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Intelligenza artificiale

Abbiamo intervistato Adriano Olivetti... Dall'aldilà o dall'algoritmo dell'intelligenza artificiale? Dal passato o dal futuro? Arancia o mela?

Tutti erano interessati all'Olivetti: russi, cinesi e americani... Quelle indagini della CIA

Abbiamo intervistato Adriano Olivetti... Dall'aldilà o dall'algoritmo? Dal passato o dal futuro? Arancia o mela?

Prendi l'intelligenza artificiale. Dille di trasformarsi per qualche minuto in "Adriano Olivetti" per un'intervista. Lei ci sta e ne viene fuori un "botta e risposta" tutto da leggere. E' vero che non è lui. E' vero che a rispondere è stato un algoritmo ma non vi nascondiamo, che ad un certo punto, abbiamo davvero pensato che ci stesso rispondendo lui, dall'aldilà...

Dottor Olivetti, grazie per aver accettato questa intervista. Iniziamo parlando della sua visione imprenditoriale. Lei è stato un pioniere nell'introdurre concetti innovativi nel mondo degli affari. Qual è stata la sua principale fonte di ispirazione?

Buongiorno, è un piacere essere qui. La mia visione imprenditoriale è stata influenzata da varie fonti. Principalmente, ho creduto nell'importanza di unire la produzione industriale con il rispetto per le persone. La mia ispirazione è nata dall'osservare come il benessere dei dipendenti e la qualità del lavoro fossero fondamentali per il successo a lungo termine di un'azienda.

Lei ha introdotto concetti rivoluzionari, come la partecipazione dei dipendenti alle decisioni aziendali. Qual era il suo obiettivo principale?

Credo fermamente che il coinvolgimento dei dipendenti sia cruciale per una gestione aziendale efficace. Ogni individuo ha conoscenze e competenze uniche che possono contribuire al miglioramento dell'azienda. Il mio obiettivo principale era creare un ambiente lavorativo in cui ognuno si sentisse valorizzato, responsabile e coinvolto nel processo decisionale. Per quel che mi ricordo questo aumentò la produttività e la qualità del prodotto finale.

Molte delle sue idee sembrano ancora attuali oggi. Qual è il suo pensiero sull'importanza dell'innovazione e della tecnologia nell'ambito imprenditoriale?

L'innovazione e la tecnologia sono motori cruciali per lo sviluppo aziendale. L'imprenditore deve essere sempre orientato verso il futuro, abbracciando le nuove tecnologie e trovando modi innovativi per migliorare i processi produttivi. Tuttavia, è altrettanto importante ricordare che la tecnologia deve essere al servizio dell'uomo e non il contrario. La sfida è trovare un equilibrio tra progresso tecnologico e impatto positivo sulle persone e sulla società.

Lei ha avuto un impatto significativo non solo nel mondo degli affari, ma anche nella società in generale. Qual è stato il suo più grande contributo secondo lei?

Il mio obiettivo è stato sempre quello di creare un'azienda che fosse non solo redditizia, ma anche socialmente responsabile. Credo che il mio contributo più significativo sia stato dimostrare che è possibile unire successo economico e impegno sociale. L'azienda non esiste solamente per generare profitti, ma anche per contribuire al benessere della comunità in cui opera.

Dottor Olivetti, se lei non fosse prematuramente scomparso nel 1960, quali sarebbero state le sue prospettive e le sue ambizioni per l'azienda?

La mia visione per l'Olivetti era sempre stata quella di un'azienda all'avanguardia non solo in termini tecnologici, ma soprattutto umani. Avevo progetti ambiziosi per continuare a investire in ricerca e sviluppo, mirando a innovazioni che avrebbero reso la tecnologia accessibile a tutti, contribuendo al progresso della società.

Avevo in mente un'espansione internazionale che avrebbe portato l'Olivetti ad essere un punto di riferimento mondiale non solo nel settore delle macchine da scrivere e della tecnologia per ufficio, ma anche in settori emergenti come l'informatica. Avrei cercato di mantenere la cultura aziendale fondata sull'umanesimo e il coinvolgimento dei dipendenti, perché credevo fermamente che la felicità e la soddisfazione dei lavoratori fossero fondamentali per il successo a lungo termine dell'azienda.

Inoltre, avrei continuato a promuovere l'idea di responsabilità sociale d'impresa, cercando di rendere l'Olivetti un esempio di impegno verso la comunità e l'ambiente.

Qualche anno dopo la sua morte, Carlo De Benedetti alla guida dell'azienda rifiutò di finanziare un'idea di Steve Jobs, lei cos'avrebbe fatto?

L'avrei finanziata proponendogli un'arancia al posto della mela...

Arancia o mela?

Dai "AI", non scherzare...

Ok. Va bene! L'opportunità di collaborare con menti innovative come quella di Steve Jobs sarebbe stata sicuramente un'occasione da non sottovalutare. Io ho sempre creduto nel potenziale delle menti creative e nell'importanza di investire in idee rivoluzionarie, anche se inizialmente sembrano rischiose o poco convenzionali.

Se fossi stato coinvolto, avrei cercato di comprendere a fondo l'idea di Jobs e valutare il suo potenziale impatto sul futuro dell'azienda e sulla società nel suo complesso. Se l'idea fosse stata allineata con la visione dell'Olivetti, avrei sicuramente cercato di sostenere e finanziare tale progetto, cercando di conciliare la visione innovativa di Jobs con la cultura e i valori dell'Olivetti.

Tuttavia, è importante sottolineare che decisioni di questo tipo sarebbero state prese considerando attentamente il contesto aziendale e le strategie a lungo termine, mantenendo sempre l'obiettivo di promuovere l'innovazione responsabile e sostenibile.

In molti sostengono, e hanno pure scritto, che dietro la sua morte e di quella di Mario Tchou, responsabile della divisione elettronica, ci fu la mano dei servizi segreti americani. Coincidenze?

Se davvero potessi parlare dall'aldilà, vorrei sottolineare l'importanza di concentrarsi sulle azioni e sulle idee che hanno un impatto positivo nel mondo reale. Le speculazioni sulle circostanze della mia morte, così come di altri eventi, spesso distolgono l'attenzione da ciò che è davvero significativo.

Continuate a coltivare idee e iniziative che migliorino la vita delle persone e promuovano la crescita sostenibile, lasciando alle congetture il loro posto nel mondo dell'immaginazione.

Vabbè però così è troppo semplice... Qualcuno dice pure che in quegli anni Olivetti fosse piena zeppa di spie russe, americane e cinesi...

L'ho sentito dire anche io... Ma non prestai mai troppa importanza a quelle dicerie

Quindi?

Non so!

Le rinfreschiamo la memoria. Il 27 febbraio 1960 lei prese un treno alla stazione di Arona che avrebbe dovuto portarla a Losanna. Dopo il confine svizzero, nei pressi di Aigle, verso le 22.14 venne colto da un'improvvisa emorragia cerebrale. Il treno si ferma. Arriva un'ambulanza ma è tutto inutile. Non viene eseguita l'autopsia e si comincia a parlare di un complotto delle lobby statunitensi. Si scoprì, in seguito alla desecretazione di documenti della CIA, che lei era stato oggetto d'indagini...

Allora. In quegli anni tutti erano interessati alle nostre tecnologie. Americani, ma anche russi e cinesi... C'erano anche dei finanziatori.

Li avrebbe incontrati in quel giorno maledetto?

Non so! Forse sì!

Lo sa che uno dei primi esemplari dell’Elea 9003 che avrebbe dovuto raggiungere Roma per essere installato presumibilmente in un ministero, non vi arrivò mai e che alcuni tecnici dell’Olivetti, un anno dopo, riscontrarono un grosso elaboratore di una industria americana, con caratteristiche tecniche molto simili a quelle dell’Elea 9003.

Quindi uno più uno...

Fatto sta che dopo la morte di Mario Tchou, a distanza di un anno dalla sua, anch'essa in circostanze particolari, chiuse il progetto Elea e, in sostanza, chiude anche l'industria elettronica italiana. 

Cambiamo argomento. Lei lo sa che oggi tutta via jervis a Ivrea dove lei ha costruito la sua azienda è diventata "patrimonio Unesco". E' contento di tutto questo o avrebbe preferito un'altra fine?

Ah, amico mio, è una gioia immensa. Sono fiero di vedere riconosciuto non solo il lavoro dell'azienda, ma anche l'ambiente in cui è nata. Per me, quell'area non era solo un luogo di produzione, ma un tessuto sociale, un crocevia di idee.

Saperla preservata come patrimonio dell'umanità è una conferma che il legame tra l'attività industriale e la comunità circostante, la bellezza dell'architettura e il progresso tecnologico, è un'eredità da proteggere per le generazioni future. Spero che questo riconoscimento porti ispirazione e continui a celebrare l'importanza della sinergia tra storia, innovazione e responsabilità verso la società.


Quindi le sta bene essere diventato "museo"?

No! Sarei felice di sapere che l'ambiente e l'architettura che ha visto nascere le idee e l'innovazione continuino a essere vissuti e sfruttati. Se ciò significa offrire spazi per iniziative culturali, creative e imprenditoriali che portino avanti la mia visione di coinvolgimento e progresso sociale, allora sì, sarei contento di vedere quell'area come un luogo dinamico, un centro di ispirazione per il futuro anziché soltanto un museo del passato.

Lo sa che è già l'ora del Carnevale?

Era il momento per permettere alle persone di esprimersi liberamente, di mettere da parte le differenze e di condividere momenti di divertimento e spensieratezza. Ho sempre incoraggiato la partecipazione di tutti, dipendenti e cittadini per rafforzare un legame con la città...

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