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Giustizia

Quel debito del Comune che non si doveva fare: ecco cosa dicono i magistrati

Il testo della deliberazione della Corte dei Conti in merito al caso della piscina di Cirié

Quel debito del Comune che non si doveva fare: ecco cosa dicono i magistrati

Ne abbiamo già parlato la scorsa settimana: l'amministrazione comunale di Cirié è finita sotto l'occhio della giustizia contabile. La Corte dei Conti, infatti, ha sollevato dei dubbi sulle operazioni svolte dal Comune per risolvere il problema della gestione della piscina di Cirié.

Dopo il fallimento, nel 2021, della River Borgaro, la piscina è stata ripresa in mano dal Comune, che aveva firmato una fideiussione e che si era dunque posto a garanzia della River qualora questa non fosse stata in grado di pagare i propri debiti. Il Comune si è dunque dovuto far carico del debito che la River stava pagando per colmare l'investimento effettuato sull'immobile.

"In particolare - scrivono i magistrati - si evince che l’Associazione è stata dichiarata fallita il 25.08.20211 e che il Comune di Ciriè – dopo aver proposto istanza di ammissione allo stato passivo della procedura fallimentare dei crediti sorti dal pagamento, in luogo del debitore principale, di due rate semestrali del mutuo e, successivamente, dall’estinzione dell’intero debito residuo – ha visto ammettere solo i primi due crediti (per complessivi Euro 62.301,34) e non il terzo, di importo ben più significativo (Euro 396.351,40)".

In sostanza, la River non è riuscita a dare al Comune di Cirié quei quasi 400mila euro che sarebbero serviti a colmare l'intero debito, che la società sportiva aveva contratto nel 2006 e che stava regolarmente pagando. Ma il Comune di Cirié poteva prevedere questa evenienza? Ha messo in atto tutte le dovute precauzioni per tutelarsi in caso di fallimento della River?

Per la corte dei conti no. L'amministrazione riteneva infatti 
"trascurabile il rischio di inadempimento del debitore garantito. Non risultava, infatti, che si fossero verificati inadempimenti o ritardi nei pagamenti del mutuo contratto dall’Associazione Uisp River Borgaro".

Il sindaco Loredana Devietti

Per l'amministrazione ciriacese anche "l'escussione della garanzia per le due rate semestrali relative al 2020 non costituiva un 'segnale di allarme', in quanto spiegabile come conseguenza delle misure emergenziali che avevano costretto alla chiusura generalizzata degli impianti sportivi".

Ad ogni modo, la normativa citata dai magistrati contabili parla chiaro: "Nel rispetto del principio della prudenza, si ritiene opportuno che nell’esercizio in cui è concessa la garanzia, l’ente effettui un accantonamento fra le spese correnti fra i fondi di riserva e altri accantonamenti. Tale accantonamento consente di destinare una quota del risultato di amministrazione a copertura dell’eventuale onere a carico dell’ente in caso di escussione del credito garantito”

Insomma, l'ente doveva tutelarsi accantonando dei fondi per fare fronte all'eventuale fallimento della società. Anche se la società non sembra avere problemi economici di alcun tipo.

"Deve quindi essere censurata - proseguono i magistrati contabili - la scelta dell’Amministrazione di non considerare la capacità dell’ente di far fronte all’escussione della garanzia con le risorse ordinariamente disponibili e di valutare soltanto, al fine degli eventuali accantonamenti, la probabilità di insolvenza del debitore garantito.

Va infatti evidenziato che, pur in assenza di specifici obblighi in tal senso, dopo l’escussione della garanzia per la prima delle rate scadute nel 2020 vi sarebbe stato la possibilità, nell’ambito della programmazione pluriennale e del bilancio preventivo 2021, di predisporre accantonamenti, anche solo parziali, a fronte del rischio di insolvenza dell’Associazione.

Il comune si è indebitato per salvare la piscina

La presenza di tali accantonamenti avrebbe potuto scongiurare la scelta di fare ricorso all’indebitamento per far fronte alle obbligazioni nascenti dalla fideiussione". E invece il Comune ha scelto di indebitarsi con l'Istituto del Credito Sportivo, anche se l'ha fatto beneficiando di un tasso di interesse vantaggioso.

Il mutuo aveva durata di 15 anni, a decorrere dal 2022. Gli interessi erano poca roba: lo 0,74%, in tutto 23mila euro in 15 anni, "e risultano pertanto inferiori agli oneri da sostenere in caso di subentro nel finanziamento precedente, che prevedeva un tasso di interesse corrispettivo del 4,25%". 

L'operazione, vista da questa prospettiva, sembra buona, eppure per la Corte dei Conti si poteva ricorrere ad altri metodi. Il Comune di Cirié, nel 2021, aveva infatti ben 1.565.074,59 di avanzo di amministrazione e un saldo di cassa di Euro 5.781.451,39. E quindi perché non ha provveduto a pagare di tasca propria quei 400mila euro se i soldi ce li aveva tutti?

Il Comune di Cirié ha risposto qualche mese fa che di quei soldi non possedeva una “una disponibilità libera e incondizionata” e ha "richiamato - si legge nella deliberazione della Corte dei Conti - le rilevanti incertezze derivanti dall’emergenza pandemica allora in corso, che incideva sulla gestione del bilancio in termini di minori entrate e di spese non prevedibili".

L’avanzo disponibile dell’esercizio 2020 è stato quindi impiegato, secondo quanto dichiarato dall’Amministrazione, per interventi ritenuti prioritari, anche per ragioni di sicurezza e incolumità pubblica.

In particolare, gli interventi realizzati sono stati la riqualificazione di una via del centro storico, gli interventi straordinari sulle alberate per garantire la sicurezza stradale, la messa in sicurezza degli accessi allo stabilimento dismesso “ex Ipca”, l'installazione di una piattaforma in corrispondenza di un incrocio viario, per garantire la sicurezza e l’incolumità pubblica e la realizzazione di un parcheggio.

Per la Corte questo ragionamento può avere un senso: il Comune usa i soldi che ha per fare le opere necessarie al paese, e per colmare il debito che era della River accende un finanziamento a un tasso super agevolato. Epperò la normativa direbbe una cosa diversa.

"La possibilità di ricorrere all’indebitamento per gli enti territoriali è limitata, sotto il profilo finalistico, al finanziamento delle spese di investimento" dicono i magistrati contabili. Lo dice anche l'articolo 119 della Costituzione Italiana: gli enti locali possono indebitarsi solo se i debiti contratti favoriscono lo sviluppo del territorio.

E per "investimento" la legge intende la “costruzione, la demolizione, la ristrutturazione, il recupero e la manutenzione straordinaria di opere ed impianti”.

"Nel caso di specie - osserva la Corte - è quasi superfluo osservare che le risorse derivanti dal contratto di finanziamento non sono state utilizzate per realizzare gli interventi sull’impianto sportivo, conclusi nel 2008, più di dieci anni prima della stipula del contratto di mutuo da parte del Comune".

inoltre, la Legge specifica come il ricorso all'indebitamento sia necessario solo se serve a ridurre i debiti che il Comune ha verso altri enti. "Orbene - scrive la Corte - non vi è dubbio, nel caso di specie, che il finanziamento contratto con l’ICS comporti oneri finanziari aggiuntivi e pertanto nuovo e maggiore indebitamento".

Neanche l'aver rinegoziato il debito da parte del Comune, stipulandone uno a tasso vantaggioso, costituirebbe secondo i magistrati un'operazione sufficiente a far quadrare i conti

La Corte quindi ha accertato "la violazione del divieto di ricorso all’indebitamento per finanziare spese diverse da quelle di investimento". Il Comune ora dovrà fornire entro il 7 febbraio una relazione per esporre la propria visione dei fatti. Per intanto, il documento è stato trasmesso alla Procura della Corte dei Conti.

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