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Inps
04 Gennaio 2024 - 22:22
Pensionati disperati a Ivrea
Disagio, frustrazione e incubo “finanziario”. La signora Elisa è a dir poco “furiosa”. Il marito di 67 anni, in pensione da alcuni mesi, ancora non ha ricevuto il becco di un quattrino.
“Dobbiamo pagare bollette e tasse, siamo in difficoltà. Lui passa dalla rabbia alla depressione profonda”.
Stesso discorso per Ginevra. Il marito è morto ed è in attesa della pensione di “reversibilità” da un mucchio di tempo.
“Non so più che cosa fare - ci dice - Devo pagare luce e gas. Sono in arretrato e spero che non mi stacchino tutto…”.
Quello delle pensioni è un tema delicato. Non solo perché si parla spesso di riforme per sgravare le casse dello Stato anche e soprattutto perché chi ne ha diritto fatica a riceverle.
Succede alla sede Inps di piazza Lamarmora a Ivrea, ma non è che a Torino si giri un altro film.
Ed è un clamoroso rallentamento nei tempi medi di liquidazione, cioè la distanza tra la decorrenza del diritto e l’accoglimento o respingimento della domanda.
A dirlo senza tema di smentita è il patronato della Uil di Ivrea
“Sto seguendo alcuni casi come segretario organizzativo - ci spiega Alberto Mancino - Siamo abbastanza disperati…”.
La verità? C’è che alla fine dello scorso anno, alcuni dipendenti sono andati in pensione, sono stati sostituiti solo in parte e i nuovi assunti devono ancora essere formati…. Ci sono grossissimi ritardi sulle pensione di vecchiaia…”.

Alberto Mancino, Uil
In numeri se ne sarebbero andati via in 5 su un totale di 8 in pianta organica e stando alla cronaca si starebbero liquidando oggi pensioni maturate tra maggio e giugno dello scorso anno.
Stesso gap con le reversibilità. A dicembre si sarebbero liquidate pratiche messe a punto a febbraio.
Problema nel problema (e se ne sarebbe fatto volentieri a meno) all’Inps di Ivrea son rimasti anche senza un direttore. Massimo Colonna infatti è andato in pensione e ci vuole un bando per sostituirlo.
Insomma se tutto andrà come tutti sperano che vada, ci vorranno non meno di 3/ 4 mesi. Nel frattempo quest’assenza che non fa che aggravare ulteriormente una situazione già precaria.
La domanda sorge spontanea: quanto ancora dovranno aspettare coloro che hanno contribuito per tutta una vita prima di ricevere ciò che spetta loro?
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