizzati a mettere in sicurezza tutte le persone che abitano le zone soggette a pericolo di frana o di esondazione … Il sottoscritto e tutta l’Amministrazione Comunale mirano ed hanno come obiettivo la riduzione del rischio e la messa in sicurezza di tutte le famiglie di Borgofranco, specificamente e prioritariamente quelle oggetto dell’ordinanza di evacuazione o di interdizione d’accesso alle proprietà … Come Sindaco mi auguro di poter firmare al più presto la revoca dell’ordinanza di evacuazione … Confermo quindi il mio impegno, come sempre, al servizio dei cittadini, di tutti i cittadini, specie di quelli che vivono in situazioni problematiche, delicate e particolari”.
Ripercorrendo questi passaggi, rileggendo le carte Silvia Zilli è assalita da tanta amarezza: "Invece ha demolito le nostre case! Crea sconcerto la vista degli elenchi dei finanziamenti ammontanti a quasi tre milioni e mezzo di euro per “lavori che non si faranno mai” e fa male constatare che sono stati chiesti e ottenuti da un’amministrazione per la quale la ricollocazione e la demolizione delle case legittimamente esistenti sembrano l’unica soluzione dei problemi di dissesto del territorio".
Ora che le case della borgata Paratore sono quasi tutte demolite, resta il pericolo per la sottostante frazione Biò e per tutte le altre frazioni.
"L’attuale amministrazione comunale - inforca Silvia Zilli - non è in grado di affrontare e risolvere tale situazione di rischio se non con la ricollocazione e la demolizione delle case. Per Francisca le case da ricollocare valgono “zero”, vanno “solo abbattute”.
Silvia Zilli è un fiume in piena e aggiunge: "Nel cono della frana che nel 1944 provocò la distruzione di 4/5 case tra cui una della famiglia del sindaco Fausto Francisca, sono state costruite le cosiddette ‘case Francisca’, cioè una serie di villette poi vendute a cittadini che ora vivono nella situazione di rischio che egli ha descritto. Il sindaco Francisca si atteggia a vittima di tutto e di tutti, incapace di assumersi le responsabilità della propria amministrazione accertate da nove Giudici in tre gradi di giudizio. Si presenta come vittima delle leggi che pretende di modificare, delle frane che continuano a minacciare il paese, di chi ha vinto la causa contro il Comune, di un sindaco che ha osato dire la verità, della sentenza che sarebbe sbagliata perché lui è stato sindaco solo per vent’anni e non ha potuto difendersi! In realtà il Comune di Borgofranco si é avvalso della difesa di due studi legali di prestigio e di un perito, ha depositato in Tribunale 91 documenti e centinaia di pagine di memorie. Il Comune ha perso la causa, durata sette anni, perché ha ricevuto dalla Regione ingenti finanziamenti e precise prescrizioni per gli interventi di messa in sicurezza che non ha realizzato mantenendo la situazione di pericolo; ha approvato un piano regolatore che ha escluso la finalità abitativa delle case esistenti, sicché la casa della famiglia Zilli ha dovuto essere abbandonata e poi demolita. Da lì il risarcimento dei danni. Sono le gravi negligenze ed omissioni che hanno pesato come un macigno sulle responsabilità dell’amministrazione comunale guidata da Fausto Francisca, non la verità accennata da un sindaco".

Quel che restava della casa dopo il passaggio delle ruspe
La battaglia di Silvia Zilli, dopo trent'anni passati nelle aule dei tribunali e due sentenze definitive che le danno ragione, non si ferma: "Le “condotte illecite produttive di danno”, accertate in modo conforme fino al terzo grado di giudizio, continuano a danneggiare anche tutto il paese di Borgofranco che, infatti, si trova tuttora nell’evidenziata situazione di grave dissesto e pericolo. Se ne faccia finalmente una ragione il sindaco Francisca tuttora in carica, anzi, con un atto di responsabilità si dimetta per il bene della popolazione di Borgofranco".
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