Cerca

Caluso

Anziani, deboli e soli, costretti a fare 40 chilometri in Canavese per la dialisi

Scontro in Regione sulla scelta di dimezzare le prestazioni del CAL

Caluso

Il percorso che devono fare gli anziani da Caluso a Castellamonte

C’è chi tira a destra e c’è chi tira a sinistra. C’è chi spinge da sotto e chi spinge da sopra. Il caso della dialisi di Caluso approda sui banchi del Consiglio regionale del Piemonte e la politica dà il peggio di sé. 

Un servizio che serve un bacino di migliaia di abitanti nel territorio del Canavese a partire dalla primavera 2023 viene drasticamente ridotto per ridurre le spese. 

Per intenderci, il Cal (Centro assistenza limitata) di Caluso ha drasticamente ridotto la sua attività durante l'emergenza Covid e poi, da giugno 2023, passando da 6 a 3 giorni di apertura, seguendo solo più 24 pazienti anziché 72.

Per tutto lo scorso anno si è giocato a "rimpiattino": rinviando settimana dopo settimana il ritorno del servizio a pieno regime decine di pazienti dell’Asl To 4 nel mentre sono stati costretti a percorrere chilometri e chilometri ogni volta per ricevere l’assistenza del caso spostandosi da Caluso a Castellamonte. 

Il servizio avrebbe dovuto tornare effettivo a partire dal 1 gennaio gennaio 2024. Questi erano almeno gli annunci che facevano dalla direzione generale dell’Asl To 4 e i politici del territorio. 

Il 1 gennaio 2024 però il servizio è rimasto uguale: dimezzato. Fino a data da destinarsi.

La scelta è stata giustificata dall’Asl To 4 con il fatto che il servizio offerto dal Cal di Caluso sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno della popolazione.

Non la pensa allo stesso modo il Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che alla fine del 2013 aveva lanciato l’allarme: “Il servizio dialisi di Caluso non tornerà più alle performance di prima. Anzi, dopo le elezioni regionali verrà chiuso”. Così denunciava Giuseppe Summa portavoce del Nursind territoriale. 

Giuseppe Summa sindacalista del Nursind

Le dichiarazioni del sindacalista hanno fatto saltare sulla sedia il direttore generale generale dell’Asl TO 4 Stefano Scarpetta che si è subito prodigato per smentire le parole del sindacalista sostenendo che il servizio dialisi viene comunque garantito, anche se in forma ridotta, perché questo è il fabbisogno della popolazione. 

L’ASL TO4 - sottolinea in una nota Scarpetta - ribadisce che, come sa l’amministrazione comunale con cui il confronto e la collaborazione sono costanti, non è in previsione alcuna chiusura del CAL di Caluso e che l’attività erogata con l’attuale personale è adeguata al fabbisogno. Inoltre, a testimonianza dell’attenzione alle esigenze del territorio, sempre a Caluso è prevista l’attivazione di una Casa della Comunità che potrà incrementare e completare l’erogazione dei servizi sanitari territoriali”.

Idem ha fatto ieri in Consiglio regionale, rispondendo ad una question time del consigliere regionale del PD Alberto Avetta, l’assessore regionale della Sanità Luigi Genesio Icardi. 

Luigi Genesio Icardi

L'Asl To4 nella comunicazione dell'8 gennaio ha ribadito che - sostiene Icardi -, come risulta da un confronto costante con il Comune, non è in previsione alcuna chiusura del Cal (Centro assistenza limitata) di Caluso (Torino) e l'attività erogata con l'attuale personale è adeguata al fabbisogno. Inoltre, a testimonianza dell'attenzione alle esigenze del territorio, sempre a Caluso è prevista l'attivazione di una casa di comunità, che potrà incrementare e completare l'erogazione dei servizi sanitari territoriali”. 

Tutti contenti? Macché. La replica di Avetta è una stilettata all’Asl TO 4 e alla Regione. 

Alberto Avetta consigliere regionale del Pd

"Ci fa piacere apprendere che il servizio dialisi a Caluso non chiuderà ma è evidente che la Regione non ha intenzione di riattivare a pieno regime il servizio. In questo modo il problema della carenza del personale viene scaricato sui pazienti e sulle loro famiglie - inforca Avetta -. Sostenere che per l'Asl il servizio è adeguato, vuol dire ignorare il fatto che il Canavese è grande e necessita di servizi capillari. Oggi, invece,- conclude Avetta - abbiamo pazienti molto anziani costretti ad andare fino a Castellamonte". 

Mentre la politica discute di un servizio così importante per la collettività, decine di cittadini anziani, malati, deboli, soli, sono costretti a trovare ogni settimana un modo per raggiungere Castellamonte da Caluso e ricevere le cure del caso. 

Ci chiediamo: è questo il compito della politica? Accrescere le problematiche dei cittadini, ancorché fragili, anziché risolverle?

A voi la risposta...

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori