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Coppia di imprenditori canavesani parte per il Vietnam per aiutare migliaia di bambini

Loro sono Furio Ceciliato ed Erica Aiello, e hanno parlato della loro esperienza lo scorso venerdì

Erica Aiello e Furio Ceciliato assieme a una delle bambine vietnamite

Erica Aiello e Furio Ceciliato assieme a una delle bambine vietnamite

"La mia convinzione? Che nel mondo ci sia ancora tanto da fare". Furio Ceciliato guardava il pubblico con gli occhi lucidi lo scorso venerdì in occasione dell'evento "Donne che cambiano il mondo", organizzato a Palazzo D'Oria. Assieme a lui (altrettanto emozionata) c'era la moglie Erica Aiello. I due stavano presentando l'attività che da tempo portano avanti assieme alla Fondazione Christina Noble.

I due coniugi sono infatti i fondatori e gli assi portanti della sezione italiana della fondazione, che dal 1989 si occupa di portare assistenza ai bambini di Vietnam e Mongolia. "Quest'ultimo Natale l'abbiamo festeggiato un po' in anticipo con la nostra famiglia - raccontava Furio venerdì scorso - perché poi abbiamo deciso di andare in Vietnam per organizzare un Christmas party assieme ai bambini del posto. C'erano duecento persone".

L'incontro con Christina Noble è avvenuto tanti anni fa, un po' per caso: "Anche se - ha raccontato Erica - il caso non esiste". Insomma, era destino: "Sono venuta a conoscenza di Christina Noble guardando il film che racconta la sua vicenda. Di lei mi ha colpito il fatto di aver trasformato il suo dolore in forza".

Christina Noble è infatti nata nell'Irlanda degli anni '40, un paese che usciva da una guerra civile conclusasi solo ventiquattro anni prima, col riconoscimento dello Stato Libero d'Irlanda e la concessione di ampi margini di autonomia da parte della Corona britannica.

Il Christmas party a Saigon

La piccola Christina cresce in povertà: la madre muore quando lei è ancora piccola e il papà è alcolizzato. Nel 1989, a 45 anni, decide di cambiare vita. Prende un bagaglio e le poche centinaia di dollari di cui dispone e parte per il Vietnam. Si trattava di un paese che versava in estrema povertà, riunificato solo tredici anni prima dopo decenni di lotta per l'indipendenza guidata dal leggendario leader socialista Ho Chi Minh.

Nel Vietnam di allora, racconta Christina nel suo libro "Il ponte sul mio dolore", capitava di incontrare bambini per strada che chiedevano l'elemosina e che venivano chiamati dai passanti col nome "polvere". Bambini invisibili, spesso sporchi e malati, magari vittime di tratta o di abusi sessuali.

Christina decide di aiutarli. "Prima di morire, la mamma di Christina le disse: 'Aiuta i tuoi fratelli'" ha raccontato Helenita Noble, figlia di Christina, venerdì a Cirié. Christina i suoi fratelli minori non li ha potuti aiutare, perché le vicende delal vita gliel'hanno impedito.

Ma quando ha visto quei bambini cenciosi e sporchi aggirarsi come fantasmi per le strade vietnamite, Christina s'è detta che doveva aiutarli anche per sua mamma, anche per quei suoi fratelli che non aveva potuto aiutare. Oggi la Christina Noble Foundation ha ricevuto numerosi premi, ha salvato dalla fame centinaia di migliaia di bambini ed è presente in tutto il mondo.



Anche in Italia, e la sede è proprio a Cirié, dove i coniugi lavorano e vivono: "Abbiamo incontrato Christina a Londra per la prima volta - ha raccontato venerdì Erica -. Quando ho incrociato il suo sguardo, ho avuto un presentimento". E il presentimento recitava così: io e te assieme faremo grandi cose.

Così è stato. Ad oggi Furio ed Erica raccolgono soldi per la fondazione promuovendo diverse iniziative: tra queste anche l'adozione "a vicinanza", con cui le persone possono adottare un bambino in Vietnam e seguirlo nel suo percorso di crescita con soli 35 euro al mese.

"Per noi non sono niente - ha detto Furio - ma in Vietnam possono raddoppiare il reddito che una persona percepisce". L'idea della fondazione è quella di spezzare il circolo della povertà, e spesso ci si riesce: "Capita che ci scrivano delle persone - racconta Furio - per chiederci di non ricevere più nulla".

L'approccio della fondazione alla solidarietà, peraltro, è definibile come "olistico" (parola di Helenita Noble): al bambino supportato dalla fondazione non vengono consegnati solo viveri e vestiti, ma gli vengono anche inegnate la musica e lo sport. Per crescere serve anche questo.

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