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Il 2023 in Canavese
29 Dicembre 2023 - 17:55
I due protagonisti assoluti del 2023 rivarolese: Fabrizio Bertot e Alberto Rostagno
Difficile designare una "person of the year" a Rivarolo. Un po' perché La Voce non è il Time, un po' perché non sapremmo chi scegliere tra due pesi massimi della politica cittadina. Uno sarebbe Fabrizio Bertot. L'ex sindaco quest'anno ha regalato perle (alcune alte, altre bassissime) che talvolta sono rimbalzate pure nelle cronache regionali.
L'altra sarebbe Alberto Rostagno. L'austero capo politico del centrosinistra e sindaco della città non ne combina una ogni settimana come quell'altro, ma si è ritrovato, talvolta suo malgrado, coinvolto in vicende che hanno cambiato il volto del territorio.
Insomma, di Rivarolo s'è parlato tantissimo anche quest'anno, e anche fuori dai confini canavesani. A dire il vero, per questa piccola cittadina di 12mila abitanti che aspira a fare da capitale del Canavese non si trattarebbe neanche della prima volta in cui finisce sulla bocca di tutti.
Dal 2012, anno del commissariamento per mafia, quando il sindaco era ancora Bertot, fino al 2023 Rivarolo è stata al centro di alcuni casi che resteranno impressi (in positivo e in negativo) nella "piccola storia" canavesana.
E così noi, non risucendo proprio a deciderci, abbiamo pensato di fare un bilancio di quest'anno usando una chiave di lettura diversa. Non le persone, ma gli eventi più importanti. Dalla morte dell'ex segretario comunale Antonino Battaglia, condannato nel contesto dell'operazione Minotauro, al "caso" Santissima Annunziata.
Dal ritorno a bomba del centrodestra di Bertot per le elezioni del prossimo anno alla sparata pirandelliana (un altro modo per dire "folle") dell'ex sindaco su porno e politica. Insomma, vi chiediamo di fermarvi con noi qualche minuto per ripercorrere un 2023 veramente fuori dal comune. Almeno per Rivarolo. E ne approfittiamo per farvi gli auguri di un buon 2024.
Gli ultimi giorni del 2022 erano stati impegnatissimi per il centrosinistra al governo della Città. Da una parte Rostagno & co. avevano dovuto affrontare le critiche accese delle opposizioni su... qualsiasi cosa. A partire dalla condanna penale per la morte dell'operaio Guido Zabena nel sottopasso tra Rivarolo e Feletto.
Dall'altra, anche una parte della società civile era scesa in piazza a protestare.Parliamo dei commercianti ambulanti, che la vigilia di Natale avevano occupato per qualche ora via Ivrea chiedendo il rientro del mercato nel centro cittadino, dopo che i banchi erano stati spostati su corso Meaglia in seguito alla pandemia da covid 19.
Intanto, il nuovo McDonald's di corso Torino apriva le porte.
L'apertura del punto vendita del colosso statunitense aveva creato qualche problema di viabilità: "La configurazione attualmente modificata della viabilità da parte delle ditte interessate - aveva scritto il Comitato Mobilità e sviluppo - alla realizzazione degli accessi/uscite del fast food non pare idonea a sostenere l'ingente traffico di clientela".
Due giorni dopo, nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, era morto Antonino Battaglia. Battaglia era segretario comunale quando, nel 2011, venne arrestato nell'ambito dell'operazione Minotauro, la maxi-indagine sulla 'ndrangheta in Canavese che aveva scoperto l'influenza dei clan sulla politica locale.
Battaglia venne condannato a un anno e quattro mesi di carcere per illecito elettorale, senza l'aggravante mafiosa. La sua morte aveva scatenato un'ondata di commozione nella politica cittadina. Dal sindaco Rostagno, che l'aveva assistito negli ultimi giorni in qualità di suo medico di base, a Fabrizio Bertot.

Antonino Battaglia
Bertot era sindaco quando Battaglia fu arrestato e il Municipio di Rivarolo sciolto per presunte infiltrazioni della 'ndrangheta. "La giustizia - ci aveva detto l'ex sindaco - gli ha riconosciuto l'estraneità più totale a ogni fenomeno malavitoso. Credo abbiano fatto male i vostri atteggiamenti come organi di stampa. Eravate consapevoli del fatto che gli schizzi di fango si vedono di più sulle camicie pulite".
"Secondo me - ci aveva detto invece l'ex sindaco Edo Gaetano, a guida dell'amministrazione prima di Bertot - è l'unico che ha pagato in quella vicenda disperata e brutta. Ad ogni modo, so che finché era segretario col sottoscritto una cosa del genere non sarebbe capitata".
"Il 12 gennaio u.s. ho firmato il decreto di revoca di nomina ad assessore della Città di Rivarolo Canavese dell’Architetto Lara Schialvino. Il provvedimento comporta, di conseguenza, anche la revoca di tutte le deleghe attribuite all'Architetto Schialvino".
Con queste poche righe il sindaco Alberto Rostagno faceva cominciare il comunicato con cui annunciava la "cacciata" dell'assessore Lara Schialvino dall'esecutivo. Sulla decisione pesavano le divergenze di vedute manifestate dall'assessore in alcune riunioni di Giunta. Per qualcuno, dall'opposizione, il motivo della cacciata era semplicemente che Schialvino era l'unica non tesserata né vicina al Partito Democratico.

Lara Schialvino
Schialvino aveva guidato per diversi anni la campagna del comune per accaparrarsi quanti più fondi possibili del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.
"Tarabella è capace di stare in giudizio e, all’epoca dei fatti, era quantomeno capace di intendere e volere". Con queste parole il gup del tribunale di Ivrea Antonio Borretta, sulla scorta della perizia effettuata della dottoressa Patrizia De Rosa, mandava a processo l'85enne Renzo Tarabella, accusato di aver ucciso la moglie, il figlio e i due vicini di casa a colpi di pistola.
L'85enne era stato ritenuto a più riprese incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenere un processo. Dopo diverse udienze, il parere era stato ribaltato. Un triste caso di cronaca ormai noto a livello nazionale come "strage di Rivarolo". Il processo è ancora in corso.

Renzo Tarabella
Noi l'avevamo chiamata una proposta di matrimonio, e avevamo corredato l'articolo con tanto di immagine. Non trovavamo altri modi per chiamare quella che Paolo Frijia, segretario rivarolese della Lega, aveva fatto a Fabrizio Bertot. Il 13 marzo, infatti, Lega, FI e FdI avevano siglato l'accordo per dare vita alle cosiddette "Officine Rivarolo".
Un gruppo di lavoro che le tre forze politiche cittadine avrebbero usato per costruire una lista unitaria in vista delle elezioni amministrative del 2024. Il "matrimonio" tra la Lega e il resto del centrodestra arrivava dopo dieci anni di separazione. Ma si sa, in amore si può pure tornare indietro...
"Il centro città tornerà ad ospitare il mercato ambulante". La notizia era stata annunciata dall'assessore al Commercio, Helen Ghirmu, dopo quasi due anni di tensioni, promesse non mantenute e proteste da parte degli operatori del settore, che si erano visti spostare i banchi dal centro alla periferia della città dopo il covid, e che aspettavano di poter rientrare dopo aver risolto alcuni problemi di sicurezza sollevati dai Vigili del Fuoco.
La ripresa dell'attività dei venditori ambulanti in centro, avvenuta lo scorso ottobre, è stata vincolata al rispetto di un nuovo piano dettagliato che era stato presentato alle rappresentanze dei commercianti. Il calo di fatturato in questi tre anni è stato ingente, ma la storia, possiamo dirlo, si è quantomeno conclusa con un lietofine.

La proposta di matrimonio dell'anno, altro che i Ferragnez
Scoppia il caso degli insegnanti senza titoli alla scuola Santissima Annunziata. Lo solleva La Voce e la questione raggiunge persino i banchi del consiglio comunale. Alcuni insegnanti della scuola rivarolese non avrebbero i titoli per insegnare alla scuola materna dell'Istituto.
"Per amore di trasparenza - ci avevano risposto dalla scuola - le confermiamo che sussiste nel nostro corpo insegnante qualche eccezione al possesso dei titoli di abilitazione per il ruolo: si tratta di persone che stanno ancora completando il loro percorso di formazione, e che prestano servizio come avviene anche in molte scuole statali".
Ma dunque è tutto normale o no? Quella della Santissima Annunziata è un'eccezione isolata o è una questione di carenza di organico che riguarda tutte le scuole? E quanti e quali sono questi insegnanti senza titoli? La scuola riceve un contributo comunale e un contributo regionale annuo, e per questo il nostro giornale e le minoranze consiliari hanno chiesto di vederci chiaro.
Richiesta ancora rimasta senza risposta. Che il 2024 porti buon auspicio?
Questo è un fesso, è un medico di base su cui stiamo indagando rispetto ai suoi affari e ai suoi interessi". È l'inizio dello sproloquio che Alessandro Meluzzi, di professione psichiatra ma conosciuto per le sue opinioni strampalate su vaccini e complotti, aveva "dedicato" al sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno nel corso della trasmissione online "100 giorni da leoni".
Al centro del j'accuse di Meluzzi la decisione di Rostagno di impedire l'affissione di un manifesto dai toni complottistici contro l'Organizzazione Mondiale della Sanità su uno degli spazi comunali adibiti. Rostagno, di professione medico di base, si era "appoggiato" nella sua decisione alla normativa che gli consente di decidere cosa può andare e cosa no sugli spazi comunali.

Meluzzi se l'era presa con Rostagno
Per l'ira di Meluzzi e degli altri.
S'erano radunati tutti assieme. Erano circa cinquanta. I sindaci dell'Alto Canavese avevano fatto massa critica di fronte a Palazzo Lascaris a Torino per chiedere alla Regione di prendersi le proprie responsabilità sulla collocazione del nuovo ospedale del Canavese: area Ribes o area Montefibre?
La prima era caldeggiata dai sindaci canavesani, la seconda dagli eporediesi. A capeggiare il primo gruppo c'era proprio lui, Alberto Rostagno. Dopo una serie di tira e molla, alla fine, la cosa è andata a finire nel peggiore dei modi: la Regione aveva chiesto all'assemblea dei sindaci di decidere il sito del nuovo ospedale, e l'assemblea dei sindaci aveva deciso per Montefibre. Con tanto di urla e litigi alla fine della seduta.
L'avevano confermato da poco alla guida di Fratelli d'Italia nell'area metropolitana torinese. Per festeggiare, Fabrizio Bertot se n'è uscito lo scorso lunedì in consiglio comunale a Rivarolo con un'altra delle sue: "Sei utile come i dialoghi in un film porno" aveva detto al sindaco Alberto Rostagno con la perspicacia e l'expertise di chi si intende della materia.

I sindaci canavesano davanti a Palazzo Lascaris
"Gentile, grazie" aveva risposto il primo cittadino interrompendo qualche minuto di gelo in sala consiliare. Difficile pensare a una coppia di rivali politici più azzeccata nella storia della politica locale. Uno esplosivo, politicamente scorretto, dallo stile comunicativo berlusconiano. L'altro così british, di poche parole, dal linguaggio impostato e quasi "primorepubblicano".
Un invito a cena manda di traverso il pasto a tutto il centrodestra rivarolese. "Contro di me - aveva detto Giovanni Crosetto a La Voce - atti intimidatori e mafiosi, mi aspetto condanna immediata dai vertici di Forza Italia". Ce l'aveva con Aldo Raimondo, reo di averlo respinto a una cena per festeggiare la Virgo Fidelis.
Raimondo aveva negato tutto: nessun respingimento, solo un maliteso. Crosetto, consigliere comunale a Torino in quota FdI, se l'era presa comunque: la battaglia per le elezioni regionali del prossimo anno, insomma, sarà più calda che mai...
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