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Il caso

Il deputato della Lega “scopre” solo ora il francoprovenzale (la legge lo riconosce da 25 anni): scoppia il finimondo

Che “scivolone” di Alessandro Giglio Vigna di Ivrea, bacchettato dall’Associazione di Studi e di Ricerche Francoprovenzali di Ronco Canavese

Alessandro Giglio Vigna

Alessandro Giglio Vigna, deputato della Lega

Esis

Il governo italiano ha scoperto l’esistenza della cultura francoprovenzale ed ha deciso di valorizzarla.

Siamo nel 1999? No, all’inizio del 2024 ma, a leggere le entusiastiche dichiarazioni dell’onorevole leghista Alessandro Giglio Vigna, sembra di tornare indietro di 25 anni. Nell’ordine del giorno da egli stesso proposto e che la maggioranza ha approvato si annuncia infatti che “il governo si impegna a intraprendere un percorso per istituire un fondo per la piena valorizzazione della lingua e della cultura Franco Provenzale”.

Non c’è ancora nulla di concreto e “il percorso sarà molto lungo” ma – proclama orgoglioso il deputato – “la cosa importante è che per la prima volta il Francoprovenzale entra nel Dibattito Nazionale”.

Chi poco o nulla sa delle minoranze linguistiche potrà gioire o rammaricarsi per questi propositi.

Chi invece conosce la tematica è saltato sulla sedia: non il governo, con un emendamento alla Finanziaria, ma il Parlamento con una legge apposita, regolamentò infatti la materia ben 25 anni fa, istituendo e finanziando quel fondo di cui ora si propone la creazione!

Il comitato è a Ronco Canavese 

Il comunicato stampa dell’onorevole Giglio Vigna sostiene che “La tutela della diversità linguistica e il mantenimento delle lingue minoritarie sono requisiti fondamentali per la tutela del patrimonio culturale del nostro paese nelle sua eterogeneità e nel legame con i territori. Con questo Ordine del Giorno vogliamo iniziare il cammino per dare completa attuazione, per quel che riguarda il Franco Provenzale, al dettato dell’art. 6 della Costituzione al fine di conservare e proiettare verso il futuro il patrimonio linguistico e culturale della minoranza in questione inseguendo i principi di pluralismo e tolleranza.

Evidentemente il deputato Giglio Vigna e l’intera maggioranza di governo non sanno che tale  tutela esiste già, che riguarda tutte le minoranze linguistiche del nostro Paese (non solo il francoprovenzale) e che ha consentito nel corso del tempo una pluralità di iniziative.

Di fronte al comunicato – emesso il 29 dicembre e passato inizialmente quasi inosservato è intervenuta con durezza l’EFFEPI (Associazione di Studi e di Ricerche Francoprovenzali) che ha sede a Ronco in frazione Molino.

Ha redatto a sua volta un comunicato, datato 3 gennaio 2024 e firmato dalla presidente Ornella De Paoli e dai Comitato per la tutela degli scopi statutari e dei diritti dell'associazione composto da Ettore Caffo, Stefano Cerato, Pietro Monteu Cotto, Bruno Tessa.

IL GOVERNO SCOPRE IL FRANCOPROVENZALE:
IL COMUNICATO DELL’EFFEPI

Questo il testo del comunicato emesso dall’EFFEPI:

Non si comprende bene il contenuto del recente comunicato stampa della Lega sul francoprovenzale. La nostra lingua è già riconosciuta ai sensi della legge 482 del 1999, che giàprevede appositi finanziamenti. Non è dunque la prima volta che in Parlamento si cita il patois delle nostre vallate, che fa già parte a pieno titolo delle lingue tutelate dall’articolo 6 della Costituzione e dunque non esiste alcuna primogenitura attraverso un semplice ordine del giorno. Semmai sarebbe stato più logico, in fase di Finanziaria, incrementare i finanziamenti della legge citata in premessa e questo non risulta essere stato fatto. Segnaliamo che nel succitato comunicato non vengono comprese nell'area francoprovenzale la media Val di Susa e la Val Sangone. Inoltre, la bandiera che compare nella foto allegata al comunicato non è il vessillo di tutta l'area francoprovenzale, bensì trattasi della bandiera creata dalla nostra associazione nel 1997 per rappresentare i gruppi francoprovenzali del Piemonte in occasione dei raduni dei 'patoisants'; il logo 'rosone a sei petali rosso e bianco' è il marchio regolarmente registrato della nostra associazione. L'utilizzo dei nostri emblemi che si ha modo di riscontrare in alcuni ambiti trova essenzialmente la sua causa in una spregiudicata appropriazione, a cui hanno fatto seguito diffide, ha generato confusione ed in alcuni casi danni di immagine alla nostra associazione, conosciuta nelle valli francoprovenzali del Piemonte a partire dal 1980 per l'opera di valorizzazione della lingua e della cultura francoprovenzale. Constatato l'uso improprio di logo e bandiera nel comunicato in oggetto, rendiamo noto che la nostra è un'associazione esclusivamente culturale ed apartitica e non ha niente a che vedere con l'iniziativa della Lega”.

Il Comitato per la tutela degli scopi statutari e dei diritti dell'associazione Ettore Caffo Stefano Cerato Pietro Monteu Cotto Bruno Tessa La Presidente Ornella De Paoli

 

 

 

 

 

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