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A Ivrea più stranieri che a Settimo Torinese, Chivasso e Ciriè, ma a Feletto e a Cuorgnè ce n'è di più

Rapporto 2022 dell'Osservatorio interistituzionale sugli stranieri in provincia di Torino.

A Ivrea più stranieri che a Settimo Torinese, Chivasso e Ciriè, ma a Feletto e a Cuorgnè ce n'è di più

Sono 209.474, su una popolazione complessiva di 2.198.237 persone, gli stranieri residenti sul territorio della Città metropolitana di Torino, pari al 9,52% della popolazione: è il dato che emerge dalla fotografia sul fenomeno migratorio presentato nel Rapporto 2022 dell'Osservatorio interistituzionale sugli stranieri in provincia di Torino.

 

Il Rapporto, giunto alla sua venticinquesima edizione, è il frutto di una collaborazione fra più enti coordinati dalla Prefettura di Torino: Regione Piemonte, Città metropolitana, Comune di Torino, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, Ufficio scolastico regionale per il Piemonte, Centro giustizia minorile del Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta e Massa Carrara, Camera di Commercio, Direzione territoriale del lavoro, Direzione regionale I.N.A.I.L., Osservatorio regionale per l'Università e il diritto allo studio, Agenzia Piemonte Lavoro, F.I.E.R.I. (Forum internazionale ed europeo di ricerche sull'immigrazione). 

 

L’obiettivo è di fornire ogni anno, in modo dinamico, un quadro del livello di integrazione sociale dei cittadini stranieri a livello locale, con riferimento anche al tema dei minori non accompagnati.

 

In generale il dato che emerge è che il fenomeno migratorio ha concluso la sua espansione e si sta stabilizzando: ovviamente Torino fa la parte del leone, con circa 134mila stranieri residenti su una popolazione di 858mila persone, mentre sul territorio metropolitano i numeri sono inferiori e in calo (escludendo il capoluogo la percentuale di immigrati è del 6, 18%), anche se quasi tutti i 312 Comuni sono interessati dal fenomeno.

 

La presenza sul territorio

Se nei primi anni del secolo ad essere principalmente interessate dal processo migratorio erano principalmente Torino e la prima cintura, con il tempo e grazie ad alcuni eventi attrattivi per le persone in cerca di occupazione, la popolazione straniera ha iniziato a risiedere in tutto il territorio metropolitano.

Esemplificativo è l’aumento del flusso migratorio che ha interessato le aree montane durante le olimpiadi invernali del 2006; ad esempio Pragelato, sede di diverse competizioni olimpiche, da quell’anno è diventato infatti il Comune dell’area metropolitana con la maggiore percentuale di popolazione straniera, quasi il 27% del totale delle persone residenti.

Attualmente quasi tutti i 312 comuni che costituiscono l’area metropolitana risultano interessati dal fenomeno; solamente in tre di questi non si rileva alcuna presenza straniera (Frassineto, Moncenisio e Ribordone), mentre in altri quattro è stata rilevata una sola unità (Balme, Ingria, Prali, Valprato Soana).

Tutti e sette sono comuni montani, che presentano una ridotta popolazione complessiva ed una collocazione periferica, in aree isolate e difficilmente raggiungibili sia dai collegamenti stradali sia

dai servizi di trasporto pubblico.

Escludendo Torino dall’analisi, la percentuale di popolazione straniera in relazione a quella complessiva si attesta al 6,18% (considerando invece il capoluogo, aumenta di 3,29 punti percentuale arrivando al 9.47%), per un totale di 84.173 persone (M. 39.083 F. 45.090).

Oltre alla già citata Pragelato (26,99%), i comuni dell’area metropolitana che registrano la percentuale più alta di persone straniere sono: Colleretto Castelnuovo 26,07%, Mercenasco 19,35% e Chiesanuova 17,37%.

Sebbene tutti questi comuni siano da tempo quelli con una maggiore percentuale di persone straniere nel proprio territorio, i dati mostrano un lieve calo rispetto all’anno precedente.

Si sottolinea come, in alcuni casi, la percentuale più alta di popolazione straniera è registrata in comuni con una popolazione totale inferiore a 5.000 o a 1.000 abitanti. Risulta evidente come, in queste situazione, sebbene il numero complessivo di persone straniere non sia molto elevato, ciò possa incidere significativamente in termini percentuali sul totale della popolazione.

Va ricordato come, per molti dei comuni considerati, l’arrivo di nuclei familiari di origine straniera è risultato vitale per il ricambio generazionale e il mantenimento di alcuni servizi pubblici, in particolare le scuole, che altrimenti sarebbero stati ridimensionati o accorpati con altri territori.

Comuni con popolazione superiore alle 10.000 unità

Per la maggior parte i comuni che compongono il territorio metropolitano sono di piccole dimensioni, collocati in aree montane, caratterizzate da grandi estensioni territoriali e scarsa densità abitativa. Infatti soltanto 32 comuni su 312 hanno un numero complessivo di residenti superiore alle 10.000 unità e si differenziano dal resto del territorio per le loro caratteristiche pressoché urbane e, laddove sono collocati in prossimità dei confini del territorio provinciale, rappresentano un importante riferimento per tutti i comuni limitrofi, perché sedi di servizi, scuole, attività economiche e commerciali.

In questi 32 comuni risiede il 57% della popolazione straniera che vive in provincia (escluso il capoluogo), il 23% di quella che risiede sull’intero territorio metropolitano, compreso il capoluogo.

La tabella sottostante riporta alcuni dati di dettaglio ed evidenza le diverse distribuzioni a partire dalla presenza, dato che rileva un’ ampia variabilità; infatti se consideriamo la percentuale media provinciale, 6,18%, alcuni di questi registrano valori decisamente superiori, altri invece inferiori.

I comuni con la percentuale maggiore di popolazione straniera sono Moncalieri (9,57%), Chieri (9,29%) Carmagnola (9,14%), Ivrea (8,95%).

Diversamente, i centri urbani con la percentuale più bassa sono Pianezza (3,07%), San Maurizio Canavese (3,50%) , Borgaro Torinese (3,87%).

Come già accennato la distribuzione sul territorio metropolitano è diversificata. L’area Sud-Ovest, rispetto a Torino, registra una maggiore presenza di popolazione straniera, mentre l’area Nord-Est, sempre rispetto al capoluogo, è quella numericamente meno coinvolta dal fenomeno migratorio da sempre.

Si tratta di distribuzioni determinate da diversi fattori tra i quali: la presenza di particolari tipologie di lavoro, la rete di trasporti pubblici, la presenza di comunità etniche già integrate nel contesto, ecc.

Per quanto riguarda il confronto con la precedente annualità, in questi comuni si registra un lieve incremento.

Esaminando la distribuzione di genere, le donne rappresentano mediamente il 54% della popolazione straniera complessiva, se invece consideriamo solo la popolazione autoctona, le donne sono circa il 51% dell’intera popolazione.

Negli altri Comuni

Nei comuni con popolazione inferiore alle 10.000 unità (280), vive il 17% dei cittadini e delle cittadine straniere presenti sul territorio metropolitano; la distribuzione appare territorialmente disomogenea e apparentemente casuale.

Nella fascia di comuni con popolazione compresa tra i 5.000 e i 9.999 (30), si rileva un’elevata presenza di stranieri a Cuorgné (12,55%), Luserna San Giovanni (11,59%), Castellamonte (10,84%), Carignano (8,86%). Diversamente, i comuni con un esiguo numero di persone straniere sono Mappano (2,43,%), La Loggia (2,78%) e Rosta (3,48%).

Nei comuni con popolazione residente compresa tra 1.000 e 4.999 (132) si ha una variabilità piuttosto elevata. In questo gruppo la percentuale più alta di cittadine e cittadini stranieri si riscontra a Campiglione Fenile (19,35%), Pancalieri (15,42%), Feletto (13,92%); mentre i valori più bassi si rilevano su Osasco (1,30%) e Val di Chy (1,44%) .

Infine, nei comuni con popolazione al di sotto delle 1.000 unità (117), troviamo una maggiore presenza straniera a Pragelato (26,99%), Colleretto Castelnuovo (26,07%), Chiesanuova (17,37%); nel gruppo sono circa 80 i comuni che hanno valori medi inferiori al dato provinciale.

Torino meno cosmopolita di Milano e Roma

Analizzando la distribuzione della popolazione straniera nell’intero territorio nazionale si osserva che circa un quarto di loro risiede in sole tre Città metropolitane: Roma (9,81%), Milano (9,27%) e Torino (4,15%).

La Città Metropolitana di Torino nel confronto registra poco meno della metà delle persone rilevate negli altri territori e si conferma la terza per numero di presenze in Italia.

Nelle altre Province e Città metropolitane si rilevano percentuali inferiori al 2,5%, dato costante da alcuni anni.

Le variazioni rispetto al 2022 sono infatti minime; tuttavia analizzando l’attrattività offerta dai territori è possibile osservare uno spostamento verso i territori di Messina e Bari, che hanno registrato un leggero aumento di presenze, a discapito di grandi metropoli come Milano e Roma, che hanno subito un lieve calo di presenze.

I Progetti di sviluppo e inclusione

Dopo l’entrata in vigore della L. n. 56/14, la Città metropolitana di Torino non ha più funzioni dirette e specifiche rivolte alla popolazione straniera, tuttavia la politica di sostegno allo sviluppo locale e di promozione delle pari opportunità per tutti e tutte, per rendere tutto il territorio maggiormente inclusivo, impone una particolare attenzione e cura verso le fasce di popolazioni più fragili e maggiormente bisognose di sostegno. Pertanto, in tutti i servizi e progetti che si pongono tale finalità, una particolare attenzione è rivolta ai cittadini e alle cittadine straniere.

La maggior parte di questi progetti e servizi sono realizzati grazie a risorse reperite attraverso i Progetti Europei6 che, per loro natura, permettono un grande rilancio sul territorio ed una intensa attività di rete con altri soggetti del territorio.

In tutte le programmazioni, anche il POR FSE ne è un esempio; vengono offerti servizi e azioni alla popolazione straniera, principalmente ai cittadini e alle cittadine che risiedono sul nostro territorio da tempo e che stanno diventando sempre di più parte integrante del nostro patrimonio economico, artistico e culturale.

Progettazione europea

La Città Metropolitana di Torino partecipa al Programma di Cooperazione transfrontaliera Italia- Francia INTERREG ALCOTRA con diversi Piani integrati territoriali PITER.

Il programma ha come obiettivo rendere il territorio già accessibile, più attrattivo per i nuovi residenti, per i turisti e per le attività produttive. A tal fine si sperimentano, in accordo con i diversi attori del territorio, progetti innovativi e integrati nella rete dei servizi già offerti, orientati a garantire sostenibilità e trasferibilità anche in altri contesti geografici, amministrativi e transfrontalieri.

Le sperimentazioni avviate sul territorio metropolitano si sviluppano in due diverse aree, entrambe confinanti con la Francia e caratterizzate per essere zone montane periferiche scarsamente collegate con il capoluogo, soggette a costante spopolamento, ma con un patrimonio culturale e naturalistico ricco, variegato e per questo oggetto di attenzione e valorizzazione.

Cuore Solidale

PITER CUORE DELLE ALPI, ha come obiettivo quello di migliorare l’accessibilità ai servizi nei territori montani e pedemontani ricreando legami di comunità. In particolare l’obiettivo è favorire lo sviluppo di servizi socio-sanitari per la lotta contro lo spopolamento delle aree montane e rurali.

L’ottica transfrontaliera permette di sperimentare e valutare buone pratiche di servizi sociali innovativi sostenibili e accessibili alle fasce fragili (giovani/minori, anziani, adulti in difficoltà economica o isolati, disabili, migranti).

Le aree coinvolte dalla progettazione europea sono: nelle Valli di Susa, del Sangone e nel Pinerolese.

Tra le azioni di maggiore rilevanza, lo sviluppo della tecnologia rivolta sopratutto alle fasce di popolazione più fragili e la sperimentazione dell’inserimento di una nuova figura sociale: l’operatore di borgata che lavora nelle aree più isolate per creare e promuovere inclusione, sviluppare rete di solidarietà e incrementare le risorse presenti al servizio della comunità locale.

SocialLAB

PITER GRAIES LAB, Generazioni Rurali Attive, Innovanti e Solidali, di cui fa parte il progetto SOCIALAB ha come obiettivo specifico promuovere i servizi sociali e sanitari per combattere lo spopolamento nelle zone montane e rurali.

Per SOCIALAB il territorio coinvolto è quello a cui fanno riferimento i 4 Consorzi socio assistenziali territoriali impegnati nel progetto: In.Re.Te di Ivrea, CISS38 di Cuorgné, CISSAC di Caluso e CIS di Cirié.

Il progetto sperimenta molte azioni rivolte alla fascia giovanile e alle famiglie per garantire una diffusione capillare di diversi servizi e interventi (consulenza familiare, mediazione dei conflitti, sostegno alla genitorialità, gruppi di confronto per famiglie) e sostenere lo sviluppo demografico e sociale del territorio.

La più innovativa delle sperimentazioni previste dal progetto riguarda l’inserimento di una nuova figura sociale: l’operatore di comunità che insieme ad altri operatori, ai Servizi Sociali e all’infermiere di famiglia e di comunità, cerca di portare risposte concrete ai bisogni sociali, coinvolgendo servizi e soggetti in un processo di auto mutuo aiuto.

Matilde

Migration Impact Assessment to Enhance Integration and Local Development In European Rural And Mountain Areas - Horizon 2020, Settore d'intervento: ricerca sugli effetti sociali ed economici della migrazione, nelle zone rurali e montane.

L’obiettivo del progetto, che si è concluso nel gennaio 2023, è stato migliorare la conoscenza relativa al potenziale di sviluppo sociale ed economico dei migranti nelle zone rurali e montane e comprendere meglio i meccanismi dei loro processi di integrazione socio-economica. Il suo partnenariato, ricco e variegato, ha permesso di esaminare l’impatto delle migrazioni sullo sviluppo locale e sulla coesione territoriale e confrontare le dinamiche presenti nei diversi Paesi.

Il contrasto alle discriminazioni

Il contrasto alle discriminazioni è diventato, dopo la trasformazione dell’Ente Provincia di Torino in Città metropolitana di Torino, una delle fondamentali competenze attribuite dalla L. n. 56/2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”.

Nel territorio piemontese tale competenza è stata successivamente rafforzata dall’approvazione della Legge Regionale del Piemonte n. 5/2016, “Norme di attuazione del divieto di ogni forma di discriminazione e della parità di trattamento nelle materie di competenza regionale” e dai successivi regolamenti attuativi. La Legge regionale sostiene lo sviluppo di una rete capillare di contrasto alle discriminazioni e assegna alle Province piemontesi e alla Città metropolitana di Torino la funzione di coordinamento di una tale rete provinciale/metropolitana.

La Città metropolitana ha fin da subito collaborato attivamente e, attraverso la sottoscrizione di un protocollo con la Regione Piemonte, ha istituito presso la propria sede il Nodo Metropolitano contro le discriminazioni7 che svolge le seguenti attività: prima accoglienza, orientamento e presa in carico delle vittime di discriminazione; costruzione e coordinamento della Rete territoriale contro le discriminazioni; monitoraggio del fenomeno delle discriminazioni attraverso la sua osservazione sul territorio; informazione, comunicazione e sensibilizzazione sulle tematiche antidiscriminatorie nel territorio di competenza, con la supervisione del centro.

Il Nodo metropolitano in questi anni ha lavorato per costruire una rete diffusa su tutto il territorio, per garantire la diffusione di una corretta informazione sull’argomento e creare punti di riferimento sul territorio dove il tema delle discriminazioni viene affrontato sia all’interno dell’ente/organizzazione, attraverso il coinvolgimento di tutto il personale, sia verso l’esterno in collaborazione con le altre organizzazioni del territorio.

L’interesse mostrato sul tema è stato elevato; infatti nel 2022 la Città metropolitana di Torino ha organizzato, in collaborazione con la Regione Piemonte e con IRES Piemonte, un nuovo corso di formazione della durata di 32 ore per operatori/trici antidiscriminazione dei Punti Informativi.

Attualmente i Punti Informativi attivi aderenti alla Rete sono 61 e collaborano con il Nodo metropolitano per sviluppare progetti e azioni che hanno come finalità l’emersione del fenomeno e il contrasto ad ogni forma di discriminazione.

Gli stranieri trovano lavoro?

Nel 2022 nella Città metropolitana di Torino sono state registrate complessivamente 410.904 assunzioni, di cui 334.194 hanno riguardato cittadine e cittadini italiani, mentre 76.710 sono relative a persone straniere, pari al 18,7% del totale.

Le assunzioni di cittadine e cittadini stranieri non comunitari sono state 51.594 (12,6%), mentre i cittadini comunitari sono stati coinvolti in 25.116 avviamenti, pari al 6,1%.

I dati sulle assunzioni sono tratti dal Sistema Informativo Lavoro del Piemonte (SILP), applicativo dedicato alla gestione delle attività amministrative dei Cpi che contiene al proprio interno il riversamento delle informazioni relative a tutti i movimenti occupazionali registrati nella regione, trasmesse attraverso il sistema delle comunicazioni obbligatorie (COB).

L’estrazione dei dati è stata realizzata considerando la sede dell’azienda/datore di lavoro che ha assunto nel 2022 una lavoratrice o un lavoratore, anche non domiciliati nel territorio provinciale.

Il 2022 è stato caratterizzato da un consolidamento della ripresa avviata nell’anno precedente a seguito della crisi pandemica, con un netto miglioramento di tutti gli indicatori occupazionali, sia per i cittadini italiani sia per i cittadini stranieri.

Complessivamente, nel 2022 si sono registrate 410.904 assunzioni: di queste, 76.710 sono riferite a persone straniere (18,7% del totale), di cui 51.594 riguardano cittadini non comunitari e 25.116 comunitari. Nel confronto con il 2021, si registrano oltre 48mila assunzioni in più, con un incremento pari al 13,3%. Questa tendenza ha riguardato in maniera particolarmente significativa le cittadine e i cittadini non comunitari, con 9.570 avviamenti in più rispetto all’anno precedente (+22,8%), con riferimento prevalentemente al genere maschile. L’incremento ha riguardato anche le assunzioni di cittadine e cittadini italiani, con 37.406 unità in più rispetto all’anno precedente (+12,6%), in modo più marcato per le assunzioni di donne (+17,7%) e, in forma più lieve, i comunitari, con un incremento di 1.398 avviamenti (+5,9%).

Come accennato, la decisa ripresa delle assunzioni nel 2022, in continuità con l’anno precedente, ha consentito di raggiungere e migliorare i livelli pre-pandemici: nel confronto con il 2019, in cui si erano registrate complessivamente 371.248 assunzioni, il saldo è positivo (+39.656 unità, con una variazione percentuale pari a +10,7%) e attribuibile agli avviamenti di cittadini e cittadine italiani e non comunitari. Infatti, analizzando le provenienze, le italiane e gli italiani vedono un incremento di 32.076 assunzioni tra il 2019 e il 2022 (da 302.118 a 334.194, pari a +10,6%); registrano un deciso incremento anche le assunzioni di cittadini non comunitari, che tra il 2019 e il 2021 passano da 40.028 a 51.594 (+28,9%), riprendendo così la tendenza positiva degli anni precedenti la crisi pandemica. Invece, i cittadini comunitari, nel periodo considerato, registrano un decremento del 6,1% (da 26.739 a 25.116), confermando una tendenza negativa già rilevata negli anni precedenti la pandemia.

Per maggior completezza, dall’edizione corrente dell’Osservatorio si prende in considerazione anche il dato delle cessazioni. Si segnala che il saldo fra assunzioni e cessazioni nella Città metropolitana di Torino nel 2022 rimane complessivamente positivo (+12.095), così come nell’anno precedente (+10.550). Il valore è positivo per i cittadini italiani, non comunitari e comunitari.

Se si considera la distribuzione degli avviamenti per bacino territoriale, nel 2022 tutti i Centri per l’impiego hanno recuperato i livelli precedenti la pandemia in termini di assunzioni di cittadini stranieri, registrando valori superiori sia rispetto all’anno precedente sia nel confronto con il 2019. Come sottolineato in precedenza, anche nell’analisi territoriale, l’incremento degli avviamenti è dovuto quasi esclusivamente a un aumento di assunzioni di cittadine e cittadini non comunitari, a differenza delle assunzioni di persone comunitarie che, al contrario, sono diminuite in quasi tutti i Centri per l’impiego della Città metropolitana di Torino.

La città di Torino, che continua a rappresentare oltre la metà delle assunzioni totali (56% nel 2022), registra un aumento del 19,6% di assunzioni di stranieri rispetto al 2021. Anche a Torino, l’incremento riguarda in particolare gli avviamenti di cittadini non comunitari (+24,8%), il cui livello supera i livelli precedenti la pandemia (+5.875 rispetto al 2019), mentre nel caso dei comunitari si ha un aumento nel confronto con il 2021 (+8,7%), con valori che tuttavia restano ancora inferiori al periodo pre-pandemico (-3,9%, con 512 assunzioni in meno rispetto al 2019).

Nei territori di competenza degli altri Cpi della provincia, la quasi totalità fa registrare un andamento positivo che interessa in particolar modo i cittadini non comunitari. Particolarmente significativi sono gli incrementi di assunzioni di cittadini stranieri registrati nei bacini dei Cpi di Cuorgnè (+26,3% rispetto al 2021), Chieri (23,9%), Susa (+21,7%), Moncalieri (+20,1%) e Venaria (+19,9%). L’unica eccezione è rappresentata dal Cpi di Orbassano, che rispetto al 2021 registra un decremento del 10,3% delle assunzioni di stranieri, sia comunitari sia non comunitari (rispettivamente -5,3% e -13,3%). 

In linea con gli anni precedenti, nel 2022 le nazionalità più rappresentative tra le assunzioni di cittadini non comunitari sono, nell’ordine, quelle marocchina, peruviana e nigeriana. Invece, per i cittadini comunitari si conferma la netta prevalenza di avviamenti di cittadini di nazionalità romena, che rappresentano il 90% delle assunzioni di cittadini UE e in aumento del 15,8% rispetto all’anno precedente.

Nel caso dei cittadini marocchini, si registra un incremento delle assunzioni pari al 4,3%, con valori superiori ai livelli del periodo pre-pandemico. Fra le altre principali nazionalità non comunitarie, si osserva un generale incremento degli avviamenti, con aumenti significativi per alcuni gruppi di provenienza: accanto all’incremento significativo delle assunzioni di cittadini e

cittadine ucraine (da 779 a 1.343 unità, pari a +72,4%), per ragioni legate al conflitto in corso, si segnalano le assunzioni di cittadini provenienti da Niger (+60,7%), Bangladesh (+68,3%), Pakistan (+65,8%) ed Egitto (+33,6%). Si evidenzia, rispetto all’anno precedente, una controtendenza degli avviamenti di cittadini cinesi: dopo il calo del 15% registrato nel 2021, tornano a crescere le assunzioni nel 2022 (+18,3% rispetto all’anno precedente), ma senza raggiungere i valori registrati nel 2019. Registrano, invece, una tendenza negativa per il secondo anno consecutivo gli avviamenti di cittadini moldavi (-2,8%).

Analizzando il genere, nel caso di cittadini comunitari si conferma una maggioranza di avviamenti di lavoratrici donne (57,6%), mentre nel caso dei non comunitari prevalgono gli avviamenti nei confronti di uomini, pari al 58,4% del totale, con valori che sfiorano la totalità per pachistani e bengalesi (98% di avviamenti maschili per entrambe le nazionalità), ma anche egiziani (92%), indiani (85%) e senegalesi (81%). Prevalgono, invece, gli avviamenti del genere femminile rispetto a quello maschile per le cittadine ucraine (75%), moldave, brasiliane e peruviane, con valori superiori al 60%.

Per quanto riguarda le suddivisioni per classi di età, si rileva che gli avviamenti di cittadini non comunitari interessano principalmente le fasce più giovani. Infatti, oltre il 60% degli avviamenti riguarda cittadini non comunitari con meno di 40 anni: il 32% del totale degli avviamenti riguarda giovani fino a 29 anni e il 29,5% nella fascia 30-39 anni, il 22,7% è riferita ai

quarantenni. Il 15,8% degli avviamenti è riferito a cittadini con almeno 50 anni d’età e riguarda principalmente cittadini marocchini (20,1%) e peruviani (27,2%), in crescita rispetto all’anno precedente a dimostrazione della stabilità della loro permanenza nel territorio metropolitano.

La distribuzione per età delle assunzioni di cittadini comunitari, invece, è maggiormente concentrata nelle fasce d’età oltre i 40 anni (54,2% del totale) e sono così ripartite: 22,4% di giovani under 30, 23,4% di cittadini tra 40 e 49 anni, il 26,6% di persone tra 40 e 49 anni e il 27,5% di almeno 50 anni.

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